Progettazione antincendio uffici con la FSE: il caso Lavazza a Torino | Ingegneri.info

Progettazione antincendio uffici con la FSE: il caso Lavazza a Torino

Le norme tradizionali, il Codice e la Fire Safety Engineering in merito alla progettazione antincendio delle attività uffici. Con un focus pratico approfondito dedicato alla nuova sede della Lavazza a Torino

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Questo contributo costituisce uno stralcio di “Attività Uffici: Il progetto antincendio”, il nuovo libro (eBook) edito da Wolters Kluwer Italia a firma dell’autore, Ing. Filippo Cosi. Nell’E-book viene affrontato il tema della progettazione della sicurezza antincendio dei fabbricati adibiti ad attività di ufficio.
La pubblicazione è strutturata in modo da costituire una linea guida per i progettisti nella predisposizione della relazione tecnica antincendio.
Viene affrontata la progettazione di un’attività di ufficio mediante tre impostazioni progettuali differenti: le regole tecniche tradizionali, il Codice di prevenzione incendi (integrato dalla nuova RTV del 2016) e la Fire Safety Engineering.
Oggetto della progettazione antincendio secondo le tre modalità sopra elencate è un fabbricato di nuova costruzione, destinato a contenere gli uffici del Nuovo Centro Direzionale Lavazza in Torino, di cui abbiamo già fornito un interessante focus strutturale a questo link e un focus sulle tecnologie in campo a questo link.
Per consultare o acquistare il libro, cliccate il box di seguito. A seguire, l’estratto.

Evoluzione della normativa antincendio
Una prima parte dell’E-book descrive l’evoluzione della normativa antincendio, che ha visto negli ultimi mesi la pubblicazione del Codice di prevenzione incendi e della nuova Regola tecnica verticale sulle attività di ufficio.
Nello svolgimento dell’attività professionale in questo particolare periodo storico, caratterizzato da un continuo aggiornamento normativo, ci si trova a volte di fronte ad un bivio, e bisogna decidere quale approccio progettuale sia più conveniente seguire.
Per questo motivo, le successive sezioni dell’E-book affrontano la progettazione di un’attività di ufficio mediante tre impostazioni progettuali differenti:
• Le regole tecniche tradizionali, in particolare il D.M. 22 febbraio 2006;
• Il Codice di prevenzione incendi, integrato dalla nuova RTV del 2016;
• La Fire Safety Engineering.
Si tenga conto che le prime due metodologie sono alternative tra di loro, mentre la F.S.E. può essere applicata nel caso in cui sia necessario chiedere una deroga ad una particolare misura prevista dalla norma. Pertanto la F.S.E. è stata presa in considerazione per sviluppare alcuni particolari aspetti della progettazione e non l’intero progetto.
Da qualche anno abbiamo assistito ad un’evoluzione, o forse una rivoluzione, normativa, un continuo aggiornamento di regole tecniche orizzontali e verticali, con l’obiettivo di fornire al progettista degli strumenti più flessibili, delle linee guida applicabili ai casi comuni ed ai casi particolari.
Questo tipo di evoluzione normativa sta comportando una progressiva specializzazione professionale del progettista antincendio, portando quindi allo sviluppo di figure professionali che fanno della progettazione antincendio la propria esclusiva vocazione.
Da considerare inoltre che l’avvento dell’obbligo dell’aggiornamento professionale periodico non permette ai professionisti di mantenersi abilitati ed aggiornati in molteplici settori, bensì ne favorisce la specializzazione. Solo un professionista antincendio specializzato possiede infatti le competenze e l’esperienza per applicare efficacemente le misure previste dalle nuove normative di tipo prestazionale.

La nuova Regola Tecnica Orizzontale del 2015
La nuova Regola Tecnica Orizzontale è:
“Decreto del Ministro dell’Interno del 3 agosto 2015. Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.”
Inizialmente non applicabile ai fabbricati destinati ad ufficio, il suddetto D.M., denominato anche Codice di prevenzione incendi, è stato integrato dalla nuova RTV (Regola Tecnica Verticale) sugli uffici e ne permette l’applicazione anche a questa tipologia di attività soggetta:
“Decreto del Ministro dell’Interno del 8 giugno 2016. Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di ufficio, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.”

