Il bando di gara per progettare il muro tra Usa e Messico di Donald Trump | Ingegneri.info

Il bando di gara per progettare il muro tra Usa e Messico di Donald Trump

La controversa opera, chiamata anche The Wall of Shame, dovrà essere sicura, alta almeno 5,5 m (meglio se 9 m), estendersi sottoterra per almeno 2 m ed essere esteticamente piacevole verso gli Stati Uniti

muro trump
image_pdf

L’erezione di un muro al confine tra Stati Uniti e Messico per bloccare l’ingresso di immigrati clandestini e disincentivare il traffico di droga è stata uno dei più controversi cavalli di battaglia della campagna elettorale del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, almeno valutando la risonanza mediatica internazionale di questo proclama lanciato nei mesi precedenti le elezioni. Le reazioni in tutto il mondo sono state immediate, veicolate da una stampa che per la maggior parte l’ha considerata la boutade di un candidato poco credibile, accusandolo di essere xenofobo e razzista.

A poco più di due mesi dall’investitura ufficiale (il miliardario newyorchese è a tutti gli effetti presidente degli Stati Uniti dal 20 gennaio), la parola è stata mantenuta: il Department of Homeland Security (US Custom and Border Protection) ha infatti pubblicato il bando di una gara in due fasi per la presentazione di prototipi (insieme alle relative offerte economiche) sui quali modellare il Solid Concrete Border Wall che verrà eretto a completamento dei tratti di barriera esistenti lungo un confine con il Messico che interessa quattro stati, California, Arizona, New Mexico e Texas. La procedura dovrebbe concludersi a metà aprile con la selezione dei due contractor a cui verranno affidati i servizi di progettazione, ingegnerizzazione e costruzione.

Il bando dettaglia in modo chiaro e stringente le caratteristiche, tecniche, dimensionali e costruttive della nuova opera. Il muro dovrà infatti essere di cemento armato (possibilmente autoctono), di altezza minima pari a 5,5 m (18 piedi) ma suggerita di 9 m (30 piedi), avere una parte sotterranea di almeno 2 m (6 piedi) per impedire lo scavo di tunnel e potere essere realizzato su terreni con pendenza fino al 45%. La sicurezza è un requisito fondamentale: su entrambi i lati deve avere superfici non scalabili, dovrà essere dotato di dispositivi anti scavalco sulla cima e dovrà essere in grado di resistere per almeno 1 ora ai tentativi di aprire brecce fino a 30 cm di diametro o di dimensione massima. L’elenco delle caratteristiche non  “trascura”  l’”inserimento paesaggistico”: tutto il lato che guarda a nord, rivolto verso gli Stati Uniti, dovrà infatti avere un colore “esteticamente piacevole” ed essere nel complesso armonico con il contesto.

I selezionati al termine della prima fase (secondo il Financial Times le manifestazioni di interesse sono state oltre 600) procederanno alla realizzazione di mock up tra i quali verranno selezionati i prototipi finali. Incerte sono le previsioni sui costi dell’operazione, che dovrebbe portare alla realizzazione di 1.000 km di muro su una linea di confine di oltre 3.000 km: mettendo insieme le diverse fonti si parlerebbe di una cifra compresa tra i 12 e i 21 miliardi di dollari, dipendente non solo dall’estensione del progetto (che sarà realizzato per lotti non contemporanei avviati in base alla disponibilità di fondi) ma anche dal nodo espropri, che potrebbe rallentare l’acquisizione dei terreni. Dubbi sono stati avanzati anche sul reperimento delle risorse nel bilancio nazionale, con una prima ipotesi che avrebbe programmato di fare pagare la realizzazione delle opere allo stesso Messico attraverso l’incremento della tassazione sui (non pochi) prodotti importati dagli Stati Uniti.

Dalla conferma da parte di Trump dell’intenzione di procedere su questa più che controversa strada, dichiarata appena dopo l’insediamento, le reazioni non sono state poche. Mentre sul fronte messicano il governo, facendo leva sullo spirito patriottico e sulla coscienza dei singoli, ha invitato al boicottaggio della gara i costruttori e i produttori di cemento (che però spesso gestiscono commesse negli Stati Uniti), su quello interno non sono mancate petizioni per bloccare il progetto di ciò che è stato definito il “Wall of Shame” e si sta formando un fronte di stati, con la California in testa, che stanno studiando e approvando forme di penalizzazione per i partecipanti alla gara.

Passando all’ambito più strettamente architettonico, tra il provocatorio ed estremamente critico muro rosa di ispirazione barraganiana suggerito da Estudio 3.14 e la proposta del sito satirico tedesco Der Postillon di un Börder Wåll targato IKEA, economico e facile da montare, l’American Institute of Architects non ha per ora preso posizione, dopo avere assunto verso il nuovo presidente toni conciliatori, e per questo criticati, seguendo la promessa di investimenti in ambito infrastrutturale vaghi già in campagna elettorale.

Leggi anche: Donald Trump e l’architettura in cinque punti

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Il bando di gara per progettare il muro tra Usa e Messico di Donald Trump Ingegneri.info