Atlante delle linee ferroviarie dismesse: un’occasione in più per la rigenerazione urbana | Ingegneri.info

Atlante delle linee ferroviarie dismesse: un’occasione in più per la rigenerazione urbana

I gruppi FS e RFI hanno presentato e messo a disposizione 1.500 km di binari in disuso e oltre 400 stazioni abbandonate, che vorrebbe essere l’avvio per un processo di recupero e valorizzazione

Pista ciclabile realizzata sulla ex-linea Targia-Siracus
Pista ciclabile realizzata sulla ex-linea Targia-Siracus
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120 schede per quasi 1.500 km di linee per oltre 400 stazioni da valorizzare: Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana hanno presentato, sfruttando la cornice riminese della 20° edizione di Ecomondo, il suo Atlante delle linee ferroviarie dismesse. L’obiettivo, duplice, è dare lo spunto per l’avvio di un processo di recupero di aree, a volte di estremo pregio, oggi non più utilizzate per l’esercizio ferroviario e, contemporaneamente, sollevare le aziende dai correlati costi di mantenimento.

Destinatari sono prima di tutto le amministrazioni pubbliche ma anche le associazioni territoriali che, in qualità di promotori, coordinatori e gestori all’interno di forme di partenariato pubblico privato sempre più varie, sono gli elementi fondamentali dei processi di trasformazione del territorio e dei progetti e operazioni di riuso e riconversione del patrimonio, in particolare quando si parla di cultura, turismo, ecosostenibilità e attività rivolte ai territori e ai cittadini.

Indispensabili mezzi per la conoscenza reciproca delle regioni di una giovane nazione e fondamentali motori per il suo sviluppo, le linee ferroviarie dismesse ben si adattano allo sviluppo italiano di un modello non nuovo, nemmeno per il nostro paese. Il modello è infatti quello delle greenways, che, partite negli anni sessanta con le prime riconversioni negli Stati Uniti, in Europa hanno visto i primi progetti nei Paesi Bassi, dove già negli anni ottanta sono state avviate alcune riconversioni, e lo sviluppo dell’ambizioso Eurovelo promosso dalla European Greenways Association.

In Italia, la costituzione dell’Associazione Italiana Greenways risale al 1998 mentre sono in sviluppo, tra gli altri, il progetto VenTo (la ciclovia di collegamento dolce tra Venezia e Torino) e il Grab (il Grande raccordo anulare delle bici), sostenuti anche dalla legge di stabilità 2015 che ha messo a disposizione 91 milioni di euro a sostegno della realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche e di interventi per garantire la sicurezza lungo i tracciati.

Alta connessione e mobilità ecocompatibile, dolce e lenta sono le parole chiave che nei prossimi anni potrebbero quindi definire le linee guida della trasformazione di un patrimonio di binari e stazioni ferroviarie dismessi che già attraversano l’Italia da nord a sud e potrebbero avere un importante ruolo nell’avvio di processi di sviluppo turistico-economico dei territori attraversati o anche solo essere elementi di connessione veloci e alternativi per i piccoli spostamenti urbani quotidiani o luoghi in cui praticare attività sportive.

Dei 1.474 km complessivi di linee schedate, ben 443 si trovano nella sola Sicilia, in cui la maggiore estensione di tracciati sfruttabili è tuttavia indice anche dello stato di progressivo abbandono della rete in una regione con una situazione tra le più critiche a scala nazionale: qui molte sono le linee costiere, tra cui la Fiumefreddo di Sicilia-Catania Ognina, la Terme Vigliatore-Messina Scalo o la Noto-Pachino, che si affiancano a tratti come l’Alcantara-Randazzo, il cui riuso è anche da tempo al centro dell’attenzione di comitati di cittadini e associazioni del territorio. Seguno Veneto e Piemonte seguono con 113 km di percorsi suddivisi tra linee medie e, per lo più, piccole tratte.

04_Viadotto sulla linea Paternï-Schettino-Regalbuto

Viadotto sulla linea Paternò-Schettino-Regalbuto

Nell’Italia centrale, di notevole interesse culturale e paesaggistico sono i quasi 50 km della Fano-Fermignano-Urbino e i 25 km della Lucca-Pontedera Bagni di Casciana. Mentre pochi degli indispensabili tracciati ferroviari sono messi a disposizione nel connessissimo centro economico d’Italia, la Lombardia i cui 41 km sono quasi tutti assorbiti dalla Calolziocorte Olginate-Cernusco Merate, nessuna disponibilità c’è invece in alcune delle regioni più piccole, ma anche meno infrastrutturate per motivi storici e orografici, come la Basilicata, la Valle d’Aosta e il Molise.

La strada che si vuole suggerire è la stessa che si sta seguendo per le case cantoniere dell’Anas. Proprietaria di 1.244 edifici diffusi capillarmente sul territorio e in parte progressivamente abbandonati per la riduzione delle competenze dell’ente sui tracciati stradali, nel dicembre 2015 l’Anas ha siglato con i ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture e dei trasporti e con l’Agenzia del Demanio un accordo di collaborazione con cui a luglio 2016 sono state immesse sul mercato le prime 30 case cantoniere da riqualificare attraverso un bando di concessione scaduto a novembre.

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