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Che cosa si intende per verde pensile e verde tecnico?

Definizioni e ambiti applicativi del verde pensile, che richiede un’elevata interdisciplinarità tra studi botanici, agronomici e ingegneristico/architettonici

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Con verde pensile si intende una tecnologia finalizzata a realizzare strati vegetativi su superfici che non sono in contatto con il suolo naturale. Le superfici possono avere spessori anche molto ridotti e possono essere impermeabilizzate, come i tetti piani o inclinati, o non impermeabilizzate.

Il verde pensile non è semplicemente uno strato di finitura, di abbellimento e/o mascheramento di superfici costruite. Realizzare il verde pensile presuppone la gestione di un sistema integrato e complesso di strati funzionali che hanno lo scopo primario di ricreare un habitat adatto alla crescita e al corretto sviluppo delle specie arboree (che non dimentichiamolo (!) sono esseri viventi) in contesti in cui abitualmente non è facile trovarli.

La tecnologia del verde pensile è del tutto artificiale: viene riprodotto il processo naturale con tecniche che ne imitano le funzioni così da permettere il corretto sviluppo di una superficie vegetalizzata. Al terreno viene sostituita una stratigrafia, articolata in una serie di strati funzionali caratterizzanti , capace di smaltire le acque in eccesso trattenendo contemporaneamente l’acqua e le soluzioni nutritive necessarie alla vita delle piante.

Al verde pensile è associato il concetto di verde tecnico, più complesso del tetto verde e di un giardino pensile, perché l’offerta riguarda la possibilità di intervenire su tutte le aree sigillate, siano esse dotate di impermeabilizzazione o di semplici pavimentazioni cortilizie, ma anche là dove la fertilità del suolo sia nulla o scarsa e sarebbe assai complesso e oneroso un intervento agronomico che ne permettesse l’uso ai fini della coltivazione.

Lo stesso concetto può essere esteso al recupero e rifacimento di prati anche di tipo sportivo, dove l’intervento potrebbe essere pregiudicato dal tipo di terreno d’impianto. In questi termini diventa possibile l’apposizione di una falda artificiale totalmente indipendente posta al di sopra delle stratigrafie esistenti, capace di trattenere, accumulare e cedere soluzioni nutrizionali, e di drenare e aerare il substrato.

Verde pensile, Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, progetto architettonico di Renzo Piano (Foto Archivio Studio Tecnogreen)

Verde pensile, Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, progetto architettonico di Renzo Piano (Foto Archivio Studio Tecnogreen)

Il pacchetto verde diviene un sistema autonomo e altamente funzionalizzato che, da un lato, deve avere la capacità di sussistere indipendentemente da dove sia posto e, dall’altro, è fortemente inciso dal contesto che lo circonda con il quale deve entrare in perfetta sintonia.

La tecnologia del verde pensile richiede un’elevata interdisciplinarità tra studi botanici, agronomici e ingegneristico/architettonici. È fondamentale un accurato studio dei dettagli e delle connessioni del sistema, un’approfondita conoscenza delle modalità e delle tecniche di posa e di drenaggio, un approccio sostenibile ed ecocompatibile nella progettazione di nuove morfologie architettoniche e urbane, compatibili con le esigenze degli apparati vegetali che si dovranno insediare.

Naturalmente sono numerosi e notevoli i vantaggi del recupero di aree a verde: relativamente all’aspetto ambientale, energetico, idraulico, di protezione…
Grazie all’urban greening c’è la possibilità di ricreare un tessuto connettivo verde, strumento di riqualificazione ambientale di aree marginali. All’architettura contemporanea viene quindi offerta una nuova tecnologia, ormai consolidata e sufficientemente testata, che permette di integrare in modo compiuto aree a verde, giardini estensivi e intensivi e volumi edificati, restituendo all’ambiente una quota di superficie coperta che altrimenti sarebbe inesorabilmente cementificata.

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