Referendum 28 maggio su voucher e appalti: cosa cambia per i professionisti? | Ingegneri.info

Referendum 28 maggio su voucher e appalti: cosa cambia per i professionisti?

I testi dei referendum sui voucher e sugli appalti proposti dalla Cgil e calendarizzati al 28 maggio 2017 introducono novità sostanziali per chi opera nel settore dell’edilizia e per il lavoro occasionale. Facciamo il punto

Voucher
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I referendum sui voucher e sugli appalti promossi dalla Cgil si terranno il prossimo 28 maggio 2017. Le consultazioni riguarderanno direttamente i professionisti. Ma andiamo con rodine e analizziamoli con dovizia di particolari.

Il referendum sugli appalti

Per quanto riguarda il referendum sugli appalti, l’obiettivo è la reintroduzione della piena responsabilità solidale. Si richiede l’abrogazione di parte dell’art. 29 della Legge Biagi. In particolare, si tratta del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, concernente “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30 comma 2”.

In sostanza, il quesito chiede che ci sia un’uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra appaltatore e appaltante nei confronti di qualsiasi cosa accade nei rapporti di lavoro. La Cgil spiega che “l’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti vuole difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo”.

L’obiettivo, dunque, è rendere il regime di responsabilità solidale omogeneo e applicabile a favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro. “Abrogare le norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti – continua la Cgil – significa impedire che ci siano differenze di trattamento tra chi lavora nell’azienda committente e chi in un’azienda appaltatrice o in un’azienda in sub-appalto, riaffermando il principio che chi opera nel sistema degli appalti deve vedersi garantiti gli stessi diritti e le stesse tutele”.

Il referendum sui voucher

Per quanto concerne i voucher, il referendum propone, in particolare, l’abrogazione degli art. 48, 49 e 50 del dl 15 giugno 2015, n. 81 sulla ‘Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1 comma 7 della legge 10 dicembre 2014, n. 183’.

Nato inizialmente per retribuire il lavoro occasionale, il voucher o “buono lavoro” è una modalità di retribuzione espressamente pensata per il lavoro occasionale di tipo accessorio introdotto nel 2003 dal governo Berlusconi. Il legislatore, con l’introduzione del voucher, si pone l’obiettivo di “regolamentare quelle prestazioni lavorative, definite appunto ‘accessorie’, che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario, e tutelare situazioni non regolamentate”.

Il testo unificato ne propone un limite annuo complessivo di utilizzo di 3 mila euro per famiglie e solo per imprese senza dipendenti. Per i professionisti e gli imprenditori senza addetti il valore nominale del voucher aumenta a 15 euro (10 euro per le famiglie). Il lavoratore pagato con voucher non potrà ricevere compensi oltre 5 mila euro all’anno (2 in meno rispetto agli attuali 7 mila euro). Il tetto per ciascun committente è di 2 mila euro. Nel nuovo testo sono inoltre elencate le attività prettamente occasionali e quindi che possono essere retribuite con i voucher. Le categorie che potranno essere pagate con i voucher sono le seguenti: disoccupati, pensionati e giovani con meno di 25 anni, persone con disabilità e soggetti in comunità di recupero, extracomunitari con permesso di soggiorno (senza lavoro da oltre sei mesi) che riceveranno una tessera magnetica dal centro per l’impiego.

I professionisti dovranno comunicare la prestazione alla sede territoriale dell’Ispettorato al lavoro almeno 60 minuti prima. Se non lo faranno le sanzioni consisteranno in una multa da 400 a 2.400 euro per ogni comunicazione non fatta. L’utilizzo non corretto è soggetto a una sanzione da 600 a 3.600 euro e fa scattare la trasformazione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Quanto vale il voucher?

Ogni voucher ha un valore di 10, 20 o 50 euro: una parte va al lavoratore e la restante finisce in contributi. Il valore netto di un voucher da 10 euro nominali, in favore del lavoratore, è di 7,50 euro e corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo, dove, in ragione della sua specificità, si considera il contratto di riferimento. Sono garantite la copertura previdenziale presso l’INPS e quella assicurativa presso l’INAIL.

