Regola tecnica antincendio scuole in G.U.: l’analisi | Ingegneri.info

Regola tecnica antincendio scuole in G.U.: l’analisi

Una lettura commentata della nuova Regola Tecnica verticale entrata in vigore il 25 agosto 2017, che costituisce integrazione del Codice di prevenzione Incendi

image_pdf

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 197 del 24 agosto 2017 è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Interno del 7 agosto 2017 recante “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività scolastiche, ai sensi dell’art. 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.” E’ entrato in vigore il 25 agosto 2017. Le nuove disposizioni in allegato al decreto si applicano in alternativa a quelle esistenti come sopra richiamate, ad eccezione degli asili nido. Si possono quindi applicare sia alle attività esistenti alla data del 25 agosto 2017 che a quelle di nuova realizzazione. Il presente contributo propone una lettura commentata della nuova RTV e introduce alcuni concetti della Fire Safety Engineering.

Premessa
1.1. Le norme antincendio esistenti
Prima della pubblicazione della nuova RTV del 2017, i riferimenti per il progetto antincendio di un’attività scolastica erano costituiti da:
• D.P.R. n. 151/2011 per quanto riguarda il campo di assoggettabilità alle procedure e autorizzazioni di prevenzione incendi;
• D.M. 26 agosto 1992 e successive modifiche e integrazioni, per quanto riguarda le norme tecniche di prevenzione incendi.
Entrambi i decreti sono tuttora in vigore.
Le scuole con oltre 100 persone presenti e gli asili nido con oltre 30 persone costituiscono attività soggette ai controlli di prevenzione incendi del CNVVF:

N. Attività Categoria
A B C
67 Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie con oltre 100 persone presenti Fino a 150 persone Oltre 150 e fino a 300 persone Oltre 300 persone
Asili nido con oltre 300 persone presenti / Oltre 30 persone presenti /

Figura 1 – Attività n. 67 dell’Allegato I al D.P.R. n.151/2011

1.2. I termini di adeguamento
Il D.M. 26 agosto 1992 fissava inizialmente il termine di 5 anni per l’adeguamento delle attività scolastiche esistenti. Tale termine è stato prorogato più volte (sono trascorsi anche alcuni intervalli temporali non coperti da alcuna proroga ufficiale). L’ultima proroga è quella realizzata con l’art. 4, comma 2 del D.L. 30 dicembre 2016, n. 244, coordinato con la legge di conversione 27 febbraio 2017, n. 19 recante “Proroga e definizione di termini” (c.d. “Milleproroghe “) con cui il termine di adeguamento alla normativa antincendio è stato differito al 31 dicembre 2017.

1.3. Il caso degli asili nido
Gli asili nido con oltre 30 persone presenti costituiscono attività n. 67 cat. B a partire dall’entrata in vigore del D.P.R. n. 151/2011 in quanto erano originariamente esclusi dal D.M. 16 febbraio 1982.
Attualmente gli asili nido (con numero di persone superiore o inferiore a 30) sono regolamentati dal D.M. 16 luglio 2014 (G.U. n. 174 del 29/07/2014). La nuova RTV allegata al D.M. 7 agosto 2017 non è applicabile a tale tipologia di attività.

Analisi della nuova regola tecnica verticale antincendio
1.4. Il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2017
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 197 del 24/08/2017 è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Interno del 7 agosto 2017 recante “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività scolastiche, ai sensi dell’art. 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.” E’ entrato in vigore il 25 agosto 2017.
Le nuove disposizioni in allegato al decreto si applicano in alternativa a quelle esistenti come sopra richiamate, ad eccezione degli asili nido. Si possono quindi applicare sia alle attività esistenti alla data del 25 agosto 2017 che a quelle di nuova realizzazione.
Una particolarità del decreto è costituita dai riferimenti alle attività di monitoraggio in corso da parte della DCPST del Ministero dell’Interno in merito all’applicazione del Codice di Prevenzione Incendi e delle altre regole tecniche verticali pubblicate. Questi riferimenti erano invece assenti nelle RTV sugli Uffici (Capitolo V.4 del Codice, allegato al D.M. 8 giugno 2016), sulle Attività Ricettive (Capitolo V.5, allegato al D.M. 9 agosto 2016) e sulle Autorimesse (Capitolo V.6, allegato al D.M. 21 febbraio 2017). In particolare viene indicata la data del 31 dicembre 2019 come termine ultimo entro cui il Ministero dell’Interno determinerà o meno per l’applicazione esclusiva delle nuove norme tecniche sulle attività scolastiche abrogando quelle previgenti di cui al D.M. 26 agosto 1992, attualmente tuttora in vigore.

