Miniascensori e montascale domestici: guida normativa e tecnica | Ingegneri.info

Miniascensori e montascale domestici: guida normativa e tecnica

Requisiti tecnici, agevolazioni fiscali, misure di sicurezza e vantaggi nell'installazione di questi impianti all'interno delle abitazioni

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Per rendere accessibile il sottotetto, il soppalco o il livello superiore di casa ad anziani, bambini, disabili, installare un mini ascensore o un montascale è spesso la soluzione più efficace.

Le principali differenza fra un miniascensore e un ascensore sono:

  • velocità: il miniascensore arriva fino a 0,15 m/s; l’ascensore è più veloce;
  • fonte di energia: il miniascensore può utilizzare la corrente domestica 230V– monofase, con grosso risparmio energetico, mentre l’ascensore ha necessità di utilizzare la corrente 380V – trifase;
  • impianto: il miniascensore non comporta fossa e testata.

I miniascensori domestici, anche in dimensioni minime, circa 65-66 centimetri di lato, possono essere equipaggiati con seggiolino, comandi touch, telefono in cabina, e con un sistema di alimentazione indipendente utile in caso di black out.

Misure di sicurezza
L’installazione di un ascensore domestico in un edificio in fase di costruzione prevede una serie di misure di sicurezza indispensabili:

  • nel vano di corsa non devono esserci condutture e tubazioni estranee all’impianto;
  • se il vano di corsa è comune a più di un impianto la fossa di ciascuno deve essere separata con materiali ignifughi di protezione di altezza oltre i 2 metri;
  • se è presente la sala macchine questa deve essere abbastanza grande da permettere la manutenzione e eventuali ispezioni ed avere un interruttore generale a mano;
  • qualora il vano di corsa sia chiusa da pareti in maniera totale dovrà essere completo di un impianto d’illuminazione a norma;
  • ogni ascensore deve essere realizzato secondo la direttiva 95/16/CE e la sua conformità è garantita dalla presenza in ogni cabina del marchio CE;
  • gli impianti di ascensore che hanno la corsa al di sopra del pian terreno maggiore di 20 metri e installati in edifici che superano i 24 metri d’altezza devono avere una protezione antincendio secondo i regolamenti del comando dei vigili del fuoco;
  • il vano corsa deve essere isolato con pareti cieche antifuoco dagli ambienti dell’edificio e dal locale macchinario fatte in modo che resistano per un paio d’ore;
  • il vano corsa deve presentare nella parte alta un’apertura diretta all’aria esterna, grande circa 5% rispetto l’intero vano;
  • la porta d’accesso deve essere anch’essa resistente al fuoco ed essere formata da una doppia porta metallica.

Lo spazio necessario
Per un impianto elevatore standard con cabina 80×80 cm e vano in muratura le dimensioni minime richieste sono 120 cm per larghezza e 95 cm per la profondità, tali da consentire l’accesso anche ad una sedia a rotelle, per un impianto standard con castelletto in alluminio in abitazioni già costruite invece le dimensioni sono 134,5 per la larghezza e 107 per la profondità.

Capienza persone
Solitamente il peso sostenibile da un impianto standard è di 250 kg, circa 3 persone, sono comunque possibili versioni di capienza maggiore con portata fino ai 600 kg.

Interventi al pavimento
Solitamente necessita effettuare una fossa nella pavimentazione di circa 10 cm ricavabile in 3 modi: o con uno scavo nel pavimento, o scavando in parte la pavimentazione e in parte realizzando una rampa, o appoggiando la piattaforma al pavimento e realizzare la fossa prevista con una rampa posta frontalmente all’accesso.

Consumo energetico
La potenza elettrica richiesta per un ascensore domestico è solitamente di 1,5 kW e non serve quindi potenziare il proprio impianto elettrico, vi sono poi modelli che richiedono anche un minimo di 1,1 kW. Per muoversi l’impianto ha bisogno solo di un normalissimo punto luce domestico a 220 V, 50 Hz. Se poi si verifica un blackout esistono dispositivi che accendono all’interno della cabina l’illuminazione e consente di ritornare a piano terra.

Manutenzione
Per legge è obbligatorio periodicamente verificare l’ascensore domestico due volte all’anno per visite generiche mentre la verifica da parte di enti notificati è biennale.

Costi
Un impianto con portata di 250 Kg a 2 fermate cabina 80×80 cm con profili in alluminio anodizzato e pareti in truciolare nobilitato e linoleum come pavimento, porta panoramica con vetro trasparente costa circa 10.000 euro incluso armadietto con centralina e quadro, trasporto e montaggio e certificato di conformità. Sono invece escluse opere murarie, manovalanza pesante, costi di demolizione/costruzione ecc.

Agevolazioni fiscali
In caso di installazione durante una ristrutturazione, l’acquisto di miniascensori beneficia di una serie di agevolazioni fiscali, fra cui la detrazione del 50% in dieci anni, l’Iva agevolata del 4% e possibilità di beneficiare dei contributi previsti dalla legge n° 13/1989 nel caso di utenti disabili, e degli sgravi fiscali, che permettono di detrarre dalle tasse fino al 36% dell’importo.
La legge n° 13/1989 (“disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”) prevede fondi per finanziare l’installazione di poltroncine montascale, di piattaforme montascale e piattaforme elevatrici. Lo Stato concede contributi erogati tramite la Regione per l’abbattimento delle barriere architettoniche al domicilio del disabile o nei Centri per disabili.

Hanno diritto alla detrazione IRPEF del 19% sull’intero importo della spesa sostenuta, i contribuenti che rientrino nella categoria delle persone disabili che: “presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa, tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”.
L’invalidità deve comportare “menomazioni funzionali permanenti con ridotte o impedite capacità motorie” e deve essere dimostrata con una documentazione medica appropriata. Ha diritto alla detrazione anche il contribuente che abbia fiscalmente a carico il soggetto portatore di handicap.

La procedura è analoga a quella applicata per le spese mediche. L’avente diritto alla detrazione deve solo conservare le fatture relative alle spese sostenute e portarne l’importo in detrazione. La detrazione si applica interamente nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno nel quale si è provveduto al pagamento della spesa.
Il contributo è pari alla spesa effettivamente sostenuta fino ad un valore di 2.582,28 euro. Per importi fino 12.911,42 euro l’eccedenza rispetto ai 2.582,28 euro godrà di un ulteriore contributo pari al 25%. Costi eccedenti i 12.911,42 euro avranno un ulteriore contributo del 5%.
La detrazione IRPEF del 50% può essere invece usufruita da qualsiasi contribuente, indipendentemente dal suo stato di salute, che installi un montascale o una piattaforma elevatrice, in un immobile di proprietà o detenuto ad altro titolo (uso, usufrutto, abitazione, locazione, comodato), purché situato in Italia. Non è necessario avere residenza nell’immobile nel quale viene realizzato l’impianto, né che sia di proprietà. È possibile usufruire della detrazione anche da chi occupa l’immobile a titolo di locazione o comodato o dal familiare convivente.

Condominii

Nel caso di fornitura di montascale e/o piattaforme elevatrici da installare su parti comuni di edifici condominiali il soggetto legittimato ad eseguire i lavori e ad usufruire della detrazione di imposta è esclusivamente il condominio. Per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio, il beneficio compete con riferimento all’anno di effettuazione del bonifico da parte dell’amministrazione del condominio. In tale ipotesi, la detrazione spetta al singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che quest’ultima sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

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