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Immobili non residenziali, calo delle compravendite anche nel 2012

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In linea con quanto rilevato per il residenziale, anche il mercato immobiliare dei settori non residenziali, che comprende terziario, commerciale e produttivo, ha fatto rilevare nel 2012 un calo consistente nelle compravendite rispetto al 2011: per il terziario il calo delle transazioni è del -26,6%, per il commerciale del -24,7% e per il produttivo è pari al -19,7%; il settore residenziale -25,8% registrata nel settore residenziale.

È quanto emerge dal Rapporto sugli Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva 2013 elaborato congiuntamente dall’Agenzia del Territorio e dall’Associazione nazionale delle società di leasing (Assilea). Il rapporto fornisce i dati di consuntivo del mercato italiano degli immobili non residenziali attraverso l’analisi territoriale dello stock, dei volumi di compravendita e delle quotazioni delle tipologie immobiliari negozi, uffici e capannoni, che rappresentano con maggior significatività il mercato immobiliare commerciale, terziario e produttivo.

Il mercato del terziario, commerciale e produttivo rappresenta il 6,3% dello stock immobiliare complessivo e il 4,7% dell’universo delle transazioni. Secondo il rapporto le compravendite riferite al complesso del non residenziale (terziario, commerciale e produttivo) nel IV trimestre del 2012 hanno registrato una decelerazione dell’andamento negativo particolarmente significativa se messa a confronto con le tendenze manifestatesi nel settore residenziale.

In termini di stock immobiliare, i negozi rappresentano la tipologia edilizia con il numero di unità più elevato tra le tipologie non residenziali (circa 2,5 milioni di unità). Le unità nella tipologia negozi rappresentano il 60,8% dello stock non residenziale, seguono i capannoni, con circa il 17% e gli uffici, con il 15% circa.

Considerando le compravendite, si nota che sono ancora i negozi a detenere la quota maggiore di Ntn (Numero Transazioni Normalizzate), ma con un valore inferiore alla quota di stock, 49,7%. Sono, di contro, più elevate, rispetto allo stock, le quote degli uffici e dei capannoni, 22% e 21% circa. Tale differenza di quote in termini di volume di compravendite e di stock si riflette, ovviamente, sul valore dell’Imi ((indicatore di intensità del mercato immobiliare). L’Imi risulta, quindi, più elevato per uffici e capannoni (1,63% e 1,40% rispettivamente) e piuttosto basso per la tipologia negozi (0,91%).

A livello territoriale i settori “uffici” e “negozi” registrano in tutte le aree cali di oltre il 20%, mentre il settore “capannoni” dimostra cali meno sostanziosi soprattutto nelle isole dove la diminuzione si attesta sul -1,7%.

Nel segmento non residenziale le unità immobiliari delle tipologie uffici, negozi e capannoni rappresentano, complessivamente, oltre il 90% sia in termini di stock nazionale (93,1%), sia in termini di volumi di compravendita (93,3%). L’andamento del numero indice Nnt nazionale, con base 100 all’anno 2004, evidenzia come la flessione dei volumi di compravendita sia cominciata nel 2006 per le tipologie uffici e negozi e nel 2007 per i capannoni. Tutte le tipologie, poi, hanno subito una decisa diminuzione dei volumi scambiati nel 2008, con gli uffici che subiscono la maggiore contrazione. Nel biennio 2011-2012 si assiste ad un generale crollo dei volumi compravenduti.

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