Mobilità sostenibile, lo Stivale viaggia a due velocità | Ingegneri.info

Mobilità sostenibile, lo Stivale viaggia a due velocità

L'indagine Euromobility patrocinata dal Ministero dell'Ambiente: Parma è la migliore, seguita da Milano e Torino. Nelle ultime dieci posizioni solo città del Mezzogiorno d'Italia

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Migliora la qualità dell’aria, crescono i servizi di car sharing a flusso libero e i comuni hanno capito l’importanza dei Pums. Ma continuano lungo lo Stivale i tagli al trasporto pubblico e naturalmente crescono i tassi di motorizzazione. I dati dell’undicesimo rapporto Euromobility evidenziano pregi e difetti di un Paese che prova a credere e investire nella mobilità sostenibile ma ancora non ci riesce.
L’indagine di Euromobility ha coinvolto 50 città italiane, nello specifico tutti i capoluoghi di regione, i due capoluoghi delle province autonome e i capoluoghi di provincia con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti. La città più ‘eco-mobile’ d’Italia è Parma, seguita a ruota da Milano e Torino. C’è una spaccatura in materia di mobilità sostenibile in Italia e lo evidenza la presenza negli ultimi dieci posti della classifica di città del Mezzogiorno. Ecco alcuni dei dati più importanti del rapporto Euromobility.

Cresce il tasso di motorizzazione
Aumenta in un anno (+0,5%, dal 58,0% al 58,5%) il tasso di motorizzazione, l’indicatore che misura la consistenza della flotta veicolare in rapporto alla popolazione residente, a conferma del trend crescente inaugurato nel 2015. In aumento anche il dato nazionale (+0,9%). L’Italia si allontana ancora dalla media europea di circa 49,8 auto ogni 100 abitanti. Nel 2016 il tasso di motorizzazione è in aumento in 48 delle 50 città; fanno eccezione solamente Reggio Emilia (-0,94%) e Roma (-0,03%).
Le città con il maggior indice di motorizzazione sono L’Aquila e Potenza, la prima con 76,07 e la seconda con 73,93 auto ogni 100 abitanti, seguite da Perugia (71,23) e Campobasso (69,75). Le città più virtuose, dove circola il minor numero di auto per abitante sono, per ovvi motivi Venezia (42,43), Genova (46,39), Milano (51,11) e Firenze (51,50). A conferma della tendenza degli ultimi 4 anni, anche nel 2016 a Bolzano e Trento si registra un notevole incremento del numero di auto, dovuto alla forte concentrazione di società di noleggio che continuano a stabilire la sede legale in questi Comuni per usufruire di una minore tassazione sull’iscrizione delle nuove autovetture, analogamente a quanto accade da un numero ancor maggiore di anni ad Aosta.
Analizzando invece la variabile emissioni, secondo Euromobility le autovetture Euro IV rappresentano la percentuale maggiore in circolazione (30,17% dell’intero parco), anche se in calo rispetto al 2015; i veicoli Euro V sono pari al 20,30%, anch’essi in diminuzione, mentre crescono le autovetture Euro VI (12,23%, erano il 3,66% nel 2015).
Le città del sud continuano ad avere il maggior numero di auto più inquinanti, con Napoli in testa seguita da Catania e Foggia.
L’indice medio di motorizzazione relativo ai motocicli è pari a 13,47 motocicli ogni 100 abitanti, decisamente molto più elevato della media europea (dove è pari a circa 6,9). Inalterata rispetto allo scorso anno la classifica per le due ruote a motore: il tasso di motorizzazione più elevato si registra a Livorno (25,99 ogni 100 abitanti), seguita da Genova (23,80) e Rimini (21,27); mentre le città con meno motocicli e ciclomotori sono Foggia (5,24 ogni 100 abitanti), Venezia (6,70) e Potenza (7,35).
Foggia conquista il triste primato delle due ruote più inquinanti (71,94% è la somma dei motocicli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2), seguita da L’Aquila e Perugia (70,55% e 70,49% rispettivamente), mentre Livorno (39,82%), Firenze (42,51%) e Bolzano (46,46%) annoverano il minor numero complessivo di motocicli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2.

PM10: allerta su Torino
I dati dell’indagine riguardano il 2016, ma anche quest’anno Torino ha già avuto seri problemi con i superamenti delle polveri sottili nell’aria. L’anno scorso la media annuale di PM10 registrata è stata di 42 microgrammi al metro cubo mentre ha superato la soglia delle 18 ore all’anno in cui è consentito lo sforamento del limite orario di 200 microgrammi al metro cubo per il biossido di azoto, con ben 28 superamenti.
Secondo Euromobility passano da 45 a 49 le città in cui è stata registrata una media annuale di PM10 inferiore al limite fissato dalla norma mentre sono passate da 26 a 31 le città che hanno rispettato il valore limite annuale del biossido di azoto.

Car sharing, vince il flusso libero
Il car sharing a flusso libero, quello cioè in cui il prelievo e la riconsegna delle autovetture possono avvenire in qualsiasi punto all’interno dell’area prevista dal servizio, piace soprattutto ai milanesi, ma è attivo anche a Roma (i dati di Euromobility però sono relativi al 2015), Torino, Firenze, Prato e Catania (queste ultime due città però non hanno ancora fornito dati sul servizio). A Milano in un anno gli utenti sono passati da 326.203 a 524.870, mentre le auto utilizzate sono passate dalle 4.479 del 2015 alle 5.730 del 2016.

