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Gli ingegneri italiani chiedono agli Ordini maggiore supporto

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I nuovi scenari economici e professionali impongono la revisione dei modelli organizzativi degli ingegneri e un nuovo ruolo per gli Ordini. È questa una delle principali evidenze emerse dalla ricerca “Analisi del sistema ordinistico nella prospettiva internazionale: ipotesi di lavoro e confronti”, elaborata dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri e presentata al Congresso nazionale degli Ordini degli ingegneri, in programma a Caserta.

La ricerca del Centro Studi del Cni propone un’indagine – realizzata online tra il 7 e il 23 luglio 2014, cui hanno partecipato 13.271 iscritti – finalizzata alla valutazione dell’assetto organizzativo della categoria e alle sue dinamiche di sviluppo. In generale, si registra un processo di radicale rinnovamento delle modalità organizzative e dell’approccio al mercato da parte degli ingegneri. Anche se continua a prevalere lo studio individuale (58%), circa il 13% degli ingegneri svolge la propria attività professionale in forma associata (studio associato, 6,9%) o societaria (società di ingegneria 4,6%; società tra professionisti, 1,3%). Sono tali modalità a garantire le migliori performance in termini di fatturato medio: 50mila euro per lo studio individuale, contro i 173mila euro degli studi associati e i 385mila euro delle società di ingegneria.

Di tutti gli strumenti associativi, quello nel quale gli ingegneri ripongono minore fiducia sono le società tra professionisti, giudicate negativamente dal 48,6% degli intervistati. Sempre più spesso, gli ingegneri si trovano a dover competere con maggiore frequenza con strutture associate o societarie, di provenienza nazionale ed estera. Per questo adottano sempre più spesso strategie di network, anche se a livello informale. L’87,4% degli studi individuali e l’89% degli studi condivisi opera “in rete” non strutturata con altri professionisti e imprese.

“La categoria professionale degli ingegneri – ha affermato Luigi Ronsivalle, presidente del Centro studi del Cni – è impegnata in un processo di rinnovamento delle proprie modalità organizzative, tuttavia rimane largamente prevalente quella dello studio individuale. Questo tipo di organizzazione non favorisce l’accesso ai bandi e ai finanziamenti proposti dall’Europa. La situazione che emerge dall’indagine – ha proseguito – sembra contenere elementi di contraddittorietà laddove, a fronte di una dichiarata propensione associativa e alla tendenza a costituire network variamente strutturati e formalizzati, si ha di fatto una frammentarietà. La ragione di tutto ciò va ricercata nella inadeguatezza e farraginosità delle norme che regolano i rapporti societari dei professionisti. Significativo, a tale proposito, è il giudizio negativo che emerge sulle Stp”.

Un altro ostacolo alla organizzazione di tipo societario nelle professioni è rappresentato dalle difficoltà finanziarie che esse incontrano facendo preferire forme più agili e snelle di esercizio dell’attività professionale, come quelle dello studio individuale. In questo contesto, fortissimo è l’interesse degli ingegneri per la partecipazione alle iniziative connesse all’utilizzo dei fondi europei (71,2%), anche se solo una minoranza di essi ha avuto modo di esservi coinvolto (28,8%). A frenare la partecipazione dei professionisti a queste iniziative è soprattutto un deficit informativo (54,7%) che chiama direttamente in causa l’incapacità delle Regioni di coinvolgere il sistema ordinistico nelle attività di programmazione, progettazione e attuazione degli interventi.

Solo il 10% degli Ordini provinciali è stato o è coinvolto nei processi di programmazione dei fondi europei nell’ambito dell’ultima tornata di finanziamenti per il periodo 2014-2020. L’indagine effettuata dal Centro studi Cni conferma, poi, che, secondo gli ingegneri, l’innovazione dei processi di organizzazione e di approccio al mercato chiama in causa direttamente il sistema ordinistico. La maggioranza degli iscritti chiede agli Ordini di organizzarsi per fornire servizi di supporto allo sviluppo dell’attività professionale, all’accesso ai fondi europei, all’inserimento nel mercato del lavoro. In particolare, il 66,9% degli iscritti ritiene auspicabile che gli Ordini avviino servizi per favorire l’accesso e la partecipazione ai programmi e ai finanziamenti europei. Tra i servizi percepiti come aventi maggiore utilità è quello di assistenza per l’individuazione delle sovvenzioni e delle gare d’appalto (55,2%).

Va detto che il 65% dei presidenti degli Ordini territoriali ha dichiarato di aver predisposto servizi per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, in linea con le richieste avanzate dagli iscritti. Questo processo coinvolge anche il ruolo del Consiglio nazionale, cui gli Ordini provinciali chiedono supporto per l’implementazione dei nuovi servizi. Ad essere percepita come utile, è soprattutto la messa a disposizione di servizi di rete, piattaforme informatiche, convenzioni quadro. Oltre all’assunzione da parte del Consiglio nazionale di un ruolo di rappresentanza a tutti i livelli per interagire con le istituzioni e le amministrazioni.

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