Le dimissioni di Armani e del CdA dell’Anas: motivazioni, prospettive e preoccupazioni | Ingegneri.info

Le dimissioni di Armani e del CdA dell’Anas: motivazioni, prospettive e preoccupazioni

La decisione del governo di cancellare la fusione tra Anas e Fs apre una fase di incertezza che rischia di bloccare le attività e gli investimenti per le infrastrutture e in particolare il comparto della progettazione pubblica

Gianni Vittorio Armani Fonte stradeanas.it
Gianni Vittorio Armani Fonte stradeanas.it
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Le dimissioni da amministratore delegato di Anas di Gianni Vittorio Armani, chieste dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli, sono la logica conseguenza del “mutato orientamento del governo sull’integrazione di Anas in Fs”. Alle dimissioni di Armani sono subito seguite quelle degli altri consiglieri del cda di Anas: Vera Fiorani e Antonella D’Andrea, espressione del gruppo Fs, il presidente Ennio Cascetta e il consigliere Cristiana Alicata.

La genesi delle dimissioni

Le intenzioni dell’Esecutivo erano state espresse da Toninelli in un’audizione tenuta a settembre alla Camera. Il ministro aveva affermato che “la integrazione tra FS e Anas non è giustificata da alcuna sinergia e per questo le due società dovranno essere nuovamente separate“. Sulla successione ad Armani, Toninelli ha detto: “Possibile un interno come amministratore delegato”. Secondo il Corriere della Sera, il candidato potrebbe essere Ugo Dibennardo, direttore del coordinamento territoriale e delle operation, la manutenzione delle strade che assorbe circa la metà degli investimenti del contratto di programma, e uno dei manager che seguono le smart road, le strade intelligenti: una tecnologia per le auto a guida autonoma sulla quale Anas sta lavorando.

Stessa logica, quindi, seguita per le Ferrovie (dove al posto di Renato Mazzoncini è stato promosso Gianfranco Battisti), per la Cassa depositi e prestiti (l’ex direttore finanziario Fabrizio Palermo è stato nominato amministratore delegato) e per Enav (al posto del presidente dimissionario Roberto Scaramella è stato indicato il consigliere Nicola Maione, vicino al prof. Guido Alpa, maestro del premier Giuseppe Conte).

La separazione fra Anas e Fs è stata una delle prime decisioni del Governo, che appena varato ha subito manifestato l’intenzione di voler smontare la fusione avvenuta lo scorso gennaio, che puntava a un polo integrato fra strade e ferrovie, un colosso da 11,2 miliardi di euro. Per scorporare Anas da Fs occorrerà uno strumento normativo che abroghi la norma che ha permesso la fusione, con una complicazione in più, di ordine finanziario. Infatti, con l’ingresso in Fs, Anas è uscita dal perimetro della Pubblica Amministrazione e quindi dal bilancio pubblico, con conseguente alleggerimento dei conti dello Stato; che sarebbero quindi da rifare, se la fusione fosse cancellata.

Il parere dell’Oice

L’Oice, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, esprime forti preoccupazioni per il futuro della progettazione di opere pubbliche. “Auspichiamo che al più presto sia avviata e conclusa la fase di rinnovo, ha detto Gabriele Scicolone, presidente Oice, in questi anni l’Anas ha contribuito in maniera determinante al rilancio del nostro settore, mettendo a gara circa 570 milioni e ponendosi come prima stazione appaltante in Italia. È anche grazie ad Anas se professionisti, studi e società di ingegneria e architettura hanno beneficiato in due anni e mezzo di un incremento complessivo del 58% del numero dei bandi e del 205% del valore di incarichi progettazione“. L’Oice teme un blocco del comparto della progettazione, che contribuisce per oltre l’un per cento al Pil, legato anche all’annunciata riforma del codice dei contratti pubblici, con il rischio di perdere migliaia di posti di lavoro.

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