Fire Safety Engineering per attività commerciali: un commento alla nuova RTV | Ingegneri.info

Fire Safety Engineering per attività commerciali: un commento alla nuova RTV

La nuova RTV, non ancora entrata in vigore ma già circolante in versione definitiva, presto costituirà integrazione del Codice di Prevenzione Incendi. Una lettura commentata dell'ing. Filippo Cosi

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Il presente articolo costituisce uno stralcio del futuro eBook sulla RTV delle attività commerciali, che completerà la collana a firma del professionista antincendio ing. Filippo Cosi, già autore di eBook, editi da Wolters Kluwer Italia, dedicati alle altre RTV pubblicate a  partire dal 2016.

Qui vengono approfonditi alcuni temi significativi come il sistema di esodo, le caratteristiche della mall, i sistemi per il controllo degli incendi e quelli per il controllo dei fumi e del calore.

Anche in questo caso la Fire Safety Engineering rappresenta uno strumento imprescindibile per lo studio delle soluzioni alternative e in deroga, ma anche per quantificare l’efficacia delle soluzioni conformi adottate dal progettista o per scegliere la soluzione migliore tra diverse configurazioni possibili.

 

Dopo la pubblicazione delle regole tecniche verticali (RTV) per gli uffici, le attività ricettive, le autorimesse, le attività scolastiche, è la volta delle attività commerciali.

Le RTV finora pubblicate sono oggetto degli specifici eBook già pubblicati da Wolters Kluwer Italia, che affrontano la progettazione di tali tipologie di attività con le norme tradizionali, le nuove RTV e la Fire Safety Engineering.

La RTV sulle attività commerciali verrà pubblicata nei prossimi mesi mediante apposito decreto ministeriale ma la bozza ufficiale già circola, poichè è stata approvata il 24 aprile scorso dal Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi.

Come per il Codice di prevenzione incendi (RTO) e le altre RTV connesse, anche questa nuova norma lascerà ampio spazio all’applicazione della metodologia ingegneristica, soprattutto in considerazione della estrema variabilità morfologica delle attività commerciali, della particolare importanza legata alla loro fruizione pubblica, al notevole affollamento e delle notevoli dimensioni in certi casi.

Di seguito vengono affrontati in particolare:

Strategia: esodo

La progettazione dell’esodo di un’attività commerciale va elaborata secondo i criteri e le regole del Codice di prevenzione incendi, in particolare il capitolo S.4.

La nuova RTV di prossima pubblicazione prevede alcune regole specifiche per la tipologia di attività, che vanno a integrare il Codice.

Affollamento

Dalla somma delle prescrizioni della RTO e della RTV è possibile ricavare la tabella seguente.

Il luogo sicuro temporaneo nel Codice

La nuova RTV permette di considerare la mall come un luogo sicuro temporaneo, ai fini dell’esodo, se sono rispettate alcune condizioni.

Il luogo sicuro temporaneo, in base alla definizione del Codice ed alle regole connesse alle caratteristiche del sistema di esodo, costituisce un elemento caratterizzante nella progettazione del sistema di esodo di un’attività, non solo commerciale.

Prima di tutto bisogna considerare che il Codice impone una lunghezza massima per i percorsi di esodo ed una per i corridoi ciechi (rif. tabella S.4-10).

Si consideri però che il Codice impone il rispetto della massima lunghezza di esodo solo ad uno dei percorsi a servizio di ciascuna area (rif. Art. S.4.8.2 e Illustrazione S.4-3):

Nell’illustrazione del Codice viene evidenziato che per la sicurezza dell’occupante che dispone di due uscite alternative, è sufficiente che uno solo dei percorsi presenti una lunghezza di esodo inferiore ai valori massimi definiti dalla tabella S.4-10, come eventualmente implementati dalle misure aggiuntive di cui all’art. S.4.10.

Tralasciando le gravi problematiche legate all’attuale definizione del corridoio cieco, in questa sede ci si concentra sulle caratteristiche del luogo sicuro temporaneo poiché di estremo interesse per la progettazione delle attività commerciali che prevedono la mall.

