Pendolaria 2018, un Paese su un binario sgangherato | Ingegneri.info

Pendolaria 2018, un Paese su un binario sgangherato

Presentato Pendolaria 2018, il dossier Legambiente sul trasporto pendolare ferroviario. Aumentano i passeggeri ma mancano le risorse per i servizi. E l'Italia è spaccata in due, fra eccellenze e degrado

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Quanti sono i pendolari che ogni giorno si spostano utilizzando il treno? Qual è lo stato di salute del nostro sistema ferroviario? E soprattutto, quali risultati hanno prodotto gli investimenti realizzati negli ultimi anni in infrastrutture e trasporti? Porsi queste domande e soprattutto darsi le risposte potrebbe essere un’ottima chiave per analizzare e comprendere le dinamiche in corso nei vari territori italiani. Il trasporto ferroviario è infatti un po’ lo specchio del nostro Paese e delle sue tante contraddizioni, dove alcuni picchi di eccellenza si affiancano a situazioni al limite del degrado e dell’inefficienza.

A raccontare cosa succede sulle ferrovie italiane è il rapporto annuale Pendolaria di Legambiente (qui l’edizione 2017) che dal 2008 analizza la situazione del trasporto ferroviario in Italia, con dati, numeri, storie e il duplice obiettivo di illustrare i risultati di politiche e investimenti e di contribuire alla costruzione di un paese più sostenibile.

I passeggeri arrivano a quota 5,59 milioni

Anche in Pendolaria 2018, si i parte come sempre da un’analisi sul numero dei passeggeri che lo scorso è aumentato ulteriormente, arrivando a quota 5,59 milioni e segnando un nuovo record rispetto al 2012 (+7,9% in 4 anni). Sono infatti 2 milioni e 874 mila coloro che ogni giorno usufruiscono del servizio ferroviario regionale e 2 milioni e 716 mila quelli che prendono ogni giorno le metropolitane, presenti in 7 città italiane, in larga parte pendolari. E per entrambi i numeri sono in crescita, come per l’alta velocità.

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Bene, si potrebbe pensare. Ma dietro questi numeri positivi si nasconde in realtà un paradosso. Perché da un lato aumentano i passeggeri ma diminuiscono i chilometri di linee disponibili e dall’altro questa crescita è disomogenea, con rilevanti differenze nell’andamento tra le diverse Regioni e tra i diversi gestori.

Pendolaria 2018: fotografia di un’Italia spaccata in due

In alcune parti del Paese la situazione è nettamente migliorata negli ultimi anni così come è altrettanto peggiorata in altre, con una forbice che diventa sempre più netta. Tra Firenze e Bologna, per esempio, l’offerta di treni non ha paragoni al mondo, con 162 treni che sfrecciano a 300 km/h nei due sensi di marcia ogni giorno (erano 152 lo scorso anno, 142 due anni fa, mentre erano solo 18 gli Eurostar nel 2002); altrove viaggiano vecchie carrozze diesel e sulla Roma-Lido di Ostia e la Circumvesuviana quasi sessanta mila persone che non prendono più il treno per via dei tagli e del degrado del servizio.

Sud infelix, la questione meridionale esiste

L’Italia, insomma, viaggia a due velocità diverse. Letteralmente, verrebbe dire. Con 9 Regioni e le due Province autonome in cui i passeggeri sono aumentati e 10 in cui sono diminuiti o rimasti invariati. Cresce il numero di persone che prende il treno al nord – come in Lombardia (750mila), è triplicato dal 2001 in Alto Adige, raddoppiato in Emilia-Romagna, cresciuto di 60mila in Puglia. Analoghi i successi della metropolitana a Milano (con più passeggeri delle altre 6 città italiane dotate di metro), dei tram a Firenze e a Bergamo.

Molto diversa la situazione del Piemonte dove a causa delle linee soppresse i passeggeri sono calati del 4,4% mentre è drammatica in particolare la situazione in Sicilia, dove si è passati da 50.300 a 37.600 viaggiatori (dal 2009 ad oggi) in una Regione con 5 milioni di abitanti e grandi spostamenti pendolari, e in Campania dove si è passati da 413.600 viaggiatori a 308.500 (ma con un trend in risalita negli ultimi anni).

