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Il minisatellite torinese nello spazio

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Con il lancio in orbita del nuovo lanciatore dell’Esa Vega, avvenuto in Guyana lo scorso 14 febbraio, è partita anche l’avventura di un nano satellite realizzato dal Politecnico di Torino. Insieme al satellite dell’Agenzia Spaziale Italiana Lares e a ALMASat-1 dell’Università di Bologna, sono stati rilasciati in orbita anche i sette CubeSat universitari, tra i quali gli italiani [email protected] e il satellite dell’Università di Roma La Sapienza.

Il progetto [email protected] deve la sua realizzazione al lavoro di circa 100 studenti, laureati e non, coordinati dai professori e ricercatori dell’Aerospace System Engineering Team, che da anni lavora al progetto del mini satellite attraverso corsi, tesi e ricerche.

Un cubo di piccole dimensioni, circa 10 cm di lato e peso di un 1 kg; un prototipo destinato a fare da apripista per una nuova classe di mini satelliti cubici di minori costi produttivi, in un ambito – la ricerca aerospaziale – che deve fare i conti con disponibilità sempre più ridotte.

Obiettivo principale di questi primi mesi di lavoro sarà definire degli standard per vincere i problemi di assetto che generalmente affliggono questa classe di satelliti piccoli; solo in questo caso si apriranno potenzialità di applicazione industriale.

Se [email protected] funziona o meno sarà possibile capirlo nelle prossime settimane: a captare il segnale, la stazione dell’associazione radioamatori di Bra, che ospita il team di studenti al lavoro sul progetto, coordinati dai professori Sabrina Corpino e Sergio Chiesa.

V.R.

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