Segna una battuta d’arresto, invece, il car sharing convenzionale, dove l’utente preleva e riconsegna la vettura in parcheggi ben definiti e attivo in 18 delle 50 città interessate dall’indagine di Euromobility ma che rischia di essere sospeso ad esempio a Bari, dove il servizio è 100% elettrico ma conta su poco più di 500 clienti iscritti. Su base nazionale nel 2016 le auto in flotta sono diminuite rispetto al 2015 (-6%), così come il numero totale di utenti iscritti al servizio (-9%). È comunque Roma a contare il numero maggiore di auto in flotta (156), seguita da Milano con 120. A spiccare in termini di auto in flotta disponibili per abitante è Bolzano (1,66 auto/10.000 ab), seguita da Verona e Cagliari (1,33 auto/10.000 ab).

Bike sharing, serve tempo e coraggio
Sono aumentati di circa il 14% gli utenti, mentre diminuiscono di circa il 2% le bici del bike sharing, il servizio di biciclette condivise presente nel 2016 in 18 delle 50 città dell’osservatorio. Erano 20 nel 2015, con Ferrara, Rimini e Terni che hanno sospeso temporaneamente il servizio, Novara che l’ha interrotto definitivamente e Reggio Emilia che l’ha mantenuto disattivato per buona parte dell’anno. Fanno da contraltare Livorno, Monza e Palermo, dove sono stati attivati nuovi servizi. A Torino continua l’impegno dell’amministrazione per il potenziamento del servizio: si aggiungono 95 biciclette alle 1.105 già disponibili, raggiungendo quota 1.200. In testa rimane Milano, stabile sulle 4.650 biciclette, mentre è Brescia la terza città per numero di bici in sharing (364, ma erano 541 nel 2015), seconda invece solo a Milano per numero di bici rispetto alla popolazione. Le biciclette più usate sono quelle di Brescia (oltre 180 prelievi al mese), mentre Milano svetta per numero di viaggi mensili a utente (9,2 contro 10,3). A deludere sono i servizi di Forlì, Genova, Piacenza e Perugia, mentre tra i nuovi servizi attivati è Palermo a far registrare i numeri più interessanti.
Poco frequente è la presenza di biciclette a pedalata assistita nelle flotte di bike sharing: a Perugia le biciclette sono tutte a pedalata assistita, mentre si supera il 10% solo a Padova (24,5%), Milano (21,5%), Forlì (20,6%) e Trento (19,0%).

Tagli al trasporto pubblico
Quasi la metà delle città, 22 su 50, coinvolte nel rapporto Euromobility, registra una riduzione dell’offerta di trasporto pubblico rispetto all’anno precedente. In quattro città le riduzioni sono addirittura a due cifre percentuali. I maggiori tagli si sono registrati a Potenza, Aosta, Sassari e Catania. Semaforo verde invece per Messina (+36%), Piacenza (+13%), Milano (+11%) e Parma (+10%).
La maggiore offerta di trasporto pubblico locale (posti*km/ab) si registra a Milano, Venezia, Brescia e Cagliari, mentre il maggior numero di passeggeri per abitante viaggia, come nei due scorsi anni, a Venezia, Milano, Roma e Trieste.
A Potenza, un cittadino utilizza in media l’autobus soltanto 4 volte in un anno, a Latina 10 volte, a Siracusa 12.

Arrivano i PUMS
I Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) cominciano ad affermarsi con più convinzione: Parma e Prato hanno infatti provveduto all’approvazione dei rispettivi piani, mentre Bari, Foggia, Forlì, Pescara e Reggio Calabria si aggiungono a Milano e Torino tra le città che sono giunte all’adozione del PUMS. Altre 16 città lo stanno redigendo. Le 25 città che invece non hanno ancora avviato il processo di redazione dovranno provvedere a breve, stando a quanto indicato dalle Linee Guida nazionali sui PUMS recentemente approvate dal Governo, secondo le quali “i comuni e le associazioni di comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, predispongono ed adottano nuovi PUMS, secondo le linee guida di cui all’art. 1, entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore del presente decreto”.

Mobility manager, questo sconosciuto
Esiste invece ancora un gap istituzionale sull’istituzione del mobility manager in Italia, che dovrebbe essere un ingegnere dei trasporti. Sono 12 su 50 le città nelle quali non è presente il mobility manager di Area, né a livello comunale né a livello provinciale, secondo Euromobility.
Nei prossimi mesi ci si attende che nella maggioranza delle città riprendano vigore le attività di mobility management, grazie ai fondi del programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile previsto dall’art. 5 della legge n. 221 del 28 dicembre 2015 e gestito dal Ministero dell’Ambiente. Oltre all’auspicato impulso alle azioni e agli interventi per la mobilità casa-scuola e casa-lavoro, il programma del Ministero favorirà anche la diffusione di metodi e strumenti di valutazione dei benefici associati ai progetti e alle misure che saranno messe in campo. Ma ci sono città che non hanno presentato alcun progetto.
Il corposo rapporto di Euromobility evidenzia anche una nuova attenzione degli italiani verso le auto a basso impatto cioè a GPL, metano, ibride o elettriche, passate dall’8,9% del 2015 al 9,2% del 2016. Nonostante un lieve aumento degli incidenti stradali, passati da 4,57 a 4,59 ogni 1.000 abitanti nelle 50 città oggetto del rapporto, diminuisce l’indice di mortalità, cioè il numero di decessi ogni 100 incidenti, che passa dal valore di 1,03 dell’anno 2015 al valore di 0,96 del 2016. Sul fronte delle aree pedonali invece solo tre città delle 50 esaminate da Euromobility garantisce più di un metro quadrato per abitante: per camminare senza essere stressati dalla auto bisogna andare a Venezia, Cagliari o Firenze.

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