Green infrastructure per quartieri e città: cosa sono e a cosa servono | Ingegneri.info

Green infrastructure per quartieri e città: cosa sono e a cosa servono

Rigenerare quartieri urbani attraverso le 'infrastrutture verdi' e i servizi ecosistemici è una strategia sempre più centrale nel dibattito urbanistico. Un libro fa il punto della situazione, anche in Italia

Sistemi di drenaggio urbano sostenibile a Boston, Credits: M. B. Andreucci
Sistemi di drenaggio urbano sostenibile a Boston, Credits: M. B. Andreucci
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Il concetto di “Green Infrastructure” una decina di anni fa poteva parere pionieristico, ma invece oggi ha assunto una dimensione sempre più sistematica. Eppure tra esperienze modello e nuovi parametri di riferimento, le Green Infrastructure non sono ancora una pratica integrata a livello regolare per la rigenerazione urbana e dei quartieri. Il nuovo libro “Progettare Green infrastructure” di Maria Beatrice Andreucci fa il punto sullo stato dell’arte della progettazione tecnologica ambientale. Attraverso casi concreti viene analizzata l’implementazione di soluzioni nature-based per la riqualificazione ambientale, l’inclusione sociale e lo sviluppo economico dei sistemi metropolitani, fornendo al progettista una bussola aggiornata per inserirsi in questo contesto. Questo articolo, a firma della Prof.ssa Andreucci, fornisce un quadro generale sul tema del libro, che si può acquistare cliccando sul box di seguito.

Il concetto di Green Infrastructure – ancora oggi emergente e in via di evoluzione nei suoi significati più profondi – è basato sulle evidenze che il Capitale Naturale può offrire attraverso una vasta gamma di servizi, noti come “Servizi Ecosistemici”, definiti nel 2005 dal Millennium Ecosystem Assessment come «i benefici che le persone ottengono dagli ecosistemi».
Sono inclusi i “Servizi di Approvvigionamento”, quali il cibo, l’acqua, il legno e i tessuti; i “Servizi di Regolazione”, che agiscono su clima, allagamenti, malattie, rifiuti e qualità dell’acqua; i “Servizi Culturali”, che forniscono benefici ricreativi, estetici e spirituali; e i “Servizi di Supporto”, quali la formazione del suolo, la fotosintesi e il ciclo dei nutrienti.
Un tema centrale nel dibattito sulle green infrastructure è sicuramente quello che attiene al funzionamento degli ecosistemi urbani e al contributo fornito – direttamente o indirettamente, attraverso i servizi ecosistemici – al benessere umano. I servizi ecosistemici includono, infatti, non solo la fornitura o il mantenimento di beni quali aria, cibo, e acqua – che soddisfano i bisogni umani primari – ma anche di servizi, in grado, attraverso i benefici prodotti, di determinare il grado di soddisfazione dell’uomo rispetto all’ambiente, ridurne lo stress psicofisiologico e, in generale, di contribuire alla qualità della vita.
È stato diffusamente dimostrato che la salute umana, fisica e mentale, ottiene dei benefici nelle città in cui le persone hanno facile accesso a spazi aperti di qualità e, soprattutto, in cui sono presenti alti livelli di biodiversità. Purtroppo, le persone meno abbienti nelle nostre comunità urbane sono anche quelle che godono minori opportunità di accesso agli spazi verdi di qualità e tendono conseguentemente a presentare peggiori condizioni di salute rispetto al resto della popolazione.

