Servizio idrico: servono 64 miliardi di investimenti | Ingegneri.info

Servizio idrico: servono 64 miliardi di investimenti

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Anea (Associazione nazionale autorità e enti di ambito), in collaborazione con Utilitatis, ha presentato la 6a edizione del Blue Book, i dati sul Servizio idrico integrato (Sii) in Italia. Secondo il rapporto, per mantenere il ciclo dell’acqua (acquedotto, fognatura e depurazione) nei prossimi trent’anni saranno necessari 64,12 miliardi di euro di investimenti, ossia 2,13 miliardi e 37,32 euro per abitante l’anno. Le risorse dovranno essere destinate, in prevalenza, a interventi di fognatura e depurazione. Gli acquedotti assorbono circa 15,75 miliardi di euro, di cui il 60% destinato a manutenzione straordinaria, mentre per fognatura e depurazione sono previsti interventi per 18,83 miliardi di euro, il 51,7% dei quali rivolto alla manutenzione di opere preesistenti.

Per arrivare a queste conclusioni, l’analisi è partita dalla definizione della situazione europea: le risorse totali di acqua dolce sono relativamente abbondanti (2,3 milioni di metri cubi l’anno) e solo il 13% viene utilizzata. Ma 12 Paesi presentano una situazione di stress idrico, data dal rapporto tra l’acqua dolce utilizzata e la risorsa rinnovabile disponibile. La situazione è abbastanza critica in sette Paesi, in cui vive il 32% della popolazione europea: Romania, Belgio, Danimarca, Grecia, Turchia, Portogallo e Regno Unito. Si trovano in una condizione peggiore altri quattro Paesi (18% della popolazione) tra cui l’Italia, insieme a Cipro, Malta, e Spagna. Per la Penisola, il Blue Book prevede, parallelamente, un aumento dei consumi pari al 3% tra il 2010 e il 2020, con aumenti più elevati nelle Isole e nel Meridione con, rispettivamente, +7,2% e +4,3%.

Sul fronte dei consumi interni, il rapporto indica che le famiglie italiane spendono per il servizio idrico una media di 134 euro l’anno per un consumo di 100 metri cubi e 201 euro se, come avviene più spesso, il consumo è di 150 metri cubi. Gli esborsi più elevati si registrano in Toscana (193 euro per 100 mc e 301 per 150 mc), Liguria ed Emilia Romagna, mentre la spesa più contenuta si riscontra in Molise (43 euro per 100 mc e 73 per 150 mc) e in Lombardia (rispettivamente 60 e 91 euro).

Analizzando 26 bacini tariffari, una famiglia con consumi annui di 150 mc ha subito un aumento di spesa del 6,5% tra il 2008 e il 2010 ma, nonostante i rincari, l’acqua continua a essere uno dei servizi più economici, che incide per lo 0,8% sulla spesa media mensile di una famiglia. Lo studio propone infatti un confronto delle spese sostenute nel 2009 da una famiglia di tre componenti in 14 città del mondo: Roma, con 204 euro l’anno, è preceduta soltanto da Buenos Aires (appena 28,78 euro) e Fiume (Croazia) con 188,78 euro. Al vertice opposto si piazza Berlino, dove si spendono quasi 1.000 euro l’anno.

Commentando i risultati dell’analisi, Luciano Baggiani, presidente di Anea, ha sottolineato le numerose criticità nel servizio idrico italiano. “Il Paese soffre di una profonda arretratezza infrastrutturale, vi è un forte ritardo negli adeguamenti tariffari rispetto a quanto pianificato e si perde spesso l’attenzione al rapporto con l’utente. Questo porta a una significativa disomogeneità a livello territoriale, che non sempre giova all’eguaglianza dei servizi per tutti i cittadini. In questo momento critico serve l’intervento del legislatore nazionale e regionale, per superare lo stallo creato dall’imminente obbligo di liberalizzazione e dalla soppressione delle Autorità d’ambito (Ato)”. Secondo Anea, occorre infatti rafforzare le funzioni di vigilanza e controllo, per assicurare un’efficace tutela dei cittadini, la regolazione locale deve essere valorizzata e gli enti preposti devono essere specializzati e dotati di indipendenza e autonomia. Oltre a ciò l’associazione propone anche di istituire un’autorità nazionale indipendente di settore, che possa svolgere funzioni di armonizzazione, raccordo e supervisione.

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