1.5. Campo di applicazione
Il D.M. 7 agosto 2017 introduce il nuovo Capitolo V.7 (RTV, Regola Tecnica Verticale) che prevede alcune norme sostitutive e/o integrative rispetto al Codice di prevenzione incendi (RTO, Regola Tecnica Orizzontale).
Come per le altre RTV già pubblicate, alle quali la RTV sulle attività scolastiche è accomunata dalla stessa struttura logica, essa comprende esclusivamente norme specifiche per l’attività, integrative di quanto già previsto dal Codice di prevenzione incendi.
Il campo di applicazione delle nuove norme è il medesimo dell’attività n. 67 del D.P.R. n. 151/2011, ma vengono esclusi gli asili nido. Sono parimenti escluse dall’applicazione obbligatoria della nuova RTV le scuole aziendali e gli ambienti didattici ubicati in attività non scolastiche.

1.6. Caratteristiche e novità salienti
Viene chiarita la possibilità di utilizzare i locali della scuola anche per altre attività non pertinenti, come per esempio l’uso della palestra da parte di società esterne o quello di sale riunioni o della stessa palestra per conferenze o attività teatrali, anche aperte al pubblico.
Per la resistenza al fuoco (modificata rispetto alle bozze precedentemente circolate) è ammessa la classe R30 per le attività fino a 12 m di quota, mentre viene prescritta la classe R60 per quelle a quota superiore ed addirittura la classe R90 se h > 54 m. E’ comunque ammesso il Livello di prestazione I di resistenza al fuoco nel caso di attività che si sviluppino al solo piano terra in un fabbricato isolato, con l’ulteriore condizione che tutti i locali adibiti ad attività didattica, gli spazi comuni ed i locali con affollamento > 100 persone siano dotati di uscite dirette su luogo sicuro (esterno). Si sottolinea che il Livello di prestazione I non prescrive alcuna classe minima di resistenza al fuoco ma chiede la verifica delle distanze di separazione. Tale livello di prestazione persegue l’unico obiettivo di garantire l’assenza di conseguenze esterne a seguito del collasso strutturale, mentre l’obiettivo dell’esodo in sicurezza degli occupanti è stato considerato automaticamente soddisfatto dal normatore, nel rispetto degli specifici criteri di attribuzione aggiunti con la nuova RTV. Resta comunque facoltà del progettista la verifica della sicurezza dell’esodo con metodi ingegneristici, mediante il confronto tra il tempo ASET (available safe egress time) ed il RSET (required safe egress time).
Per la progettazione del sistema di esodo e per quella del sistema di controllo di fumi e calore non sono state emanate prescrizioni diverse da quanto già contenuto nella RTO. Resta da approfondire il tema dell’applicazione delle norme sui posti a sedere fissi e mobili previste dal Codice.
Relativamente ai sistemi per il controllo dell’incendio, analizzando le nuove tabelle contenute nella RTV, si può sintetizzare che per le attività scolastiche con quota massima inferiore a 12 m (ad eccezione degli eventuali locali con elevato carico di incendio o contenenti sostanze pericolose), risulta sufficiente la protezione con estintori (portatili e/o mobili) di adeguata capacità estinguente. La protezione con sistemi automatici (ad es. sprinkler, gas…) è obbligatoria solamente per i locali con elevato carico di incendio o contenenti sostanze pericolose, se ubicati in attività con quota massima superiore a 24 m. Per tutti gli altri casi non rientranti nelle due tipologie sopra elencate, è richiesta la rete di estinzione fissa di tipo manuale (idranti o naspi).
La tabella V.7-4 definisce le prestazioni minime della rete idranti secondo la norma UNI 10779. E’ sufficiente il livello di pericolosità I nel caso di attività fino a 800 occupanti, altrimenti si applica il livello II. La protezione esterna è obbligatoria solamente per attività con almeno 800 occupanti ubicate a quota superiore a 12 m. Si evidenzia la mancanza di una nota esplicativa che escluda in modo chiaro l’obbligatorietà della rete idranti nel caso di attività a quota massima inferiore a 12 m con numero di occupanti fino a 800, come invece risulta dalla tabella V.7-3.
Infine, relativamente alla rivelazione incendi ed allarme, è sufficiente utilizzare per l’allarme il normale sistema a campanelli, purché sia convenuto e codificato un particolare suono; sono però escluse le aree a rischio specifico. Il sistema automatico di rivelazione incendi esteso a tutta l’attività è richiesto solamente per quelle che ricadono in alcune combinazioni critiche tra affollamento e quota massima. Per tutti gli altri casi non rientranti nelle due tipologie sopra elencate, è richiesto semplicemente un sistema di allarme con attivazione manuale (pulsanti), con eventualmente una protezione automatica estesa ai locali a rischio specifico.

