Le prestazioni di servizi con l'estero vanno fatturate dal professionista | Ingegneri.info

Le prestazioni di servizi con l’estero vanno fatturate dal professionista

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Si ricorda che a decorrere dal 1° gennaio 2013, ad opera della Legge di Stabilità 2013, sono state ridefinite le modalità di compilazione e di emissione della fattura. Sul punto si segnala che l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 12/E del 3 maggio 2013 ha fornito importanti chiarimenti in merito alla portata della nuova fattura.

Ciò posto, per i professionisti si segnala che dal 1° gennaio 2013 è ampliato l’obbligo di emissione della fattura per le operazioni territorialmente non rilevanti ai fini IVA, limitato fino al 31 dicembre 2012, alle sole prestazioni di servizi di cui all’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/1972, rese nei confronti di committenti stabiliti in un altro Stato membro della UE. Ne consegue che dal 1° gennaio 2013 sono oggetto di fatturazione anche le cessioni di beni e le prestazioni non territoriali ai sensi degli artt. da 7 a 7-septies del DPR n. 633/1972 effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in un altro Stato della UE ovvero nei confronti di soggetti extra UE.

NB: nelle ipotesi sopra individuate, la fattura dovrà riportare la dicitura “inversione contabile” quando il cessionario/committente è stabilito nell’UE, ovvero se extra UE la dicitura “operazione non soggetta”.

Per la mancata emissione di tali fatture, ancorché fuori dal campo di applicazione dell’IVA, l’Agenzia con la Circolare n. 12/E/2013 ha precisato che “chi viola obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni non imponibili o esenti è punito con sanzione amministrativa compresa tra il cinque ed il dieci per cento dei corrispettivi non documentati o non registrati. Tuttavia, quando la violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito si applica la sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire quattro milioni”.

Inoltre, dal 1° gennaio 2013 anche le prestazioni prive del presupposto della territorialità, ma soggette all’obbligo di fatturazione, concorrono alla realizzazione del volume d’affari. In applicazione delle modifiche in tema di fatturazione, nel volume di affari complessivo dei professionisti, che per le rispettive Casse costituisce la base di calcolo del contributo integrativo, rientrano anche le parcelle emesse a soggetti stabiliti in altro Stato UE o extra UE, indipendentemente dalla effettiva indicazione del contributo integrativo e/o dalla sua effettiva riscossione. Per tale ragione, gli stessi dovranno applicare in fattura il contributo integrativo, di norma pari al 4% dell’imponibile (avendo poi ripercussioni sotto il profilo competitivo, in quanto i clienti esteri “dovranno pagare” un 4% in più).

NB: di fatto tali operazioni “non soggette” ad IVA per carenza del requisito territoriale hanno l’effetto di aumentare il volume d’affari dei contribuenti che effettuano tali operazioni con riflessi:

§  sul diritto di accesso al rimborso IVA;

§  sull’accesso al regime contabile semplificato.

Così come disposto a livello normativo, l’aumento del volume d’affari non incide sul plafond degli esportatori abituali.

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