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Ue: nuove regole per la sicurezza degli impianti offshore

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Gli impianti offshore di gas e petrolio nel Mediterraneo sono quasi mille e l’Italia, con 123 installazioni, è al terzo posto dopo Gran Bretagna (486) e Olanda (181). Poi ci sono quelli di Danimarca (61), Romania (7), Spagna (4), Polonia (3), Germania (2), Irlanda (2), Grecia (2), Bulgaria (1).

I disastri ambientali dovuti alla poca sicurezza di alcuni di questi impianti diventano sempre più frequenti, ultimo  il disastro del Golfo del Messico. Per questo motivo l’Ue ha deciso di correre ai ripari e la Commissione europea all’Ambiente ha proposto nuove regole per la sicurezza degli impianti offshore di gas e petrolio.

Le novità delle regole europee, ha detto il Commissario Potocnik, riguardano le imprese impegnate in questo settore: “Le licenze saranno rilasciate solo ad operatori con capacità tecniche e finanziarie per garantire la sicurezza delle attività offshore e la protezione ambientale; le imprese sono obbligate a redigere un rapporto che include la valutazione dei rischi e un piano di emergenza prima di partire con le attività; le soluzioni tecniche critiche per la sicurezza saranno  sottoposte alla valutazione di terzi, prima e dopo l’inizio della produzione; le autorità nazionali sono responsabili dei controlli di sicurezza e se le compagnie non rispettano gli standard rischiano sanzioni, fino al fermo-attività; le compagnie sono pienamente responsabili dei danni ambientali causati a specie marine protette e habitat naturali, incluse le acque fino ad un limite di 370 km dalla costa”, ha ribadito il Commissario Ue.”

Secondo le valutazioni della Commissione europea, un incidente di grande portata nelle acque dell’Ue ha un costo stimato fra i 205 e i 915 milioni di euro l’anno.

A.U.

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