Lo split payment dal 2018 risulta ampliato: la guida | Ingegneri.info

Lo split payment dal 2018 risulta ampliato: la guida

Dal 2018 lo split payment viene esteso a tutte le società controllate. Si devono guardare gli elenchi pubblicati il 19 dicembre 2017

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Il D.L. n. 148/2017 (c.d. collegato fiscale alla Legge di Bilancio 2018, con effetto dal 1° gennaio 2018, e quindi per le operazioni per le quali è emessa fattura a decorrere dalla medesima data, ha modificato l’art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972 prevedendo l’estensione dello split payment a tutte le Società controllate, in misura non inferiore al 70 per cento, dalla PA.
Con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 9 gennaio 2018 sono state stabilite le modalità di attuazione della disciplina che, pertanto, dal 1° gennaio 2018 riguarda, sostanzialmente, anche le società controllate, direttamente o indirettamente, dalle Pubbliche Amministrazioni centrali diverse dalla Presidenza del Consiglio e dai Ministeri, dalle Pubbliche Amministrazioni locali diverse da Regioni, Province, Comuni e Unioni di Comuni, nonché gli enti di previdenza, le aziende speciali, gli enti pubblici economici, le fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70 per cento e le società, partecipate in misura non inferiore al 70 per cento, dalle Amministrazioni pubbliche, dalle Autorità indipendenti e dalle Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché dalle loro controllate.
Si evidenzia, inoltre, che gli elenchi a valere per l’anno 2018 sono stati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze il 19 dicembre 2017. Dagli elenchi sono escluse le amministrazioni pubbliche, per le quali va fatto riferimento all’elenco pubblicato sul sito dell’IPA – Indice delle Pubbliche Amministrazioni.

Attenzione: si fa presente che con riferimento alle PA, come da ultimo chiarito dalla CM n. 27/E del 7 novembre 2017 rientrano nello split payment anche gli Ordini professionali. Rimangono esclusi, invece, dallo split payment:
• i soggetti classificati nella categoria dei “Gestori di pubblici servizi” (articolo 57-bis, comma 1, del D.Lgs. n. 82/2005) che, pur essendo inclusi nel citato elenco IPA, non sono destinatari dell’obbligo di fatturazione elettronica;
• gli enti pubblici gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi di uso civico secondo l’art. 17-ter, comma 1-bis, del D.P.R. n. 633/1972;’ (non abbiamo però elementi per individuare questa categoria).

Ambito oggettivo di applicazione dello split payment In linea generale sono soggette a split payment tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi da chiunque rese anche dai professionisti (quindi, ad esempio, anche dai geometri, periti, ingegneri, ecc.). Si ricorda, infatti, che il DL n. 50/2017 ha previsto che lo split payment si applica anche ai compensi per prestazioni di servizi resi dai professionisti assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito.
La CM n. 27/E/2017 ha chiarito che in merito alle operazioni soggette a split payment non tornano applicabili le disposizioni normativi riguardanti la liquidazione dell’IVA secondo la contabilità di cassa di cui all’art. 32-bis del DL n. 83/2012, convertito con modificazioni, nella legge n. 134/2012.
Sono, invece, esclusi dallo split payment gli acquisti per i quali debitore dell’imposta è il soggetto acquirente in tutti i casi in cui si applica il regime dell’inversione contabile (c.d. reverse charge) come ad esempio:
• le prestazioni di servizi concernenti il subappalto edile (art. 17, comma 6, lett. a del D.P.R. n. 633/1972);
• le prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamente relative ad edifici (art. 17, comma 6, lett. a-ter del D.P.R. n. 633/1972);
• gli acquisti intracomunitari di beni (art. 38 del D.L. n. 331/1993) ovvero acquisti di servizi (di cui all’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/1972) da soggetti UE ovvero extra-UE;
• i trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra (art. 17, comma 6, lett. d-ter);
• le cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore ai sensi dell’art. 7-bis, comma 3, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972 (art. 17, comma 6, lett. d-quater);
• le cessioni di rottami (art. 74 del D.P.R. n. 633/1972)
Sono esclusi dallo split payment anche gli acquisti ricevuti da fornitori che applicano dei regimi IVA c.d. speciali, per i quali non è prevista l’evidenzia dell’IVA in fattura e che provvedono al suo assolvimento mediante regole proprie. Si pensi ad esempio:
• ai c.d. regimi monofase disciplinati dall’art. 74 del D.P.R. n. 633/1972 (editoria, generi di Monopolio e fiammiferi, tabacchi lavorati, ecc.);
• al regime del margine di cui agli artt. 36 e ss. del D.L. n. 41/1995;
• al regime speciale delle agenzie di viaggio di cui all’art. 74-ter del D.P.R. n. 633/1972.
Medesime considerazioni valgono anche per gli acquisti effettuati da fornitori che applicano regimi speciali IVA che, pur prevedendo l’addebito dell’IVA in fattura, applicano un meccanismo forfetario di determinazione della detrazione spettante. Si pensi ad esempio:
• al regime speciale di cui agli artt. 34 e 34-bis del D.P.R. n. 633/1972;
• al regime di cui alla Legge n. 398/1991;
• al regime relativo all’attività di intrattenimento di cui alla tariffa allegata al D.P.R. n. 640/1972 cui si applicano, agli effetti dell’IVA, le disposizioni di cui all’art. 74, 6° comma del D.P.R. n. 633/1972;
• al regime applicabile agli spettacoli viaggianti, nonché alle altre attività di cui alla tabella C allegata al D.P.R. n. 633/1972.
Adempimenti dei fornitori Per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate, i fornitori sono tenuti ad emettere la fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti” ovvero “split payment”, ai sensi dell’art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972.