Le risorse scarseggiano

Il trasporto ferroviario soffre della riduzione dei finanziamenti statali, con una diminuzione delle risorse nazionali stanziate tra il 2009 e il 2018 pari a -20,4%, (che potrebbe diventare del 26,2% se confermato un taglio ulteriore di 300 milioni) mentre i passeggeri crescevano del 6,8%. Per i trasporti su gomma e su ferro si è passati da una disponibilità di risorse di circa 6,2 miliardi di euro a 4,8 miliardi nel 2019.

Per quest’anno le risorse si sono ridotte di 56 milioni di euro, ma Legambiente lancia un allarme perché si potrebbe aggiungere un ulteriore taglio di 300 milioni, per una clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. A quel punto le risorse in meno sarebbero oltre il 6%, rispetto allo scorso anno, con la conseguenza di vedere meno treni nelle Regioni.

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“Sono tanti i segnali positivi dalle città e dalle Regioni – commenta Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – che mostrano una disponibilità delle persone a usare treni e trasporto pubblico locale, confermata da tutte le indagini. Quest’anno raccontiamo con tante storie proprio come ovunque siano arrivati nuovi treni, sia stato migliorato il servizio e il numero dei passeggeri sia cresciuto in modo esponenziale. Ma sono troppe le Regioni in cui, al contrario, è stato ridotto il numero dei treni, sono diminuiti anche i pendolari che ne usufruiscono e sono stati costretti a usare i mezzi privati. I risultati prodotti dagli investimenti dimostrano che si può davvero migliorare la vita delle persone, riducendo l’inquinamento e le emissioni di gas serra generate dai trasporti, ma occorre avere una chiara idea dei problemi da affrontare, per allargare il cambiamento a ogni parte d’Italia. Se si vuole davvero migliorare la situazione per i pendolari, gli ambiti di intervento sono quattro: aumentare le risorse, coordinare e controllare quanto avviene sulla rete, cambiare le priorità infrastrutturali e fermare il taglio delle cosiddette linee secondarie. Ad oggi non si è capito quale idea abbia il governo per il rilancio dell’offerta per i pendolari e per il trasporto pubblico locale. Si fa un gran parlare di Tav, ma il rischio è che come nelle precedenti legislature vadano avanti solo le autostrade, mentre le opere che servono ai pendolari rimangono ferme, rinviate e incompiute”.

Nuovi treni sulla rete, una buona notizia per i pendolari

Una buona notizia per i pendolari viene dai nuovi treni sulla rete. I convogli in servizio nelle Regioni ogni giorno sono in tutto 3.056, gestiti dai diversi concessionari (Trenitalia, Trenord, CTI, Atac, etc.). L’età dei treni viene spesso indicata dagli utenti come uno dei problemi principali.

La media è di 16,8 anni, in calo rispetto ai 17,2 di un anno fa. Ma la riduzione dell’età media dei treni è avvenuta soprattutto al nord e al centro; al sud l’età media dei convogli è di 19,2 anni ed è urgente intervenire. Gli investimenti di Trenitalia con la gara per 500 nuovi treni sta cambiando la situazione in molte Regioni e inciderà anche al sud nei prossimi anni. A questi si aggiungono quelli delle Regioni, che hanno consentito complessivamente di far entrare in esercizio oltre 410 treni nuovi. Inoltre, gli investimenti decisi nella scorsa legislatura stanno permettendo nel quadriennio 2017-2020, l’entrata in circolazione di 210 nuovi treni.

Occorre ricordare che è la prima volta che lo Stato italiano investe per comprare treni regionali.

Le priorità di intervento: città, sud e pianura padana

Secondo Legambiente, per rilanciare veramente il sistema dei trasporti ferroviari è necessario un aumento delle risorse, unito a un’azione di coordinamento e controllo per evitare tagli e disservizi in alcune Regioni. E occorre cambiare le priorità infrastrutturali: mancano 10 miliardi di euro per le 26 incompiute che servono ai pendolari italiani, individuate da Legambiente, mentre sono previste ingenti risorse per autostrade e altre strade.

Dove intervenire? Anche su questo fronte, l’associazione ambientalista ha individuato una strategia di interventi, che parte da quelle che sono le urgenze. Bisogna puntare sulle città, che sono il cuore della domanda di trasporto nel nostro Paese, sul Sud, dove i ritardi e i problemi sono incredibili, e su un progetto di mobilità sostenibile per la grande area inquinata della Pianura Padana.

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