Tipologia di attività soggetta: Uffici
I parametri che determinano se un fabbricato (o parte di fabbricato) è soggetto ai controlli del CNVVF sono indipendenti dalla norma tecnica che il progettista applicherà, essendo definiti da una norma generale, il Decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011 , n. 151. L’Allegato I al suddetto D.P.R., introduce la seguente:
attività soggetta n. 71, suddivisa in tre categorie, in base ad un solo parametro, il numero di persone presenti nel fabbricato.

FIGURA 2

Modalità di utilizzo del Codice di prevenzione incendi
Nel caso in cui il progettista antincendio scelga di seguire il Codice P.I. anziché la previgente RTV del 2006, il progetto va sviluppato interamente con:
• D.M. 3 agosto 2015 (RTO)
• D.M. 8 agosto 2016 (RTV Uffici).

FIGURA 3

In generale il Codice P.I. indirizza il progettista verso le soluzioni antincendio da adottare nel progetto, che possono essere:
Soluzioni conformi: sono proposte direttamente dal Codice e si possono applicare direttamente senza ulteriori argomentazioni per la dimostrazione della loro efficacia nel caso specifico;
Soluzioni alternative: sono definite dal Codice e possono essere proposte dal progettista. In questo caso il progettista antincendio è tenuto a dimostrare l’adeguatezza delle soluzioni alternative mediante i metodi ordinari di progettazione definiti dal paragrafo G.2.6 e dalla Tabella G.2-1;
Soluzioni in deroga: devono essere proposte dal progettista antincendio, che è tenuto a dimostrare l’adeguatezza delle soluzioni in deroga mediante i metodi avanzati di progettazione definiti dal paragrafo G.2.7 e dalla Tabella G.2-2.

Descrizione generale del progetto

FIGURA 4

Il fabbricato in corso di realizzazione (foto Andrea Guermani)

Oggetto della progettazione antincendio è un fabbricato uffici di nuova costruzione, con 2 piani interrati e 7 piani fuori terra.
I due piani interrati ospitano l’autorimessa a servizio degli uffici ed i locali tecnici, tra cui le centrali di trattamento aria e frigorifera e il gruppo elettrogeno con relativo serbatoio di deposito gasolio. L’accesso al parcheggio interrato avviene da spazi a cielo libero, mentre l’accesso all’edificio uffici avviene attraverso il grande atrio con reception al piano terra.
Il piano terra comprende, oltre all’atrio, alcune sale riunioni, l’ufficio postale interno, il C.E.D., un piccolo show-room, un’area wellness, la control room, alcuni locali ad ufficio. Nell’atrio è presente anche una scala aperta di forte impatto scenografico, utilizzata per la funzionalità ordinaria dell’attività e per rappresentanza. I piani primo e secondo ospitano gli spazi adibiti ad attività lavorativa, oltre ad alcune piccole sale riunioni, depositi, locali accessori e servizi. Dal piano terzo al piano sesto l’impronta dell’edificio si riduce notevolmente, strutturandosi in una sorta di torre uffici, che vede sistemati nella parte centrale i collegamenti verticali ed i cavedi impiantistici. Il piano tipo uffici è infatti organizzato in manica quintupla, con al centro i servizi ed i collegamenti verticali; in questo modo gli uffici saranno disposti in facciata, con due corridoi longitudinali. Alcune zone sono organizzate in open-space.

Progettazione con il Codice e la nuova RTV del 2016
Di seguito alcuni brevi stralci della progettazione secondo il Codice di prevenzione incendi e la nuova RTV di cui al D.M. 8 giugno 2016

Classificazione delle aree dell’attività
Nel fabbricato in progetto sono presenti le seguenti tipologie di aree:
• TA: uffici e spazi comuni, a tutti i piani fuori terra;
• TM: depositi con S > 25 mq e c.i. > 600 MJ/mq (circa 34 kgls/mq), ubicati ai piani interrati e fuori terra;
• TO: sale riunioni con affollamento > 100 persone (al piano terra);
• TK: archivio al piano L-2, deposito al piano L-1, deposito posta al piano L0;
• TT: C.E.D. e control room al piano L0.

