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Omaggi di beni a clienti o fornitori: aspetti fiscali

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L’art. 2, comma 2, punto 4), del DPR 633/1972 evidenzia una particolare disciplina per le cessioni gratuite di beni. La disposizione prevede che le cessioni «senza corrispettivo» (o gratuite) di beni effettuate dai soggetti esercenti attività d’impresa sono imponibili. Ciò allo scopo di evitare che i beni stessi, ancorché a titolo gratuito, giungano detassati al consumo e siano, quindi, in condizioni di disequilibrio concorrenziale rispetto agli altri beni similari.

Attenzione: in ordine alle modalità di assolvimento dell’obbligo di versamento dell’imposta sul valore aggiunto da parte del cedente, in assenza di rivalsa è consentita l’adozione di tre procedure alternative:

a)         fatturazione ordinaria;

b)         annotazione sul registro omaggi;

c)          autofattura.

Una delle possibilità è perciò rappresentata dall’emissione di un’autofattura, vale a dire:

–           un documento emesso nei confronti di se stessi, ma contenente tutti gli altri elementi previsti per la fattura ordinaria dall’art. 21 del DPR 633/1972;

–           da emettere (in alternativa) in unico esemplare per ciascuna cessione, ovvero globale mensile per tutte le cessioni gratuite effettuate nel mese;

–           da numerare secondo la numerazione propria delle fatture di vendita e annotare nel registro delle fatture emesse di cui all’art. 23, DPR 633/1972 (il relativo ammontare imponibile deve essere inserito nel volume d’affari IVA).

Sempre il medesimo punto 4) del comma 2 dell’art. 2 del DPR 633/1972 stabilisce che sono escluse dall’IVA le cessioni gratuite di beni per i quali, all’atto dell’acquisto, non è stata operata la detrazione dell’imposta ai sensi dell’art. 19 del DPR 633/1972 e quelle dei beni, la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività propria dell’impresa, di costo o valore unitario non superiore a euro 25,82.

Con circolare n. 188/E del 16 luglio 1998 è stato precisato che: «Gli acquisti di beni destinati ad essere ceduti gratuitamente, la cui produzione o il cui commercio, non rientrano nell’attività propria dell’impresa, costituiscono sempre spese di rappresentanza con conseguente indetraibilità dell’ imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’art. 19-bis1, del DPR n. 633/1972, a prescindere dal loro valore unitario e dal loro costo. Ne consegue che la successiva cessione gratuita costituisce operazione non rilevante ai fini dell’Iva ai sensi dell’art. 2, comma 2, n. 4). Viceversa, gli acquisti di beni destinati ad essere ceduti gratuitamente, la cui produzione o il cui commercio rientra nell’attività propria dell’impresa, non costituiscono spese di rappresentanza e le relative cessioni gratuite devono essere assoggettate ad imposta ai sensi dell’art. 2, comma 2, n. 4), del DPR n. 633 del 1972».

Attenzione: alla luce di tale interpretazione, le cessioni gratuite e gli omaggi a terzi (clienti e fornitori) di beni non prodotti e non commercializzati dall’impresa sono esclusi da IVA, a prescindere dal valore o costo degli stessi.

Gli omaggi fatti da artisti e professionisti

La previsione normativa di cui all’art. 2, comma 1, n. 4, prima parte, del DPR n. 633/1972 a smentire la talvolta asserita specularità della disciplina IVA delle cessioni “senza corrispettivo” (omaggi), non si applica agli esercenti arti e professioni. Ciò è desumibile dal tenore della disposizione di legge che, facendo riferimento ai beni oggetto della “attività propria dell’impresa”, non può che riferirsi esclusivamente ai soggetti di cui all’art. 4, DPR 633/1972, ovvero i soggetti che esercitano attività d’impresa.

Di conseguenza, nel caso in cui un esercente arti e professioni ponga in essere una cessione a titolo gratuito, l’operazione non sarà rilevante ai fini IVA perché priva del requisito oggettivo (natura di cessione di bene ai sensi dell’art. 2) e quindi tale da considerarsi fuori dal campo di applicazione del tributo. Va da sé che per tali cessioni non vi sarà l’obbligo di emissione di fattura.

Al riguardo, la circolare 30 aprile 1980, n. 20, prot. n. 270516, ha precisato che “le cessioni gratuite di beni poste in essere da artisti e professionisti sono invece da considerare fuori del campo di applicazione del tributo, non esistendo disposizioni – analogamente a quanto previsto per le cessioni gratuite effettuate nell’esercizio di impresa – che ne prevedono la imponibilità.”.


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