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Il trasporto aereo entra nel sistema di scambio di CO2

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Già applicato a settori industriali inquinanti, come acciaierie, miniere e cartiere, dal 1° gennaio 2012 anche il trasporto aereo è entrato nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissioni di gas ad effetto serra, denominato Emission trading scheme (Ets), che ha come obiettivo la riduzione del 21% delle emissioni di CO2 nel continente europeo entro il 2020.

Il programma prevede che tutte le compagnie aeree (europee e non) che partono o atterrano dagli aeroporti del Vecchio Continente devono acquistare e vendere quote di emissioni per compensare l’inquinamento prodotto durante il volo. Sono previste multe di 100 euro per tonnellata di CO2 emessa oltre i limiti consentiti dall’Ets.

L’inclusione del trasposto aereo nel sistema Ets ha scatenato le reazioni dei vettori, soprattutto cinesi e statunitensi, che più volte hanno inviato l’Europa a rivedere la direttiva posticipandone l’entrata in vigore. Al centro delle proteste gli oneri a carico delle compagnie che comporta il provvedimento: secondo le stime si parla di 900 milioni di dollari quest’anno e 2,8 miliardi l’anno fino al 2020.

Ma nonostante le proteste, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso presentato dalle compagnie americane, dichiarando che “l’applicazione all’aviazione del sistema Ets non viola i principi di diritto internazionale“.

Di conseguenza molte compagnie hanno anticipato l’aumento delle fuel surcharge per coprire i costi, Lufthansa compresa che ha aumentato il costo dei biglietti di 10 euro già da metà dicembre per i collegamenti europei a lungo raggio allegando il sovrapprezzo alla tassa sul carburante.

O.O.

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