La Route 66 diventerà un'autostrada solare, almeno in parte | Ingegneri.info

La Route 66 diventerà un’autostrada solare, almeno in parte

Solar Roadways, start up di Sandpoint, ha firmato un accordo con lo stato del Missouri per iniziare a posare i suoi pannelli esagonali di vetro temperato brevettati attorno al Welcome Center di Conway. E così una parte della mitica Route 66 diventerà un'autostrada solare

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Un tratto della Route 66 all’interno del territorio dello stato del Missouri sarà trasformato nella prima autostrada solare degli Stati Uniti. L’annuncio ufficiale arriva dopo la firma di un accordo tra il MoDOT, il Missouri Department of Transportation, e Solar Roadways che prevede la posa e la messa in funzione degli innovativi pannelli fotovoltaici progettati, sperimentati e prodotti dalla start up basata a Sandpoint, Idaho.

Il progetto fa parte del programma statale Road to Tomorow attraverso il quale il Missouri, snodo infrastrutturale di primaria importanza a livello nazionale, sta cercando di costruire un futuro sostenibile coniugando il più possibile le energie rinnovabili a uno sviluppo smart delle sue vie di comunicazione. È un intervento pilota che partirà dalla piccola scala, conta di ottenere i finanziamenti necessari anche attraverso l’avvio di una campagna di crowdfunding e ha già una forte propensione all’espansione: il punto di partenza sarà infatti un’area di dimensioni ridotte, la pavimentazione che circonda il Welcome Center di Conway, dalla quale si prevede una seconda fase di espansione che interesserà un primo tratto dell’autostrada stessa. L’area test servirà per provare concretamente un sistema brevettato, la sua resistenza e la sua capacità di produrre energia che andrà ad approvvigionare il Centro stesso.

Dal punto di vista tecnico, il sistema Solar Roadways è costituito dall’unione di pannelli modulari esagonali in speciale vetro temperato che sostituiscono la tradizionale pavimentazione stradale in asfalto o cemento creando una superficie continua che si è dimostrata resistente, per ora, al passaggio di automobili e camion di peso medio. I pannelli standard hanno un’area di 0,4 mq e al di sotto della superficie esterna, antiscivolo, integrano celle fotovoltaiche che, nella versione più avanzata che si prevede di posare in Missouri, in condizioni di soleggiamento standard sono in grado di fornire ognuno 48 watt.

I pannelli sono progettati per funzionare in modo “intelligente”: sono infatti dotati di microprocessori che li possono rendere comunicanti fra loro, con una centrale di controllo remoto e con i veicoli in movimento. Il sistema può anche prevenire la formazione del ghiaccio grazie a elementi riscaldanti interni, mentre l’integrazione di luci LED permette alla pavimentazione di disegnare la segnaletica orizzontale e comunicare in modo flessibile, non rendendo più necessaria la tradizionale vernice stradale.

dettaglio

I positivi utilizzi potenziali sono moltissimi a fronte però di punti che l’importante test in avvio in Missouri servirà a chiarire. Il primo è un costo, che, ancora non quantificato, dovrebbe tuttavia ripagarsi negli anni attraverso la produzione di energia. Mentre gli interventi di riparazione dei danni dovrebbero essere piuttosto agevoli, un altro problema è la resistenza effettiva al passaggio, soprattutto di veicoli pesanti, e si porta dietro le connesse problematiche relative alla durevolezza di vetro (per ora testato per resistere 20 anni) e celle fotovoltaiche (30 anni all’interno di un involucro integro).

Già sperimentata in Europa, in Olanda e in Francia, negli Stati Uniti l’idea di trasformare le superfici stradali in una fonte di produzione di energia sostenibile è piuttosto nuova e vede nell’esperienza di Solar Roadways una delle sue avanguardie, che rende il progetto in partenza doppiamente significativo. Da una parte interviene sulla Route 66 che, oltre a essere stata per molto tempo una delle principali vie di comunicazione est-ovest degli Stati Uniti, ha sicuramente un grande valore simbolico. Dall’altra è il primo importante incarico test per il lavoro di una piccola start up che, nata nel 2006 dietro azione di Scott e Julie Brusaw, in 10 anni di attività è riuscita a dare vita a un progetto innovativo che anno dopo anno si è rafforzato grazie a sostegni sempre più ampi e finanziamenti provenienti sia dal pubblico (nel 2011 ha firmato un contratto biennale da 750.000 dollari con il US Department of Transportation che ha portato alla realizzazione della prima sperimentazione importante) che dal privato (una fortunatissima campagna di crowdfunding su Indiegogo ha permesso la raccolta di 2,2 milioni di dollari).

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