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Come valutare la vulnerabilità sismica dell’edilizia pubblica residenziale

La collaborazione in corso di Federcasa e ISI segue la medesima procedura proposta per le costruzioni esistenti dalle NTC08 al fine di ottenere una valutazione della vulnerabilità sismica dell'edilizia abitativa pubblica

Foto: Flickr Umberto Rotundo
Foto: Flickr Umberto Rotundo
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Il patrimonio residenziale in Italia ammonta, secondo il censimento ISTAT del 2001, a circa 22 milioni di alloggi, di cui circa il 5% di proprietà pubblica (al primo posto la regione Lombardia con 170.392 abitazioni). Per quanto l’abitazione sia considerata un bene ordinario, ovvero con una rilevanza sociale né strategica né sensibile durante un potenziale evento sismico, contiene al suo interno un numero di persone esposte al rischio che in caso di struttura dichiarata post evento non agibile, rappresentano o potenziali vittime o sfollati.

Nel corso del 2015, e continua tuttora, si è instaurata la collaborazione tra Federcasa ed ISI (Ingegneria Sismica Italiana) con l’obiettivo di valutare la vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio abitativo gestito dagli enti pubblici di edilizia residenziale (ad esempio ex IACP, ora ARTE).

Trattandosi di una valutazione di vulnerabilità sismica a scala nazionale, è stato necessario scegliere dei campioni che fossero rappresentativi del territorio, dopodiché l’approccio alla conoscenza ricalca i dettami classici previsti dall’attuale normativa relativa agli edifici esistenti fino ad arrivare alla configurazione di interventi volti al miglioramento delle prestazioni strutturali (a carattere sia locale sia globale). Di seguito, una sintesi dello studio (che è disponibile in versione integrale a questo link).

Scelta dei campioni rappresentativi
Sono stati scelti 8 campioni aventi le caratteristiche riportate in Tabella 1 ed indicati sulla mappa di pericolosità sismica (fonte: Rapporto Federcasa-ISI del 29 luglio 2015). Gli edifici scelti sono rappresentativi delle tecnologie costruttive ricorrenti italiane.

Tabella 1

Parametri utili volti alla valutazione della vulnerabilità sismica
Affinchè il metodo impiegato per la valutazione della vulnerabilità sismica sia il medesimo (scevro di dati soggettivi ma basato su elementi oggettivi) questo deve basarsi su una tipologia uniforme di informazioni, che nel caso in esame sono corrisposti a:
Caratteristiche del manufatto: queste state riscontrate mediante una tecnica di ispezione uniforme, ovvero attraverso la compilazione di un’opportuna scheda di rilievo. Il livello di dettaglio si distingue tra 0, 1 e 2: al crescere della numerazione si affina la caratterizzazione delle informazioni riguardanti la costruzione e di conseguenza il tipo di analisi che può essere condotto. L’indagine svolta a scala nazionale, ha previsto l’impiego della scheda di rilievo 0 che prevede i seguenti campi (si riscontra una certa rispondenza con la scheda di rilievo dell’agibilità postsismica, fatto salvo l’assenza del campo corrispondente ai danni provocati dal sisma):
o Identificazione dell’edificio (ad esempio la toponomastica);
o Dati dimensionali ed epoca di costruzione;
o Elementi caratterizzanti l’esposizione (numero alloggi e relativo indice percentuale di occupazione);
o Caratteristiche strutturali in termini di elementi orizzontali (solai, volte) e verticali (pannelli murari, elementi in c.a o acciaio o prefabbricati);
o Regolarità strutturale, come previsto dalle NTC08, in pianta e in elevazione;
o Dati geomorfologici, ovvero elementi che possono influenzare l’accelerazione sismica di progetto (topografia, suolo di fondazione).
Input sismico atteso, attraverso la definizione dello spettro elastico allo SLV considerando una vita nominale VN di 50 anni, in accordo con le attuali norme tecniche delle costruzioni.
Elementi di vulnerabilità dell’edificio, quali ad esempio la rigidezza differente ai piani della struttura ed assenza di un adeguato giunto sismico.
Elementi caratterizzanti il rischio legato alla costruzione.

Leggi anche: Edilizia pubblica: situazione disastrosa, tutelate solo 1/3 delle famiglie bisognose

Interventi di riparazione
Come il reperimento delle informazioni è stato svolto mediante una medesima procedura anche la scelta degli interventi è stata tale, al fine di consentire una stima uniforme dei costi da sostenere per un eventuale miglioramento strutturale, distinto tra locale e globale (§8.4 delle NTC08), prevedendo inoltre una descrizione delle fasi di messa in opera.

Intervento locale
• Connessioni di semplice appoggio;
• Ripristino di strutture ammalorata quali ad esempio il ripristino del copriferro nonché il trattamento delle armature.

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Intervento globale
• Inserimento di controventi metallici dissipativi , ad esempio nel caso di edifici in pilotis (scongiurare il comportamento di piano debole);
• Rinforzo del cordolo;
• Inserimento di setti perimetrali e d’angolo.

Valutazione della vulnerabilità sismica – Priorità di intervento
Combinando le informazioni relative alla vulnerabilità con quelle dell’esposizione, espressa in termini di livello di occupazione, e alla pericolosità del sito, espressa sinteticamente attraverso l’accelerazione di picco al suolo con un tempo di ritorno TR = 475 anni è possibile identificare gli edifici dove le verifiche di dettaglio e i corrispondenti interventi sono prioritari.

Tabella 2a

Tabella 2b

L’ordine delle priorità di intervento nell’ipotesi di completa occupazione di tutti gli edifici, nell’ottica di una previsione futura è riportato nella seguente tabella.

tabella 3

Per approfondire: Verifica tecnica di vulnerabilita’ sismica e scuole: facciamo il punto

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