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Haiti: l’inferno del giorno dopo

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Stamattina Port-au-Prince non c’è più. Al suo posto un cumulo di macerie urla e dolore. Non è ancora possibile fare una stima precisa del numero di vittime, il primo ministro dell’isola, Jean-Max Bellerive ipotizza che siano intorno a  500mila. Secondo la Croce Rossa Internazionale il sisma ha colpito circa un terzo della popolazione della capitale, circa 600mila persone.

La maggior parte degli edifici è crollata, fra cui il palazzo presidenziale, il Parlamento, il quartier generale della missione Onu nel Paese, la cattedrale e decine di scuole e istituti, ospedali, così come molti alberghi.

Il presidente dice che Hedi Annabi, il tunisino capo della missione di stabilizzazione dell’Onu (Minustah) è morto, anche se il Palazzo di Vetro non ha ancora confermato, pur ammettendo la morte di almeno 11 funzionari. L’arcivescovo cattolico monsignor Joseph Serge Miot è rimasto vittima del crollo della cattedrale, si parla di un centinaio di sacerdoti morti in tutta l’isola.

Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, fa sapere che gli italiani presenti ad Haiti dovrebbero essere 191 e di molti di essi, ancora non si hanno notizie certe.

Nel frattempo arrivano i primi aiuti provenienti da Usa, Islanda e Venezuela che hanno fatto scattare la grande corsa verso l’aeroporto da parte di centinaia, forse migliaia di disperati che si assiepano di fronte al terminal. Il personale dell’ambasciata Usa è riuscito a evacuare le famiglie americane solo proteggendo il convoglio con una scorta armata fin sotto gli aerei della Guardia Costiera decollati alla volta di Miami.

Intanto, nelle prossime ore dovrebbe arrivare a destinazione il C130 della Protezione Civile con bordo anche il funzionario dell’Unità di crisi della Farnesina che ha il compito di attivare “un’antenna” con il Ministero degli Affari Esteri, cercando di “ovviare alle difficoltà nelle comunicazioni e inviare all’Italia informazioni più dettagliate sui connazionali presenti ad Haiti”.

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