Incentivi alle rinnovabili: barare sui requisiti non è un falso "innocuo" | Ingegneri.info

Incentivi alle rinnovabili: barare sui requisiti non è un falso “innocuo”

E' sacrosanto il provvedimento del GSE di automatica decadenza dagli incentivi per chi, con dichiarazioni non veritiere o incomplete, incida sulla corretta erogazione di benefici. Nè, assume alcun rilievo l'elemento intenzionale. L'approfondimento dell'esperto

eolico
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In una recente sentenza, il Consiglio di Stato affronta la questione del  cd. “falso innocuo”, rilevando che una dichiarazione inaffidabile – perché, al di là dell’elemento soggettivo sottostante, è falsa o incompleta – deve ritenersi già di per sé stessa lesiva degli interessi considerati dalla norma.

La questione riguarda un provvedimento del GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) di decadenza dagli incentivi di cui al D.M. 6 luglio 2012 per la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili.

Il provvedimento in questione era basato sul fatto che una Società, con riferimento ad un impianto eolico, aveva dichiarato una potenza inferiore a quella oggetto del titolo autorizzativo (il che aveva comportato l’indebita fruizione del criterio di priorità previsto dall’art. 10, comma 3, lett. g), d.m. cit.), nonché mancato di rettificare il titolo autorizzativo prima dell’iscrizione al registro 2013 (il che aveva comportato la fruizione non dovuta dell’ulteriore criterio di priorità di cui alla lett. f) del medesimo comma 3).

 

Art. 10 D.M. 6 luglio 2012

Requisiti e modalità per la richiesta di iscrizione al registro e criteri di selezione

3.Entro trenta giorni dalla data di chiusura dei registri, il GSE forma e pubblica le relative graduatorie sul proprio sito, secondo i seguenti criteri di priorità, da applicare in ordine gerarchico:

f) impianti iscritti a precedente registro ma risultati in posizione tale da non rientrare nel limite di potenza
g) minor potenza degli impianti

 

La Società in questione ricorreva innanzi al TAR invocando l’annullamento di detto provvedimento di decadenza adottato dal GSE. Il TAR respingeva però il ricorso.

Avverso tale pronuncia la Società proponeva quindi appello innanzi al Consiglio di Stato che, con la pronuncia 28 luglio 2017, n. 3765, ha giudicato – per quanto rileva ai nostri fini – infondato l’appello della Società.

In generale appare opportuno premettere che, come specificato dallo stesso Consiglio di Stato, la disciplina degli incentivi contenuta nel D.M. 6 luglio 2012 ha la finalità di sostenere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili attraverso la definizione di incentivi e modalità di accesso semplici e stabili, che promuovano l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità degli oneri di incentivazione in misura adeguata al perseguimento dei relativi obiettivi, stabiliti nei Piani di azione per le energie rinnovabili.

Sull’impianto normativo in tema di sistemi incentivanti per le rinnovabili, nonché sulle relative questioni in tema di controlli e sanzioni, analizzate alla luce delle recente giurisprudenza in materia, si rimanda al nuovo volume

 

 

La questione del “falso innocuo”

Con la pronuncia in commento, il Consiglio di Stato analizza in particolare la questione per cui – a detta della Società ricorrente – non potrebbe predicarsi alcuna automatica decadenza degli incentivi in forza di un falso che al più dovrebbe valutarsi come innocuo (ossia tale da integrare una violazione, che non sarebbe rilevante, come richiesto dall’art. 42, comma 3, D.Lgs. n. 28/2011).

Al riguardo, il collegio d’appello ribadisce il principio dell’irrilevanza del cd. falso innocuo nella materia in questione, spiegando che:

  • nelle procedure di evidenza pubblica, la completezza delle dichiarazioni è già di per sé un valore da perseguire perché consente, anche in ossequio al principio di buon andamento dell’amministrazione e di proporzionalità, la celere decisione in ordine all’ammissione dell’operatore economico alla selezione (Cons. Stato n. 3014/2016);
  • pertanto, una dichiarazione che è inaffidabile perché, al di là dell’elemento soggettivo sottostante, è falsa o incompleta, deve ritenersi già di per sé stessa lesiva degli interessi considerati dalla norma, a prescindere dal fatto che l’impresa meriti sostanzialmente di partecipare (si veda al riguardo, tra le altre, Cons. Stato, n. 3397/2013);
  • difatti, l’intero sistema della disciplina delle procedure di evidenza pubblica poggia sulla presentazione, da parte delle imprese concorrenti, di dichiarazioni sostitutive che le vincolano in base all’elementare principio dell’autoresponsabilità e che devono essere rese con diligenza e veridicità (Cons. Stato, n. 5928/2014).

Nella materia in questione, pertanto, non assume alcun rilievo l’assenza dell’elemento intenzionale.

Ciò considerato, la pronuncia in commento precisa altresì che nella specie si è in presenza di una violazione rilevante in relazione all’erogazione dei benefici: difatti la falsa dichiarazione della Società ha direttamente inciso sulla determinazione della graduatoria (formatasi, appunto, sulla scorta dei dati erronei dichiarati dall’appellante).

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