Riferimenti normativi tratti da diversi articoli del Codice:

1. G.1.9, comma 3: definizione di luogo sicuro temporaneo;

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2. G.1.9, comma 15: la lunghezza di esodo si calcola fino al primo luogo sicuro temporaneo attraversato dal percorso (per esempio la mall);

3. S.4.5.2: caratteristiche del luogo Sicuro Temporaneo. La mall non è considerata nella RTO ma viene aggiunta dalla RTV sulle attività commerciali. Attenzione: il luogo sicuro temporaneo deve avere una superficie tale da contenere gli occupanti che la impiegano (ovvero, con riferimento alla tabella S.4.14 del Codice, pari a 0,7 m2/persona deambulante e 2,25 m2/persona non deambulante).

4. Illustrazione G.1-4: la lunghezza del percorso di esodo “ABCD” è calcolata fino alla porta di accesso alla scala protetta considerata come luogo sicuro temporaneo se rispetta le dimensioni per contenere gli occupanti che la impiegano (si immagini di sostituire il vano scale con la mall).

Si aggiunga inoltre la possibilità prevista dal Codice (seconda nota dell’art. G.1.9, comma 15), di poter considerare i locali compartimentati come luogo sicuro temporaneo rispetto al locale di partenza dell’esodo. Tale caso si applicherebbe agli occupanti di un piano dell’attività commerciale, che sarebbero temporaneamente al sicuro anche solo introducendosi in un altro piano considerabile protetto rispetto a quello di partenza, senza necessariamente percorrere l’intera lunghezza di esodo.

La mall come luogo sicuro temporaneo

Si parte dalla definizione di mall (punto V.8.2, comma 3):

galleria interna all’attività commerciale anche su più piani su cui si affacciano le aree di vendita, i relativi servizi e depositi.

La RTV introduce alcune regole specifiche per poter considerare la mall (anche non compartimentata rispetto ai locali adiacenti) come luogo sicuro temporaneo. Pertanto, dalla somma delle regole della RTO (enunciate al paragrafo precedente) e di quelle della RTV, nella seguente tabella e nell’immagine successiva vengono raccolti tutti i criteri necessari a sfruttare le facilitazioni legate al luogo sicuro temporaneo nel caso di un’attività commerciale che preveda una mall.

Strategia: Controllo dell’incendio

Le prescrizioni della nuova RTV in merito alla strategia del Controllo dell’incendio (rif. S.6 del Codice P.I.), sono state espresse in una serie di tabelle. Considerata però la presenza di diverse note di chiarimento ed eccezioni, si è ritenuto utile produrre una nuova serie di tabelle che definiscono in modo molto più chiaro e senza interpretazioni o note le specifiche che la RTV prescrive per ciascuna singola tipologia di attività commerciale riferibile ad una classificazione completa ed univoca. Pertanto è stata elaborata una tabella specifica per ciascuna classificazione dell’attività in base alla “superficie lorda utile A”: AA, AB, AC, AD, AE, da usare solo per le aree TA e TB1. Ogni singola casella delle tabelle si riferisce in modo univoco ma compiuto ad un’attività con le specifiche caratteristiche indicate incrociando le righe con le colonne. Inoltre sono necessarie ulteriori 3 tabelle, per le aree TK1, TM1, TM2, TM3 e TZ, valide indipendentemente dalla superficie dell’attività.

In conclusione, si tratta pertanto di n. 8 tabelle, che verranno inserite nell’eBook di futura pubblicazione; di seguito vengono anticipate solo quelle per le aree TA e TB1 nell’ambito delle attività classificate AA ed AB.

Strategia: controllo di fumo e calore

La strategia S.8 del Codice è il Controllo di fumo e calore, ovvero le prescrizioni e indicazioni utili a consentire il controllo, l’evacuazione o lo smaltimento dei prodotti della combustione in caso di incendio. Il Codice suddivide i presidi per il controllo di fumo e calore in due macro-tipologie, correlate a due diversi livelli di prestazione, come nella seguente tabella.

Perché il controllo di fumo e calore?

Sebbene lo smaltimento costituisca una prestazione inferiore rispetto all’evacuazione del fumo e del calore, spesso risulta conveniente l’applicazione del livello superiore di prestazione (il III anziché il II) a causa dei vincoli normativi legati alla superficie complessiva dell’attività, la superficie minima di ogni singola apertura, la tipologia delle aperture ed il loro posizionamento. Pertanto, l’attribuzione del livello III può essere, in certi casi, una scelta del progettista oltre che una prescrizione normativa.