Definizione dei profili di rischio
Uno dei parametri definiti dal Codice per la valutazione del rischio è il profilo di rischio vita Rvita.
Per le varie aree del fabbricato, si possono definire i seguenti profili di rischio Rvita:

Piano Destinazione d’uso Rvita
Due piani interrati Autorimessa privata A2
Due piani interrati Depositi A3
Piano L-2 Archivio A2
Piano terra C.E.D. A3
Piano terra Contro Room e locali tecnici accessori A3
Piano terra Area Wellness A1
Piano terra Locale rifiuti A3
Piano terra Ufficio postale e relativi locali accessori A2
Tutti i piani fuori terra Compartimenti con locali adibiti ad ufficio A2
Piano L+6 Piccolo deposito A2

Reazione al fuoco
Il Codice applica una nuova suddivisione dei materiali, raggruppati in base alle classi di reazione al fuoco in 4 gruppi omogenei.
Pertanto, i materiali installati nel fabbricato saranno:

Locale Rvita Gruppi di materiali
Via di esodo (di tutti i profili Rvita) tutti GM0 GM1 GM2 GM3 GM4
Depositi, archivi, locale rifiuti A2, A3 GM0 GM1 GM2 GM3 GM4
C.E.D. e control room A3 GM0 GM1 GM2 GM3 GM4
Area Wellness A1 GM0 GM1 GM2 GM3 GM4
Locali ufficio e open spaces A2 (B2) GM0 GM1 GM2 GM3 GM4

Resistenza al fuoco
Il Codice prescrive 5 Livelli di prestazione per la resistenza al fuoco, mutuati, con alcuni aggiornamenti, dal D.M. 9 marzo 2007.
Nel caso dell’attività in progetto, infatti, dopo la pubblicazione del Capitolo V.4 (RTV del 2016), la classe minima di resistenza al fuoco è definita direttamente dal normatore.

Tabella

Il fabbricato in progetto, classificato HC, deve rispettare la classe R/REI 60, valida per i piani fuori terra in quanto ai piani interrati sono ubicate destinazioni d’uso che prevedono classi di resistenza al fuoco superiori (autorimesse, depositi, locali tecnici a rischio specifico).
Il Codice P.I prevede che il Progettista Antincendio possa valutare ed adeguatamente argomentare soluzioni alternative o in deroga per la resistenza al fuoco delle strutture portanti. Si possono utilizzare curve di incendio di tipo naturale anziché quelle nominali “standard”.
Tali curve naturali vengono ricavate con i seguenti metodi:
• modelli di incendio sperimentali;
• modelli di incendio numerici semplificati (Eurocodice UNI EN 1991-1-2);
• modelli di incendio numerici avanzati.

Compartimentazione
La filosofia della compartimentazione adottata nel Codice è la seguente:
• Separare le aree a rischio specifico rispetto alle tradizionali aree adibite ad ufficio;
• Suddividere l’area adibita ad ufficio in più compartimenti antincendio;
• Proteggere le aree ufficio dalle costruzioni e attività vicine mediante ulteriore compartimentazione o, in alternativa, interposizione di idonea distanza di separazione;
• Porre dei limiti all’ubicazione ai piani interrati delle aree a rischio specifico ed alle loro comunicazioni con le aree ufficio situate ai piani fuori terra, anche in base all’altezza antincendio complessiva dell’attività uffici.
Confrontando la progettazione della compartimentazione eseguita con la RTV del 2016 ed il Codice, rispetto alla norma tradizionale D.M. 22 febbraio 2006, si deduce che:
• Viene confermata la separazione REI tra i vari piani del fabbricato ma può essere parzialmente superata mediante la progettazione del “compartimento multipiano” secondo i criteri definiti dal Codice;
• Non è necessario suddividere ulteriormente in compartimenti ogni piano destinato ad uffici;
• Viene confermata la separazione REI della control room e servizi annessi;
• E’ necessario prevedere il compartimento separato per il C.E.D.;
• Viene confermata la separazione REI dell’area wellness;
• Assume maggiore importanza la progettazione antincendio delle facciate, in particolare per la compartimentazione orizzontale tra i vari piani.