Quali sono i vantaggi per il committente? “Il committente può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto”. E per il lavoratore? “Il prestatore può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. È, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari”.

La categoria dei committenti, “cioè coloro che impiegano prestatori di lavoro accessorio”, comprende “famiglie; enti senza fini di lucro; soggetti non imprenditori; imprese familiari; imprenditori agricoli; imprenditori operanti in tutti i settori; committenti pubblici”.

L’Inps “evidenzia che il ricorso ai buoni lavoro è limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che un’impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi, come nel caso dell’appalto o della somministrazione”.

Voucher: le categorie coinvolte

I prestatori che possono accedere al lavoro accessorio sono: pensionati; titolari di trattamento pensionistico in regime obbligatorio; studenti nei periodi di vacanza; cassintegrati, titolari di indennità di disoccupazione ASpI, disoccupazione speciale per l’edilizia e i lavoratori in mobilità; lavoratori in part-time; i titolari di contratti di lavoro a tempo parziale possono svolgere prestazioni lavorative di natura accessoria nell’ambito di qualsiasi settore produttivo, con esclusione della possibilità di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale; inoccupati, titolari di indennità di disoccupazione Mini-ASpI e Mini-ASpI 2012, di disoccupazione speciale per agricoltura, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti pubblici e privati.

Il ricorso all’istituto del lavoro accessorio non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

Voucher per gli extracomunitari

I cittadini extracomunitari “possono svolgere attività di lavoro accessorio se in possesso di un permesso di soggiorno che consenta lo svolgimento di attività lavorativa, compreso quello per studio, o – nei periodi di disoccupazione – se in possesso di un permesso di soggiorno per “attesa occupazione”. Il compenso da lavoro accessorio viene incluso ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, caratterizzandosi per la sua funzione esclusivamente integrativa.

In base a quanto disposto dalla normativa è possibile utilizzare i buoni lavoro in tutti i settori di attività e per tutte le categorie di prestatori. Fa eccezione il settore agricolo in cui il lavoro accessorio è ammesso per aziende con volume d’affari superiore a 7.000 euro esclusivamente tramite l’utilizzo di specifiche figure di prestatori. Il lavoro accessorio è ammesso anche in aziende con volume d’affari inferiore a 7.000 euro che possono utilizzare qualsiasi soggetto in qualunque tipologia di lavoro agricolo, anche se non stagionale purché non sia stato iscritto l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Limiti del voucher

I compensi complessivamente percepiti dal prestatore non possono superare i 7.000 euro netti (9.333 euro lordi) nel corso di un anno civile (si intende per anno civile il periodo dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno), con riferimento alla totalità dei committenti. Il committente ha l’obbligo di verificare il non superamento del limite economico da parte del prestatore.

Come potrebbe cambiare

Il ddl con il testo unificato sui buoni per il lavoro, che dovrebbe essere all’esame della commissione Lavoro della Camera a partire da oggi, prevede un doppio voucher, uno imprese da 15 euro e uno per famiglie da 10 euro. Tra le novità anche un tetto massimo di 2.000 euro a lavoratore, con la possibilità di utilizzare più persone, fino a raggiungere la quota massima di 5.000 euro per le famiglie e 3.000 euro per le imprese.

Tra le principali novità del disegno di legge figura inoltre l’introduzione del vincolo, che consente di poter utilizzare il lavoro occasionale solo se l’impresa non ha dipendenti. Nel frattempo si studiano le varie ipotesi ancora sul campo, su alcune questioni come la platea dei soggetti interessati dai voucher. Da una parte si pensa di stilare una lista che comprenda studenti, pensionati, disabili e disoccupati; in alternativa si potrebbe invece prevedere la possibilità di aprire i voucher a tutte le categorie.

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