Ddl Stabilità 2016, come cambiano regime dei minimi e regime forfetario? | Ingegneri.info

Ddl Stabilità 2016, come cambiano regime dei minimi e regime forfetario?

L'esperto di fisco fa il punto sulle modifiche in atto al regime dei minimi previste dal testo in discussione della Legge di Stabilità 2016

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Il DDL Stabilità 2016 (nella versione ad oggi disponibile), tra le altre novità, prevede, con effetto 1° gennaio 2016, delle modifiche al regime forfetario introdotto dal 2015 ad opera della Legge n. 190/2014. Inoltre, viene stabilito che sempre a decorrere dal 1° gennaio 2016 verrà abrogato il regime dei minimi (di cui all’art. 27 del DL n. 98/2011) rimanendo in vita unicamente il regime forfetario.

In tema di minimi il Milleproroghe (legge 27 febbraio 2015, n. 11) ha esteso per tutto il 2015 (quindi, l’opzione potrà essere effettuata, come termine ultimo, entro il 30 gennaio 2016) la possibilità di aderire al regime dei minimi disciplinato dagli artt. 27, commi 1 e 2 del DL 6 luglio 2011, n. 98. Inoltre, i soggetti che sono “minimi” al 31 dicembre 2015 potranno continuare a fruire del regime di vantaggio fino alla sua naturale scadenza 5 anni ovvero limite più ampio fino al 35° anno di età.

Le novità del regime forfetario
Il DDL Stabilità 2016, con effetto 2016, ha apportato, al regime forfetario, le seguenti novità:
• aumento di Euro 10.000 euro del limite di ricavi/compensi per l’accesso/permanenza al regime forfetario per tutte le attività; con riferimento, invece, alle categorie professionali tale limite dovrebbe passare dagli attuali 15.000 a 30.000 Euro (infatti, è stato modificato l’allegato n. 4 annesso alla legge 23 dicembre 2014, n. 190 – si veda tabella che segue);
• possibilità di accesso al regime per i lavoratori dipendenti e pensionati che abbiano percepito un reddito da lavoro dipendente e assimilato non superiore a 30.000 Euro nell’anno precedente. Nella versione precedente era previsto che potevano accedere al regime in esame i soggetti che avevano conseguito redditi di impresa, arte o professione prevalenti rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro dipendente ed assimilati; la verifica di tale prevalenza (che doveva essere effettuata sull’anno precedente l’accesso, oppure su quello appena trascorso per la permanenza nel regime) non era comunque necessaria se: il rapporto di lavoro era cessato; oppure la somma dei redditi d’impresa, di arte o professione e di lavoro dipendente o assimilato non eccedeva i 20.000 Euro
• riduzione dell’aliquota d’imposta dal 15% al 5% per i primi cinque anni, in caso di avvio di una nuova attività. Di fatto è stata riprodotta la medesima disciplina fiscale riservata al regime dei minimi. In tal caso però, l’imposta del 5%, tornerà applicabile per i primi 5 anni e non si potrà beneficiare dell’ulteriore “proroga” al 35° anno di età. Sarà, naturalmente, possibile continuare a fruire del regime forfetario anche trascorsi i 5 anni di inizio attività, tornando applicabile in tal caso l’imposta al 15%;
• modifica dell’agevolazione contributiva. Più nel dettaglio dovrebbe essere modificata (previa verifica con l’INPS) prevedendo, in luogo dell’esonero dal minimale contributivo, una riduzione pari al 35% della contribuzione (ordinaria) INPS dovuta ai fini previdenziali, fermo restando il meccanismo di accredito contributivo secondo le regole della Gestione Separata.

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