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Un condono per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili

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Un condono anche per gli impianti a fonti rinnovabili costruiti senza la necessaria autorizzazione. Un condono tombale ossia non soltanto amministrativo ma anche penale.  I “beneficiari” di questo condono sulle rinnovabili sarebbero soprattutto i costruttori di impianti fotovoltaici a terra di piccola e media taglia.

Andando a guardare le cifre, secondo i numeri dell’Autorità per l’energia, ad oggi, esisterebbero oltre ventimila preventivi pari a 150 mila megawatt (soprattutto nelle Regioni del Sud) che non hanno ancora ricevuto un’autorizzazione. Il condono permetterebbe di “sanare” tutti gli impianti, dietro pagamento di una quota di 10 euro per ogni kilowatt di potenza dell’impianto.

Ma molte parti sembrano non essere d’accordo con la proposta. L’associazione dei produttori di energia solare, spiega il presidente Gianni Chianetta, si chiede ”come sia possibile condonare le illegalita’, soprattutto in un comparto come quello delle rinnovabili che avrebbe tanto bisogno di politiche di sviluppo a medio e lungo termine ad oggi assenti e non invece di scorciatoie che fanno male al settore e al Paese”.

Una possibilita’ ”ancor piu’ inspiegabile se si considerano i recenti provvedimenti a danno della parte ”sana” del settore che lavora e produce a vantaggio di tutto il sistema Paese. Il doveroso supporto all’energia pulita in Italia passa da misure serie che diano impulso a veri progetti imprenditoriali e condannino senza sconti illegalita’ e abusi a danno del territorio. Invece di favorire i furbi, auspichiamo che si acceleri sulla strategia energetica nazionale in cui ci auguriamo che le rinnovabili avranno un ruolo di primo piano. In questo senso, Assosolare dara’ domani il suo contributo portando in audizione al Senato le proprie proposte concrete per la definizione della Strategia Energetica nazionale e di un piano di lungo periodo per le energie rinnovabili in Italia”.

“A nostro avviso – spiega invece il presidente dell’Anie Confidustria Claudio Andrea Gemme – un simile provvedimento si pone in netto contrasto con la certezza normativa che gli operatori industriali auspicano nella conduzione del business. L’industria delle rinnovabili, che sta assumendo un peso importante nelle dinamiche energetiche del nostro paese, chiede regole certe e non passibili di mutamenti a seguito di interventi estemporanei. Il provvedimento offre un immagine distorta dell’evoluzione che l’industria fotovoltaica ha avuto nel nostro paese – prosegue Gemme. A questo proposito ritengo importante ricordare che anche il ”Salva Alcoa’, come il ‘condono tombale’, non era stato richiesto dagli operatori del settore e che il ricorso a simili pratiche non contribuisce a rimpinguare le casse dello Stato e tanto meno a dare sostegno al rilancio economico. Non è questa la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi sulle fonti rinnovabili che ci ha assegnato l’Europa. Legalizzare le frodi non significa stimolare il mercato – conclude Gemme – Solo la legalità e la corretta applicazione delle regole possono assicurare uno sviluppo sostenibile del mercato. Non a caso ho posto la questione della legalità al centro del mio programma e pertanto mi impegnerò in tutte le sedi affinché questo principio venga garantito”.

Durissimo anche il commento di Legambiente che, per bocca del suo presidente Vittorio Cogliati Dezza, ha definito quella della sanatoria “una proposta scandalosa e insopportabile” utile soltanto a favorire “furbetti e malfattori”.

Questo provvedimento – ha aggiunto il presidente di Legambiente – sarebbe dannosissimo per il nostro Paese, perché oltre a favorire chi ha realizzato impianti fotovoltaici, soprattutto a terra, in modo illegale e irregolare, in aree agricole e di pregio ambientale, sanerebbe reati edilizi, paesaggistici e ambientali in cambio di una semplice oblazione.

A.U.

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