Bryant Park, Green Infrastructure urbana (3,9 ha), Manhattan, NYC, Credits: M. B. Andreucci

Bryant Park, Green Infrastructure urbana (3,9 ha), Manhattan, NYC, Credits: M. B. Andreucci

Le condizioni di scarsa salute sono, come sappiamo, strettamente correlate al reddito e quando si dispone di meno danaro si vive in quartieri densamente popolati e anche l’alimentazione è peggiore rispetto alle fasce con maggior reddito. Il patrimonio abitativo è spesso di scarsa qualità, non soltanto perché più umido o fatiscente, ma anche perché comporta maggiori costi operativi per abitarlo.
I problemi di salute legati alla povertà sono esacerbati dalla mancanza di accessibilità agli spazi verdi e questa disparità di accesso ai beni ambientali è ormai nota attraverso il concetto di “ingiustizia ambientale”. Nulla di nuovo quando parliamo di deprivazione, o anche d’inquinamento collegato ai processi d’intensa urbanizzazione, come pure dei risultanti impatti in termini di salute – ad esempio, l’asma correlata al particolato fine – che ben sappiamo possono essere alleviati dall’azione delle green infrastructure.

Green Wall nel quartiere Garibaldi a Milano, Credits: M. B. Andreucci

Green Wall nel quartiere Garibaldi a Milano, Credits: M. B. Andreucci

Siamo consapevoli, inoltre, anche grazie all’impiego di modelli di simulazione, che una delle conseguenze del cambiamento climatico globale è la sempre maggiore imprevedibilità dei severi eventi meteorici avversi, quali le ondate di calore e gli uragani, sempre più frequenti. Tali eventi catastrofici mietono vittime in tutto il mondo. Principalmente le intense piogge, che provocano sempre più devastanti allagamenti. Paesi e città caratterizzate da estese superfici impermeabili – da “suolo sigillato” dovuto a edifici, strade, parcheggi, altre infrastrutture – sono sicuramente meno attrezzate per contrastare tali fenomeni letali, rispetto ai luoghi costruiti in cui tale problema è stato già mitigato attraverso green infrastructure, quali i sistemi sostenibili di gestione delle acque meteoriche, le foreste urbane, le pavimentazioni permeabili e i green roof.
I sistemi infrastrutturali sono essenziali per il funzionamento della città moderna ad alta densità. Le tradizionali “grey infrastructure” – compresi i sistemi di reti ingegnerizzate di strade e servizi – offrono innegabilmente un’ampia gamma di benefici alla popolazione urbana.
Questi sistemi infrastrutturali richiedono tuttavia grandi investimenti di capitale per la costruzione e la gestione, e sono generalmente di uso esclusivo per gli occupanti di vaste aree del territorio urbano. La loro durata pluridecennale costituisce quindi un vincolo importante, dando alle scelte decisionali – all’origine di tali investimenti – carattere di irreversibilià.

Tree planting nel quartiere @22 di Barcellona, Credits: M. B. Andreucci

Tree planting nel quartiere @22 di Barcellona, Credits: M. B. Andreucci

Le green infrastructure rappresentano, per contro, componenti critiche delle complesse infrastrutture urbane e modalità propositive e inclusive per concettualizzare la pianificazione e la progettazione di spazi aperti, architetture e insediamenti urbani, a tutte le scale di intervento.
L’intento perseguito attraverso tale approccio “inclusivo e resiliente” è di contribuire positivamente alla “qualità” del capitale naturale urbano e periurbano e non di concentrarsi esclusivamente sulle specifiche “quantità di verde”, approccio quest’ultimo purtroppo molto diffuso soprattutto in Italia.
Le green infrastructure nei processi di pianificazione non devono pertanto essere considerate semplici “immobilizzazioni fisse” e lo scopo dell’approccio dinamico proposto è rivolto piuttosto a: valutare le aree vegetate esistenti e a prevenirne deterioramenti irreversibili; migliorare la qualità e la diversità di queste aree, per meglio renderle aderenti ai bisogni formulati dagli abitanti; connettere le aree permeabili per costituire un insieme strategico che valga molto di più rispetto alla semplice somma delle parti; considerare attentamente gli aspetti gestionali di tutti gli spazi aperti e del patrimonio architettonico e urbano, dando priorità alla riqualificazione dei beni pubblici in grado di innescare fenomeni virtuosi di rigenerazione urbana ed economia circolare.

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