Esodo
L’obiettivo è quello di garantire l’esodo in sicurezza degli occupanti, che deve essere possibile a prescindere dall’intervento dei Vigili del fuoco.
Procedure ammesse per l’esodo:
• esodo simultaneo (applicato nel fabbricato preso qui ad esempio);
• esodo per fasi (per es. in edifici con grande affollamento o grandi dimensioni dove non è possibile o non è necessario l’esodo simultaneo);
• esodo orizzontale progressivo (per es. negli ospedali suddivisi in reparti compartimentati);
• protezione sul posto (in casi particolari, per es. in centri commerciali o aeroporti).
La progettazione del sistema di esodo secondo la nuova normativa deve far riferimento alle nuove definizioni antincendio introdotte dal Codice, che modificano significativamente quelle finora utilizzate e desunte dal D.M. 30 novembre 1983 e dallo stesso D.M. 22 febbraio 2006.
Risultano significative le nuove definizioni della compartimentazione a prova di fumo e l’introduzione dei serramenti a tenuta rispetto ai fumi a temperatura ambiente (per esempio le porte E60-Sa).
Tipologia vani scala di esodo: il fabbricato sarà dotato di uno scalone di rappresentanza non utilizzato per l’esodo, che metterà in comunicazione più livelli di un unico compartimento multipiano.
Il Codice richiederebbe, per l’esodo, vani scala di tipo protetto REI / EI 60.
In questo caso specifico, trattandosi di edificio con altezza compresa tra 24 e 32 m, privo di ascensore antincendio, il Progettista ritiene comunque di prevedere almeno un vano scala d’esodo a prova di fumo.
Si noti che il D.M. 22 febbraio 2006 aveva comportato l’adozione di vani scala esclusivamente di tipo a prova di fumo (fabbricato con altezza antincendio superiore a 24 m).
Considerata la presenza del livello L-2 a quota inferiore a -5 m, i vani scala d’esodo saranno dotati di separazione REI/EI 120 tra i piani interrati ed i piani fuori terra.
Si noti che questa prescrizione è una novità rispetto al D.M. 22 febbraio 2006.
Il Codice inserisce la nuova verifica di ridondanza per le vie di esodo, sia orizzontali che verticali, mutuandola dalle norme tecniche estere.

Gestione della sicurezza
Il Codice attribuisce notevole importanza alla Gestione della sicurezza in esercizio ed in emergenza. Come per le altre strategie antincendio, sono definiti i livelli di prestazione ed i criteri per attribuire alle attività i corrispondenti livelli.

Tabella 1

Controllo dell’incendio
In questa sezione dell’E-book vengono descritte le misure adottate nel progetto del fabbricato uffici preso ad esempio per affrontare l’incendio, intese come protezione base, protezione manuale, protezione automatica.
Come per le altre strategie antincendio, sono definiti i livelli di prestazione ed i criteri per attribuire alle attività i corrispondenti livelli.

Tabella 2

L’attività è stata classificata: OC (N > 800 persone), HC (H < 32 m).
Pertanto, secondo il punto V.4.4.5.1 della nuova RTV del 2016:

Tabella 3

Rivelazione ed allarme
Il Codice definisce i livelli di prestazione ed i criteri per attribuire alle attività i corrispondenti livelli.

Tabella 4

Per individuare il corretto livello di prestazione si deve seguire il punto V.4.4.6 del Capitolo V.4.

Tabella 5

Controllo di fumi e calore
L’obiettivo di questa misura antincendio è garantire il controllo, l’evacuazione o lo smaltimento dei prodotti della combustione in caso di incendio.
La novità più importante introdotta dal Codice è la suddivisione dei presidi per il controllo di fumo e calore in due macro-tipologie:

Presidi per il controllo di fumo e calore
Tipo di presidio Aperture di smaltimento di fumo e calore d’emergenza Sistemi (impianti) per l’evacuazione di fumo e calore (SEFC)
Funzione Permettono l’allontanamento (smaltimento) dei fumi e del calore durante le operazioni di estinzione dell’incendio da parte delle squadre di soccorso. Garantiscono la formazione di un adeguato strato di aria indisturbata e libera dai fumi durante lo sviluppo dell’incendio.
Mantengono le vie di esodo libere dai fumi, ritardano o impediscono il flashover, riducono gli effetti termici sulle strutture e le persone.
Modalità Aperture di smaltimento generalmente coincidenti con quelle già ordinariamente disponibili per la funzionalità dell’attività (finestre, porte, lucernari apribili…) Sistemi (impianti) adeguatamente progettati secondo le norme di settore.
Possono esse di tipo naturale (SENFC) o forzato (SEFFC).