Nel caso in cui la determinazione del livello di prestazione sia fatta in base alle regole prescrittive, è necessario applicare la nuova Tabella V.8-10 della RTV, anche perché i criteri di attribuzione definiti dalla RTO sono alquanto generici e possono variare in base a interpretazioni soggettive.

Il livello di prestazione III richiede il raggiungimento di determinati obiettivi tramite il SEFC.

La tabella S.8-1 del Codice definisce gli obiettivi prestazionali del SEFC, che con riferimento allo schema grafico soprastante si possono descrivere come nella tabella seguente.

Tali obiettivi prestazionali si esplicano attraverso:

  • la formazione di uno strato inferiore del compartimento libero dai fumi (salvaguardia degli occupanti);
  • il suo mantenimento nel tempo (salvaguardia degli occupanti ma soprattutto delle squadre di soccorso e dei beni);
  • oltre ai requisiti di tenuta a fumi e calore rispetto ai compartimenti adiacenti.

La tabella seguente riporta le principali norme ed i documenti tecnici di supporto per la progettazione del SEFC.

Progettazione con la Fire Safety Engineering

Nel caso in cui il rispetto delle prescrizioni normative (decreti tradizionali oppure soluzioni conformi di RTO + RTV) non sia pienamente attuabile o non convenga per qualsiasi motivo, eventuali soluzioni alternative e/o in deroga possono essere valutate con un approccio ingegneristico, facendo ricorso alla Fire Safety Engineering. Inoltre, l’approccio F.S.E. può essere utilizzato per dimostrare quantitativamente l’efficacia delle misure adottate, anche nel caso in cui queste siano già conformi alle prescrizioni normative.

La Fire Safety Engineering usa metodi ingegneristici, incluse simulazioni fluidodinamiche con software CFD (Computational Fluids Dynamics), mediante la simulazione realistica dello sviluppo di un incendio. Tale modellazione viene svolta in molteplici scenari di incendio, al fine di valutare ed ottimizzare le caratteristiche del fabbricato che rivestono particolare importanza per la sicurezza delle persone (propagazione di fumo e specie tossiche, incremento della temperature…) oltre che per la stabilità e sicurezza stessa dell’edificio (in particolare l’impatto delle alte temperature sugli elementi strutturali in genere).

L’analisi dell’edificio o di una parte dello stesso viene svolta mediante i metodi F.S.E. e sviluppando simulazioni di incendio in diversi scenari critici, concordati con il Comando VV.F.

Si segnala che la novità delle nuove norme è infatti la grande importanza che viene attribuita al metodo ingegneristico, ovvero l’applicazione della Fire Safety Engineering al fine di:

  • Quantificare l’efficacia delle soluzioni conformi ed alternative adottate nel progetto;
  • Dimostrare l’idoneità delle soluzioni in deroga, necessarie a causa di vincoli di tipo architettonico, impiantistico, strutturale, economico.

Un maggior onere a carico del progettista antincendio si traduce in una maggiore flessibilità progettuale, con vantaggi sia per i progettisti che per i committenti e, in molti casi, in un discreto risparmio economico per la realizzazione di costruzioni sicure dal punto di vista dell’incendio.

Si rimanda ad un futuro eBook incentrato sulla progettazione antincendio delle attività commerciali l’esame approfondito della metodologia ingegneristica applicata a tale tipologia di attività.

Restando nell’ambito delle verifiche ingegneristiche dell’efficacia del SEFC (naturale e/o forzato) a protezione della mall di un centro commerciale multipiano, anche nel caso in cui il progetto non rientri nel campo di applicazione della norme UNI 9494 o altra norma tecnica analoga, andrà valutata caso per caso la migliore configurazione del SEFC, in termini di prestazioni raggiunte, di sicurezza dell’esodo (verifica ASET > RSET), nonché di impatto sull’architettura. La scelta della migliore configurazione del SEFC può essere supportata da un serie di simulazioni CFD di incendio.

Di seguito si riporta una breve sintesi delle modellazioni che hanno come oggetto l’analisi di molteplici differenti tipi di SEFC a protezione di una mall multipiano, da considerare come livello di prestazione III della strategia S.8 del Codice. Sono stati esaminati 11 scenari di SEFC, di seguito se ne illustrano in particolare due, lo scenario “atrium-4” e lo scenario “atrium-10”.

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