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Il primo tunnel navigabile al mondo sarà in Norvegia

Sarà lungo 1,7 km, alto 49 m e largo 36 m e permetterà l’attraversamento della penisola di Stad, impervio tratto di costa a nord ovest di Oslo. Il progetto di Snohetta e Norconsult

© Norwegian Coastal Administration/Snøhetta
© Norwegian Coastal Administration/Snøhetta
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Dopo avere apposto la loro firma sul nuovo centro visitatori di Lascaux, lo studio norvegese Snøhetta sta collaborando con la società Norconsult per l’inserimento paesaggistico di una delle più importanti opere infrastrutturali che il paese scandinavo si sta accingendo ad avviare: la realizzazione dello Stad Ship Tunnel, il primo tunnel navigabile al mondo.

La grande opera, che dovrebbe essere completata entro il 2023 ed è commissionata dalla Norwegian Coastal Administration, realizzerà l’attraversamento dell’omonima penisola, collocata sulla costa a nord ovest della capitale Oslo, e facilitare il passaggio delle imbarcazioni evitando loro la circumnavigazione di un tratto di mare particolarmente pericoloso per le condizioni atmosferiche e le correnti.

L’idea di realizzare un tunnel di attraversamento della penisola non è recente. Le prime suggestioni risalgono infatti alla seconda metà del XIX secolo, ma solo tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio il governo norvegese ha ripreso concretamente in mano il progetto. A più riprese sono stati promossi studi di fattibilità che hanno portato alla decisione di procedere con la progettazione e i lavori, nonostante alcuni voci contrarie considerassero il costo eccessivo rispetto ai potenziali ricavi (secondo le stime dovrebbe impegnare una cifra pari a circa 300 milioni di euro).

Per la progettazione a inizio 2016 è stata selezionata una delle società di ingegneria principali del paese, oggi attiva nel mondo in diversi ambiti della progettazione pubblica e privata ma specializzata nella realizzazione di impianti e infrastrutture. Norconsult ha sede a Sandvika, centro vicino a Oslo, e nei suoi novant’anni di storia ha costruito un curriculum che si è arricchito di centrali idroelettriche (la società si attribuisce la presenza nello sviluppo e nella realizzazione dell’80% degli impianti del paese) e impianti per la produzione e il trasporto dell’energia, ma anche molte opere “marine” a servizio della fiorente attività estrattiva del petrolio del paese e tunnel, tra cui il recente incarico per la realizzazione del Sandøytunnelen, due gallerie subacquee lunghe 10 km alle isole Faroe.

Il tunnel di Stad sarà lungo 1,7 km, largo 36 m e alto complessivamente 49 m (di cui circa 10-12 sotto il livello dell’acqua) e sarà una complessa opera di ingegneria che, costi a parte, renderà senza dubbio più sicura e veloce la navigazione nell’area. Lo scavo, partendo contemporaneamente dai due fianchi della penisola (gli opposti Moldefjorden e baia di Kjødepollen), avverrà procedendo su cinque strati sovrapposti partendo dalla cima del tunnel, protetto ai due estremi da paratie che impediranno l’ingresso dell’acqua fino alla conclusione dei lavori. Si prevede che la realizzazione del traforo asporterà dalla montagna circa 3 milioni di metri cubi di roccia e che, una volta completato, dovrà permettere il passaggio di imbarcazioni di peso fino a 26 tonnellate.

Lo studio Snøhetta si affianca a Norconsult con un ruolo che si svolge prevalentemente all’esterno ed è mirato alla definizione delle migliori, ma anche più sicure in caso di urto, opere di inserimento paesaggistico dei due ingressi del tunnel. Mentre all’interno contribuirà a definire le modalità di illuminazione, realizzata con luci a led, interverrà in modo diverso su due coste piuttosto differenti l’una dall’altra, in cui si apriranno identici archi di ingresso.

A Moldefjorden, un tratto caratterizzato da una costa verde scoscesa e inabitata, la cima del tunnel sarà sormontata da un nuovo ponte che alzerà il tracciato della strada costiera esistente, permettendo anche la realizzazione di un punto panoramico sul fiordo. Dall’altra parte, a Kjødepollen, l’opera dovrà invece essere integrata alla presenza di un piccolo centro abitato: la proposta, più articolata, suggerisce la realizzazione di terrazzamenti agricoli a ripresa di tratti di un paesaggio antropizzato già presente nell’area. Comuni sono le scelte dei materiali utilizzati: da entrambe le parti, sia per i muri di contenimento che per le finiture, saranno infatti utilizzati blocchi di pietra locale.

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