Split payment: chi e' tenuto all'applicazione del sistema e chi no | Ingegneri.info

Split payment: chi e’ tenuto all’applicazione del sistema e chi no

Ecco l'elenco delle Pa che devono e non devono applicare il meccanismo di scissione dei pagamenti Iva, lo split payment

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Nei giorni scorsi l’Agenzia delle Entrate ha diffuso la circolare 1/E del 2015, in cui vengono chiariti gli ambiti applicativi dello split payment, il meccanismo di scissione dei pagamenti Iva introdotto dalla Legge di Stabilita’ 2015. Vediamo nel dettaglio quali sono le Pa  soggette allo split payment e quelle escluse.

PA soggette allo split payment:

  • Stato e altri soggetti qualificabili come organi dello Stato, ancorché dotati di autonoma personalità giuridica, ivi compresi, ad esempio, le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM);

  • enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane) e consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’art. 31 del testo unico degli enti locali (TUEL) di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Si ritiene, inoltre, che siano riconducibili in tale categoria, anche gli altri enti locali indicati dall’art. 2 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ossia Comunità montane, Comunità isolane e Unioni di Comuni;

  • Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (C.C.I.A.A.);

  • istituti universitari;

  • aziende sanitarie locali. Considerato che in alcune Regioni sono stati costituiti appositamente degli enti pubblici che sono subentrati ai soggetti del servizio sanitario nazionale nell’esercizio di una pluralità di funzioni amministrative e tecniche, l’Agenzia ha ritenuto che anche tali enti debbano essere ricondotti nell’ambito applicativo dello split payment;

  • enti ospedalieri, ad eccezione degli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera, i quali, ancorché dotati di personalità giuridica, operano in regime di diritto privato;

  • enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (I.R.C.C.S.);

  • enti pubblici di assistenza e beneficenza, ossia, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP);

  • enti pubblici di previdenza (INPS, Fondi pubblici di previdenza)

PA escluse dallo split payment:

  • Enti previdenziali privati o privatizzati;

  • Aziende speciali, comprese quelle delle Camere di Commercio;

  • Enti pubblici economici;

  • Ordini professionali;

  • Enti ed istituti di ricerca;

  • Agenzie fiscali;

  • Autorità amministrative indipendenti come Agcom, Arpa, Aci provinciali, Aran, Agid, Inail, Ispo.

La citata circolare n. 1/E/2015 ha chiarito, poi, che per delineare le Pa coinvolte dallo split payment si può fare riferimento all’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (Ipa), con la precisazione che possono ritenersi riconducibili nell’ambito applicativo dello split payment, in via generale, gli enti pubblici appartenenti alle categorie Ipa di seguito riportate (tenendo presente che rimangono esclusi, in ogni caso, dall’ambito soggettivo di riferimento della stessa enti privati eventualmente inquadrati nelle seguenti categorie):

  • “Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie, Policlinici e Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Pubblici” – codice L8;

  • “Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona” – codice L34;

  • “Aziende Sanitarie Locali” – codice L7;

  • “Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura e loro Unioni Regionali” – codice L35;

  • “Città Metropolitane” – codice L45;

  • “Comuni e loro Consorzi e Associazioni” – codice L6;

  • “Comunità Montane e loro Consorzi e Associazioni” – codice L12;

  • “Forze di Polizia ad Ordinamento Civile e Militare per la Tutela dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica” – codice C11;

  • “Istituti di Istruzione Statale di Ogni Ordine e Grado” – codice L33;

  • “Istituzioni per l’Alta Formazione Artistica, musicale e Coreutica – AFAM” – codice L43;

  • “Organi costituzionali e di Rilievo Costituzionale” – codice C2;

  • “Presidenza del Consiglio dei Ministri, ministeri e Avvocatura dello Stato” – codice C1;

  • “Province e loro Consorzi e Associazioni” – codice L5;

  • “Regioni, Province Autonome e loro Consorzi e Associazioni” – codice L4;

  • “Unioni di Comuni e loro Consorzi e Associazioni” – codice L18;

  • “Università e Istituti di Istruzione Universitaria Pubblici” – codice L17.

L’autore


Carmen Chierchia

Avvocato in Milano, svolge attualmente la sua attività professionale nel Dipartimento di Diritto Amministrativo in uno studio internazionale. Ha approfondito tematiche relative allo sviluppo immobiliare, alla pianificazione urbana e commerciale, alla tutela dell’ambiente nonché allo sviluppo di energie rinnovabili. Ha curato l’organizzazione del Volume “Edilizia – Urbanistica – Governo del Territorio”, del “Codice dei Contratti Pubblici” e del “Codice dell’Ambiente” per UTET Scienze Tecniche oltre a redigere alcune delle voci contenute nella versione on line del Codice. Ha inoltre collaborato allo sviluppo di “TeknoSolution. Strumenti integrati per le professioni tecniche”.

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