Impianti a biomasse, a che punto siamo in Italia? | Ingegneri.info

Impianti a biomasse, a che punto siamo in Italia?

Nonostante i vuoti normativi, in Italia persistono alcuni casi di successo di produzione di energia elettrica da biomasse. Facciamo il punto

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Il Decreto Legislativo n. 28 del 3 marzo 2011, di recepimento della direttiva 2009/28/Ce sulla promozione dell’uso delle energie rinnovabili, definisce “biomassa” la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (sia sostanze vegetali che animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani.

Questa grande varietà di materie prime e di residui a matrice organica può essere suddivisa in cinque categorie principali:

  • agricoli (coltivazioni dedicate, residui colturali provenienti dall’attività aziendale),

  • agroforestali (residui delle operazioni selvicolturali e delle attività agroforestali, boschi cedui),

  • zootecnici (reflui e scarti animali),

  • industriali (provenienti dalle lavorazioni del legno, della carta, degli alimenti),

  • rifiuti (dalla manutenzione del verde pubblico e la frazione organica di rifiuti solidi urbani – Forsu).

Le biomasse giocano un ruolo importante nella produzione di energia da fonti alternative: il piano di azione nazionale per le energie rinnovabili prevede al 2020 una quota del 10% circa di energia rinnovabile realizzata mediante l’uso della biomassa (escluso l’idroelettrico). Le modalità di incentivazione sono stabilite dal DM 6 luglio 2012. Possono accedere agli incentivi gli impianti di potenza non inferiore a 1 kW. Gli incentivi si applicano agli impianti nuovi, integralmente ricostruiti, riattivati, oggetto di intervento di potenziamento o di rifacimento entrati in esercizio dal 1°gennaio 2013.

Ambiti di intervento

Il teleriscaldamento a biomassa può attivare filiere locali di approvvigionamento delle energie “bio”, tramite una rete infrastrutturale strategica per il territorio, sfruttabile anche per altri servizi di pubblica utilità come il passaggio dei cavi per il collegamento alla Banda Ultra Larga. Anche i disagi causati dal maltempo, con la caduta di piante e quindi la necessità del loro smaltimento, potrebbe favorire lo sviluppo del settore, trasformando un costo in un’entrata economica per i Comuni. Perché ciò si realizzi, però, occorre superare l’attuale disciplina che considera le piante eradicate come rifiuti, quindi non utilizzabili come biomassa.

Un altro ambito interessante per le biomasse sono i territori montani legati alla filiera del legno. I boschi sono miniere energetiche naturali che potrebbero, attraverso una gestione forestale corretta e sostenibile, alimentare un nuovo sviluppo socio-economico della montagna. Secondo un’indagine della Fiper (Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili) sarebbero ben 801 i Comuni nelle zone montane, non ancora metanizzati, che potrebbero essere teleriscaldati. Ma gli investimenti sono frenati dalla mancanza di una legge quadro sul teleriscaldamento.

Casi di studio

La centrale a biogas Greenway di Bertiolo (Udine), è stata inaugurata il 1° dicembre e produrrà oltre 8500 MWh l’anno di energia elettrica con il biogas ricavato dalla fermentazione delle colture erbacee. Il progetto è a km zero sia in entrata sia in uscita; infatti, i terreni limitrofi alla centrale (300 ettari) forniscono la materia prima e ricevono fertilizzante organico naturale risultante dalla produzione del biogas, che avviene attraverso un processo anaerobico in mesofilia (temperatura intorno ai 40-45°) sulle masse vegetali all’interno di fermentatori; il gas alimenta un motore (il cogeneratore) che produce l’energia elettrica da immettere nella rete.

La centrale a biogas Greenway di Bertiolo (Udine)

L’impianto ha una potenza di 1 MW elettrico, sufficiente a coprire il fabbisogno elettrico di oltre 2000 famiglie, e occupa una superficie di 18mila metri quadrati. Al netto degli autoconsumi della produzione annua, Greenway stima di cedere alla rete circa 8mila MWh.

A Caltagirone (Catania) è stato presentato il progetto Renovo per la realizzazione di un Polo produttivo della Bioeconomia, che prevede la realizzazione di un impianto per la produzione di energia elettrica e termica, alimentato con biomassa ottenuta dagli scarti agricoli raccolti nel territorio, che alimenterà linee di produzione di pallet ecologici prodotti esclusivamente con legno post-utilizzo e produzione di biomateriali per la bioedilizia ed altri usi.

Il Polo avrà inoltre una funzione di ricerca applicata all’innovazione biotecnologica, in collaborazione con il Cnr, per sviluppare tecnologie per l’estrazione di oli essenziali, biominerali e biopolimeri da prodotti agricoli come gli agrumi, il cardo, e il ficodindia, finalizzata a ottenere biocosmetici e nuove applicazioni biomedicali ed altri utilizzi.

Il progetto, finanziato dal Fondo Green Star e sostenuto da Legambiente, Cooperativa Sociale il Nodo, Conai, Cnr, Gse, Regione Sicilia e i Comuni di Caltagirone e San Cono, non comporta sottrazione di suoli agricoli né interferenze con le colture esistenti. La fabbricazione di pannelli multifunzione per l’edilizia e di pallet ecologici, oltre alla ricaduta positiva per l’economia locale e un concreto abbattimento nelle emissioni di CO2 legate al trasporto su gomma, renderà disponibili in Sicilia materiali edili adatti a migliorare l’efficienza energetica degli edifici.

L’autore


Giorgio Tacconi

Nato a Milano nel 1956, laureato in giurisprudenza, svolge come libero professionista attività di comunicazione, informazione e consulenza tecnico-giuridica in tema di sicurezza negli ambienti di lavoro, tutela dell’ambiente e sostenibilità, responsabilità sociale d’impresa. Ha collaborato come autore di testi, siti e banche dati con Cedis, McGrawHill, Eco-comm, De Agostini, Rcs, Conde Nast, LifeGate, Sistemi Editoriali, Giappichelli.

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