Attenzione: Qualora la fattura non contenga tale dizione torna applicabile la sanzione amministrativa di cui all’art. 9, 1° comma, del D.Lgs. n. 471/1997 (sanzione amministrativa da euro 1.000 a euro 8.000), la sanzione non torna applicabile, così come chiarito dalla CM n. 27/E/2017 per le fatture emesse prima del 7 novembre 2017 data di pubblicazione della citata circolare.
Da un punto di vista operativo, il fornitore (stante i chiarimenti forniti con la CM n. 27/E/2017 che richiama la precedente CM n. 15/E/2015):
• non deve computare nella liquidazione di periodo l’IVA a debito indicata in fattura;
• deve registrare nel registro “IVA vendite” le operazioni effettuate e la relativa IVA non incassata dai fornitori;
• deve annotare in modo distinto (anche con l’istituzione di appositi codici IVA) la fattura emessa in regime di split payment, indicando l’aliquota applicata e l’ammontare dell’imposta.

Adempimenti dei soggetti acquirenti Le Pubbliche amministrazioni che effettuano acquisti in ambito istituzione versano l’IVA mediante il modello F24 “enti pubblici”, utilizzando apposito codice tributo, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’IVA è divenuta esigibile.
Invece, sempre il Decreto attuativo con riferimento alle Pubbliche Amministrazioni e le società, identificate ai fini IVA, che effettuano acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali ha chiarito che le stesse possono procedere al versamento dell’IVA mediante due modalità tra loro alternative.
La prima modalità prevede che per il versamento dell’IVA le Pubbliche amministrazioni che esercitano attività commerciale e le altre società possono procedere al versamento dell’IVA mediante presentazione del modello F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, senza possibilità di compensazioni e con la futura introduzione di un apposito codice tributo.
In alternativa, le Pubbliche amministrazioni che agiscono in ambito commerciale e le società, per le fatture oggetto di split payment possono:
• annotare le fatture nel registro di cui agli artt. 23 o 24 del D.P.R. n. 633/1972, entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente;
• imputare l’IVA dovuta alla liquidazione periodica del mese dell’esigibilità (o del relativo trimestre in caso di liquidazioni trimestrali);
• registrare le fatture nel registro degli acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972, ai fini di esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta.

Attenzione: il Decreto attuativo ha stabilito che tali regole non tornano applicabili con riferimento ai committenti/cessionari banche e società assicurative per i quali continuano a tornare applicabili le particolari modalità di annotazione e liquidazione stabilite per tali categorie (Decreto del MEF n. 75 del 12 febbraio 2004 e Decreto del Ministro delle Finanze del 30 maggio 1989).

Al fine di consentire l’adeguamento dei sistemi informativi e dei sistemi contabili alle nuove disposizioni normative, il Decreto del 27 giugno 2017 prevede la possibilità che:
• fino all’adeguamento dei sistemi informatici, ma non oltre il 31 ottobre 2017, le pubbliche amministrazioni possono accantonare le somme dovute per il versamento dell’IVA, che comunque andrà effettuato entro e non oltre il 16 novembre 2017;
• le società soggette alla disciplina possono, entro il 18 dicembre 2017, annotare le fatture, per le quali l’esigibilità si verifica dal 1° luglio al 30 novembre 2017, ed effettuare il relativo versamento dell’imposta.

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