Lo sviluppo dell'eolico in Italia potrebbe generare 2,1 miliardi di euro | Ingegneri.info

Lo sviluppo dell’eolico in Italia potrebbe generare 2,1 miliardi di euro

Lo studio Althesys: il rinnovamento degli impianti eolici ormai obsoleti insieme a un ulteriore potenziamento avrebbe ricadute importanti in termini economici

Power Generating Windmill Farm
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Dallo sviluppo dell’energia eolica in Italia potrebbero essere generati benefici per 2,1 miliardi di euro, tra costi minori, indotto, riduzione degli incentivi, persino dati di occupazione (7mila posti).
Un potenziale inespresso in un Paese come il nostro, dove gli impianti esistenti sono obsoleti, e il parco tecnologico andrebbe rinnovato, mentre l’eolico nel mondo, nelle sue varie forme tecnologiche, stia vivendo una fase di grande boom.

A tracciare questo bilancio è uno studio Althesys, promosso in collaborazione da Anev, l’associazione nazionale energia dal vento, e presentato nei giorni scorsi in occasione della giornata mondiale del vento.

Secondo lo studio questi 2,1 miliardi di benefici economici deriverebbero principalmente riduzione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità (fino a 1,3 miliardi di euro) grazie a un maggior ricorso all’eolico nel mix energetico con merit order effect sul prezzo dell’energia in borsa. Gli ulteriori benefici per circa 800 milioni deriverebbero principalmente dalle ricadute economiche sull’indotto e dalla riduzione degli incentivi. Interessanti, infine, anche i dati occupazionali: lo studio considera infatti la creazione di più di 7.000 nuovi posti di lavoro.

Sul versante tecnologico, la ricerca stima un potenziale di rinnovamento complessivo da 7,9 GW lordi, dei quali 3,9 GW per un contributo netto alla potenza installata di 2,3 GW entro il 2020, più 4 GW di nuova potenza da rinnovamento, per un contributo netto alla potenza eolica installata compreso tra 0,8 GW e 2,2 GW dopo il 2020.

E’ bene sottolineare – commenta Alessandro Marangoni, ceo di Althesys – che i dati di settore continuano a essere globalmente molto promettenti. Le analisi fatte ci indicano che la spinta finanziaria globale non si è mai arrestata, come evidenzia l’ultimo Irex Report, anche grazie agli economics dell’eolico, sempre positivi. Le criticità tuttora esistenti sul mercato italiano possono essere superate cercando di favorire un processo di revamping degli impianti. Dallo studio che abbiamo presentato emerge che i benefici derivanti dal rinnovamento, economici, sociali e ambientali, sono consistenti e coinvolgerebbero tutti: imprese, governo e cittadini”.

La società di consulenza Althesys – che ha contribuito assieme al GSE al Renewables 2016 Global Status Report” – il rapporto di REN21, l’organizzazione delle Nazioni Unite, uscito nei giorni scorsi – ha pubblicato poche settimane fa l’Irex Report 2016, secondo il quale nel nostro Paese gli investimenti nelle rinnovabili sono ammontati nel 2015 a 9,9 miliardi di euro, con aumento di quasi 3 miliardi di euro rispetto all’anno scorso.

L’Irex report, che analizza gli investimenti utility scale avvenuti nel 2015 nel settore delle rinnovabili da parte di aziende italiane ed estere in Italia e delle sole italiane all’estero, ha evidenziato che le operazioni di crescita interna – installazioni di nuova potenza onshore o offshore – registrano un forte aumento nell’eolico, sia in termini di operazioni censite sia per capacità. Infatti, il 67,6% di potenza autorizzata e installata nel 2015 (1.624 MW) è eolica (+58% rispetto al 2014), coinvolgendo 2,4 miliardi di euro di investimenti e il 59% delle operazioni. Di questi, solo il 25% sono avvenuti però in Italia, con una taglia media degli impianti di 20 MW.

I dati dell’Irex Annual report evidenziano che l’eolico è competitivo e profittevole nella maggior parte dei Paesi europei. Il costo di generazione medio è diminuito del 6,9% rispetto al 2014 grazie al calo dei costi della tecnologia (-4,4%), di O&M (-19,6%), di permitting e progettazione (-8,5%) e del capitale (-5,8%). L’Italia è però la nazione con i costi più alti (77,5 €/MWh contro la media europea di 56,1), penalizzata da oneri fiscali e burocratici che valgono il 78% del gap dall’Europa. Danimarca, Francia e Germania mostrano invece i costi più bassi, intorno ai 40 €/MWh, e hanno un eolico competitivo con le fonti fossili.

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