Dello stesso autore, leggi: Incendio Grenfell Tower: l’analisi tecnica per il progettista antincendio

2. Progettazione con la Fire  Safety Engineering
La nuova RTV introduce interessanti modifiche alle prescrizioni ed al metodo di classificazione delle attività in oggetto, in analogia con le altre RTV sviluppate sulla base del Codice (Uffici, Attività ricettive ed Autorimesse). L’analisi completa delle modifiche e delle novità viene rimandata alla prossima pubblicazione di un apposito e-book sulla progettazione delle attività scolastiche, eseguita in conformità sia alle norme tradizionali che alla nuova RTV e con diversi spunti relativi all’applicazione della Fire Safety Engineering.

Esempio di simulazione di esodo

Esempio di simulazione di esodo

La Fire Safety Engineering usa metodi ingegneristici, incluse simulazioni fluidodinamiche con software CFD (Computational Fluids Dynamics), mediante la simulazione realistica dello sviluppo di un incendio. Tale modellazione viene svolta in molteplici scenari di incendio, al fine di valutare ed ottimizzare le caratteristiche del fabbricato che rivestono particolare importanza per la sicurezza delle persone (propagazione di fumo e specie tossiche, incremento della temperature…) oltre che per la stabilità e sicurezza stessa dell’edificio (in particolare l’impatto delle alte temperature sugli elementi strutturali in genere). L’analisi dell’edificio o di una parte dello stesso viene svolta mediante i metodi FSE e sviluppando simulazioni di incendio e di esodo in diversi scenari critici, concordati con il Comando VV.F.
Si segnala che la novità delle nuove norme è infatti la grande importanza che viene attribuita al metodo ingegneristico, ovvero l’applicazione della Fire Safety Engineering al fine di:
– Quantificare l’efficacia delle soluzioni conformi ed alternative adottate nel progetto;
– Dimostrare l’idoneità delle soluzioni in deroga, necessarie a causa di vincoli di tipo architettonico, impiantistico, strutturale, economico.
Un maggior onere a carico del progettista antincendio si traduce in una maggiore flessibilità progettuale, con vantaggi sia per i progettisti che per i committenti e, in molti casi, in un discreto risparmio economico per la realizzazione di costruzioni sicure dal punto di vista dell’incendio.

Esempio di simulazione di incendio

Esempio di simulazione di incendio

Leggi anche: Progettazione antincendio hotel con la FSE: il caso di un albergo di lusso

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Regola tecnica antincendio scuole in G.U.: l’analisi Ingegneri.info