Operatività antincendio
In questa Strategia sono riportate le indicazioni per le misure antincendio da progettare al fine di consentire e facilitare l’intervento dei soccorritori esterni (Vigili del Fuoco).

Tabella 6

Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio

Impianti tecnologici e di servizio
a Elettricità Produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzo dell’energia elettrica
b Scariche atmosferiche Protezione contro le scariche atmosferiche
c Sollevamento Produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzo dell’energia elettrica
d Sostanze infiammabili Deposito, trasporto, distribuzione, utilizzazione di solidi, liquidi e gas combustibili, infiammabili e comburenti (impianti non costituenti attività soggetta)
e Climatizzazione Riscaldamento, climatizzazione, condizionamento, refrigerazione, evacuazione prodotti della combustione, ventilazione, aerazione
f Esplosioni Controllo delle esplosioni

Tabella riassuntiva delle differenze tra RTV 2006 ed RTV 2016
Dopo aver effettuato la progettazione dell’attività sia con le norme tradizionali che con il Codice di prevenzione incendi, l’E-book illustra le principali novità e modifiche rispetto ai due approcci, mediante una tabella riassuntiva, della quale si riporta di seguito uno stralcio (la tabella completa è recuperabile dall’E-book).

Principali differenze tra norma tradizionale e codice + RTV 2016
D.M. 22 febbraio 2006 D.M. 3 agosto 2015 + D.M. 8 giugno 2016
Classificazione degli uffici
Tipo 5.
Classificazione sulla base del numero di presenze
OC in base al numero di persone presenti.
HC in base alla massima quota die piani.
Classificazione ulteriore delle aree dell’attività.
Classificazione in base al Profilo di rischio vita Rvita, Rbeni e Rambiente
Accessibilità ai soccorsi
Accostamento autoscale Accostamento autoscale. Percorsi verticali protetti.
Separazioni e comunicazioni
Comunicazioni a prova di fumo con l’autorimessa Nessuna differenza
Resistenza al fuoco
Classe R/REI 90 Classe R/REI 60 (R30 elementi strutturali secondari)
Reazione al fuoco nelle vie di esodo
Materiali in classe 0 (50%) e 1 (50%) GM0, GM1, GM2
Reazione al fuoco negli altri ambienti
Pavimentazioni e pareti mobili in classe 2, altri rivestimenti in classe 1 GM0, GM1, GM2, GM3

Progettazione con la Fire Safety Engineering

FIGURA 5

Esempio di grafici di confronto tra diversi scenari di incendio

La Fire Safety Engineering usa metodi ingegneristici, incluse simulazioni fluidodinamiche con software CFD (Computational Fluids Dynamics), mediante la simulazione realistica dello sviluppo di un incendio. Tale modellazione viene svolta in molteplici scenari di incendio, al fine di valutare ed ottimizzare le caratteristiche del fabbricato che rivestono particolare importanza per la sicurezza delle persone (propagazione di fumo e specie tossiche, incremento delle temperature…) oltre che per la stabilità e sicurezza stessa dell’edificio (in particolare l’impatto delle alte temperature sugli elementi strutturali in genere). L’analisi dell’edificio o di una parte dello stesso viene svolta mediante i metodi FSE e sviluppando simulazioni di incendio in diversi scenari critici, concordati con il Comando VV.F.

FIGURA 6

Esempio di progettazione delle facciate con la FSE

FIGURA 7

Esempio di progettazione delle facciate con la FSE

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Leggi anche: Regola tecnica di prevenzione incendi autorimesse: analisi e casi pratici

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