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Il nuovo Piano nazionale aeroporti

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Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi ha presentato in Consiglio dei ministri l’informativa che descrive il nuovo Piano nazionale aeroporti. Un programma più ‘snello’ rispetto ai piani precedenti, che mira a razionalizzare e ottimizzare la spesa pubblica in materia e, tra gli altri obiettivi, punta a superare il problema dei conflitti tra aeroporti troppo vicini.

Punto cruciale del piano è la divisione del territorio in dieci bacini di traffico omogeneo: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro-Nord, Centro Italia, Campania, Mediterraneo- Adriatico, Calabria, Sicilia-orientale, Sicilia-occidentale, Sardegna. Per ciascuno di questi bacini è stato individuato un solo scalo strategico, con la sola eccezione del bacino del Centro-Nord che ne ha due, e un insieme degli ulteriori aeroporti di interesse nazionale insistenti nel medesimo bacino, in applicazione dei criteri fissati dal Codice della navigazione. Per stabilire gli scali strategici, spiega il Mit nell’informativa, sono stati presi in considerazione prima di tutto quelli inseriti nella core network europea, tra i quali, prioritariamente, i gate intercontinentali di Milano Malpensa, Venezia, Roma Fiumicino. Laddove, come nel bacino Nord-Ovest, sono risultati inseriti più aeroporti rientranti nella core network, si è individuato quale aeroporto strategico del bacino quello rivestente il ruolo di gate intercontinentale, ossia Milano Malpensa. Solo nel caso in cui – nel bacino individuato – non è risultato esserci nessun aeroporto incluso nella core network, è stato individuato quello inserito nella comprehensive network con maggiori dati di traffico, e cioè Bari per il bacino Mediterraneo-Adriatico, Lamezia per il bacino calabrese e Catania per il bacino della Sicilia orientale. Unica eccezione, come detto, il Centro-Nord, dove si è per il quale gli aeroporti strategici individuati sono Bologna e Pisa/Firenze, date le caratteristiche morfologiche del territorio e della dimensione degli scali e posta la condizione, per gli scali di Pisa e Firenze, che venga realizzata la piena integrazione societaria e industriale.


Per i 26 aeroporti di interesse nazionale – Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo, Verona, Treviso, Trieste, Rimini, Parma, Ancona, Roma Ciampino, Perugia, Pescara, Salerno, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Crotone, Comiso, Trapani, Pantelleria, Lampedusa, Olbia Alghero – le due condizioni richieste sono “che l’aeroporto sia in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino, con una sostanziale specializzazione dello scalo e una riconoscibile vocazione dello stesso”, e che “l’aeroporto sia in grado di dimostrare il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario, anche a tendere, purché in un arco temporale ragionevole”:

Il nuovo piano, che adesso seguirà l’iter previsto, prima in Conferenza Stato-Regioni, poi in Parlamento, prevede ulteriori misure: strategie di potenziamento delle infrastrutture aeroportuali e dell’accessibilità ed intermodalità, razionalizzazione dei costi dei servizi aeroportuali, la costituzione di una rete per il trasporto merci, e un nuovo assetto dell’aviazione generale.

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