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I posti di trasformazione su palo (PTP) per cantieri

I posti di trasformazione su palo (PTP) distribuiscono corrente elettrica in cantieri e luoghi isolati

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I posti di trasformazione su palo (PTP) sono impiegati:
– nella distribuzione rurale o montana;
– in utenze territorialmente isolate (cantieri, illuminazione di gallerie autostradali, elettropompe ecc.).
Tipici schemi di utilizzo di PTP sono mostrati in figura 1. Nel caso degli schemi del tipo a) e b) di figura 1 (la figura 1c) ha il sezionamento sul palo) la posizione del sezionamento per PTP è illustrata in figura 2.

Fig2016_29-1

Schemi tipici consigliati per PTP a) per trasformatori sino a 25 kVA; b) per trasformatori sino a 50 kVA; c) per trasformatori oltre 50 kVA [1] Norma CEI 0-16: Regola tecnica di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi alle reti AT ed MT delle Imprese distributrici di energia elettrica, Fascicolo 9404, 2a edizione, 2008

Fig2016_29-2

Indicazione della posizione in cui viene effettuato il sezionamento della linea prima del PTP 1] Norma CEI 0-16: Regola tecnica di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi alle reti AT ed MT delle Imprese distributrici di energia elettrica, Fascicolo 9404, 2a edizione, 2008

Esso avviene di norma sul sostegno (in figura 2 indicato con 3) che precede il PTP. Il sezionatore è ovviamente anche equipaggiato con lame di terra interbloccate.

Nella rete elettrica di distribuzione l’economicità dei PTP li pone come un’ottima alternativa alle cabine di trasformazione. L’entità di potenza dei PTP è intorno ai 100 kVA, ma la tendenza è di arrivare anche a 160 kVA.

La possibilità di installare trasformatori di potenze superiori necessiterebbe della costruzione di sostegni particolari il cui costo comprometterebbe proprio la caratteristica precipua di questo tipo di installazione che è, come già detto, l’economicità.

I sostegni utilizzati per i PTP possono essere divisi in:
– autoportanti quando la loro stabilità, sotto l’effetto di carichi agenti sulla linea, è assicurata senza tenere conto dell’effetto stabilizzante esercitato dai conduttori e dalle eventuali corde di guardia;
– non-autoportanti quando la loro stabilità, sotto l’effetto dei carichi agenti sulla linea, è assicurata tenendo conto dell’effetto stabilizzante esercitato dai conduttori e dalle eventuali corde di guardia.

Nei primi anni in cui venivano installate le postazioni su palo, i sostegni adottati erano perlopiù in legno o in calcestruzzo armato, e per conferire maggior stabilità alla struttura, ove era possibile, si sceglieva la soluzione bipalo o addirittura il traliccio di profilati di acciaio nei casi in cui il peso del trasformatore fosse ingente cioè per applicazioni maggiori di 100 kVA.

Con il passare degli anni e le migliorie ottenute nel campo dei materiali e delle macchine, queste soluzioni sono andate in disuso, e sono state soppiantate da sostegni in calcestruzzo armato centrifugato, pali tubolari rastremati in acciaio (di tipo Mannesmann), o tralicci di profilati di acciaio.

I pali in legno sono stati completamente sostituiti con strutture in c.a.c. o in acciaio. La soluzione bipalo viene oggi scarsamente adottata in quanto con un unico palo, a parità di resistenza meccanica, si ha un notevole risparmio economico e una maggiore facilità esecutiva.

Il sostegno è composto anche da una mensola alla quale il trasformatore è ancorato; essa deve essere perfettamente accoppiata con il palo, quindi, l’anello di collegamento ha diametro diverso a seconda che sia montato su un palo in acciaio o calcestruzzo. Sulla mensola sono inoltre presenti degli elementi di fissaggio, quali staffette e piastre, che garantiscono l’immobilizzazione del trasformatore.

Fig2016_29-3

a) Sezionamento nel palo precedente al PTP; b) PTP nello schema a) di fig. 1 con l’aggiunta degli scaricatori

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