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Hyperloop secondo Big: come funzionerà l’infrastruttura del futuro

La Dubai Roads and Transport Authority ha commissionato ad Hyperloop One e Bjarke Ingels lo studio di una linea che viaggerà a velocità supersonica in condutture sopraelevate. Render e breve storia del progetto

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Bjarke Ingels ha presentato la sua visione dell’infrastruttura che nel futuro collegherà in modo iperveloce tra Dubai e Abu Dhabi tramite l’hyperloop, il sistema di trasporto pneumatico ad altissima velocità che promette di percorrere in poco più di dieci minuti i quasi 150 km che separano le due città emiratine grazie al movimento di speciali capsule per il trasporto passeggeri all’interno di condotte sopraelevate.

Il progetto rientra all’interno della commessa che la Dubai Roads and Transport Authority ha siglato con la società statunitense Hyperloop One per lo studio di un nuovo sistema di trasporto passeggeri il cui sviluppo, ancora in fase embrionale, riceve un’ulteriore conferma di interesse da parte di un importante investitore.

L’idea del futuristico hyperloop, letteralmente “iper-anello”, è lanciata nel 2012 dal miliardario imprenditore Elon Musk (cofondatore di Paypal e presidente di Tesla Motors e SpaceX), che riprende l’idea, non nuova, del trasporto pneumatico di posta e pacchi in tubi all’interno e tra gli edifici: le prime applicazioni del tubo di Lamson risalgono infatti al XIX secolo, seguito da una vasta e visionaria letteratura che immagina, senza riuscire finora ad applicarlo nella realtà, l’utilizzo dello stesso sistema per il trasporto di persone a larga scala.

Supportata da un progresso tecnologico che in Giappone ha portato i velocissimi Shinkansen a raggiungere la velocità record di oltre 600 km/h grazie a un sistema di lievitazione magnetica, questa visione si è oggi riaffacciata e promette di portare vantaggi non indifferenti in termini di costi di realizzazione, azzeramento dei rischi da collisione, rapidità di spostamento (con velocità che gli studi fatti finora assicurano potere arrivare al doppio di quella di un aereo di linea) e riduzione dell’emissione in atmosfera di gas inquinanti. Un sistema la cui applicazione, come osserva lo stesso Bjarke Ingels, potrebbe rivoluzionare il futuro delle città.
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Gli studi per lo sviluppo di hyperloop sono in corso dal 2012: avviati a partire da una suggestione di Musk veicolata all’interno di un documento di 57 pagine, la sua implementazione ha generato un progressivo e ampio interesse da parte di aziende e università e si sta alimentando in modo open source attraverso ricerche che stanno ragionando e sperimentando il migliore sistema di propulsione o su quale sia la tipologia di capsula più adatta al trasporto dei passeggieri nelle condotte. Molti sono anche i potenziali progetti finora ipotizzati, che nel mondo vedono collegate San Francisco con Los Angeles e Las Vegas, ma anche Bratislava, Vienna e Budapest.

In un lungo intervento post-elettorale che analizza una poco chiara politica di Donald Trump in ambito di sviluppo infrastrutturale, l’hyperloop è stato indicato anche da Aaron Betsky come uno dei sistemi su cui il paese dovrebbe concentrare gli sforzi per programmare uno sviluppo più sostenibile, insieme alla diffusione della mobilità elettrica o l’adozione di nuove tipologie di asfalto o, ancora, la disponibilità di un aggiornato modello Uber per spostamenti più flessibili e intelligenti.

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Questo è, a grandi linee, il quadro in cui si trova posto la visione di BIG, che solo la primavera scorsa ha assistito e supportato i test condotti nel deserto del Mojave, vicino a Las Vegas, da Hyperloop One per verificare le prestazioni del propulsore sviluppato.

Dubai e Abu Dhabi, oltre che essere due fra le principali città del paese, sono gli estremi di un sistema che, integrato con le reti di trasporti cittadine, ha i suoi punti di accesso in due “portali” a pianta circolare, uno dei quali scenograficamente posizionato ai piedi del Burj Khalifa. Qui i passeggeri si imbarcano all’interno di capsule cubiche di piccole dimensioni in grado di caricare gruppi di sei persone (i “pods”) che, partendo da gate numerati, vengono immesse in una conduttura che percorrono fino alla destinazione viaggiando a velocità che potrebbero superare i 1.000 km/h. La ridotta dimensione delle capsule ha una doppia funzione: renderle indipendenti l’una dall’altra, in modo che alcune di esse possano essere utilizzate anche al di fuori di hyperloop, e la flessibilità di viaggi che potrebbero essere on demand ed eliminare sale di attesa che nella visione di BIG sono del tutto assenti. I pods, internamente pressurizzati, sono collegati a una telaio che permette loro la lievitazione e dà propulsione all’interno di due tubi, uno per senso di marcia, e viaggiano sopraelevati rispetto al terreno, sia in città che al di fuori.

L’hyperloop diventerà il mezzo di trasporto del futuro? È ancora presto per dirlo, il progetto è ambizioso e il futuro ancora sospeso, ma negli Emirati Arabi si parla già di collegare con Duabi e Abu Dhabi anche Riyadh, Doha e Muscat. I primi concreti passi sono stati fatti.

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