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Ritardi nei pagamenti della PA, Bruxelles boccia l’Italia

La Commissione Europea deferisce il nostro Paese: la Pubblica Amministrazione salda le fatture a 100 giorni, ultima in Europa

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L’Italia sonoramente bocciata da Bruxelles. La Commissione europea ha infatti deferito il nostro Paese alla Corte di Giustizia UE a causa del cronico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali, in violazione delle norme UE in materia di pagamenti.  Una decisione “inevitabile”, secondo Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, in quanto “L’Italia ha fatto di tutto per non rispettare le regole. Anche nel 2013, quando Bruxelles ha concesso la possibilità di sforare il Patto di stabilità per pagare i creditori della Pubblica Amministrazione, questa opportunità non è stata utilizzata. Ora serve un rapido cambio di rotta”.

La direttiva 2011/7/UE

La direttiva n. 2011/7/UE sui ritardi di pagamento specifica che le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare merci e servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura. A più di tre anni dall’avvio della procedura di infrazione, tuttavia, alla Pubblica Amministrazione nostrana servono ancora in media di 100 giorni per saldare le fatture, con picchi anche nettamente superiori. La direttiva di Bruxelles mette in atto rigorose misure che, se correttamente attuate dai paesi membri, contribuiscono all’occupazione, alla crescita e a una migliore situazione di liquidità delle imprese. Una normativa davvero importante per la Commissione Juncker, che pertanto “persegue una rigorosa politica di applicazione” anche perché, sottolinea, “la puntualità dei pagamenti è particolarmente importante per le pmi che confidano in un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza”. Bruxelles “riconosce” quindi “gli sforzi compiuti dal Governo italiano” in questi anni “per migliorare la situazione in seguito all’avvio della procedura di infrazione con lettera di costituzione in mora nel giugno 2014 e il successivo invio del parere motivato nel febbraio 2017”. Ma, evidenzia Bruxelles, “a più di tre anni dall’avvio della procedura di infrazione le amministrazioni pubbliche italiane necessitano ancora in media di 100 giorni per saldare le loro fatture”. Una situazione tutt’altro che rose, insomma, anche perché secondo una recente statistica elaborata da Banca Ifis, i ritardi sulla media delle amministrazioni pubbliche si attestano tra i 41 e i 55 giorni, con le punte maggiori presso le Asl. Le più recenti stime collocano oltre i 30 miliardi l’ammontare delle fatture ancora da saldare.

Ultimi in Europa

I tempi di pagamento della nostra Pubblica amministrazione sono i più lunghi d’Europa, insieme a quelli del Portogallo. Peggio fa solo la Grecia, che però in questi anni ha avuto bisogno di due salvataggi finanziari e ha subito una crisi economica pesantissima. Se in Francia una fattura mediamente viene pagata in 57 giorni e in Spagna in 78. Impietoso il confronto con i paesi più virtuosi: Germania 23 giorni, Regno unito 22, Finlandia 22.

Commenti e reazioni

Particolarmente dura la presa di posizione dell’Associazione nazionale costruttori edili. Il presidente Gabriele Buia sottolinea come “Nonostante gli sforzi fatti dal Governo in questi ultimi anni, la situazione dei pagamenti è ancora drammatica”.  Una situazione che testimonia “purtroppo il permanere di un malcostume italico che ci mette fuori dall’Europa”. Per il settore delle costruzioni si tratta poi di un’autentica emergenza con medie di ritardo che vanno ben al di là di quelle già segnalate dall’Ue. “I nostri ultimi dati aggiornati ci dicono che qualche miglioramento c’è stato, ma siamo ancora nella media di 5 mesi di ritardo, inaccettabile per imprese già stremate dalla crisi e a corto di liquidità anche per effetto del meccanismo dello split payment”.

Dito puntato sull’estensione dello split payment anche da parte dell’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria aderenti a Confindustria, una decisione che, unita al ritardo dei pagamenti, “fa sì che il settore dell’ingegneria e architettura, al pari di quello delle costruzioni, sia sempre più in difficoltà e fatichi ad alzare la testa dopo anni di sacrifici durissimi”, spiega il presidente Gabriele Scicolone. “Nonostante la domanda sia certamente aumentata nel 2017, anche a seguito di dinamiche positive riferibili al nuovo codice, dai dati in nostro possesso risultanti dalla Rilevazione OICE/Cer, per il 29,7% delle società di ingegneria associate il ritardo medio dei pagamenti della Pubblica Amministrazione è pari a 3 mesi, per il 45,7% è fino a 9 mesi, mentre per il 24,6% è oltre i 9 mesi con punte anche di 15 e 18 mesi. Un po’ meglio in ambito privato, dove i ritardi oltre i 9 mesi si riducono al 12,3% dei casi”.  Nonostante qualche piccolo cambiamento, però, “rimane il fatto che si tratta di una situazione drammatica, che rende difficile programmare investimenti proprio alla vigilia della ‘rivoluzione BIM’ che attende il nostro settore e in costanza di un assetto normativo ancora farraginoso sia dal punto di vista della preparazione delle gare, sia dal punto di vista delle procedure di approvazione dei progetti che rallentano molto la messa a regime dei pur ingenti stanziamenti”, conclude Scicolone.

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