Lo stadio del futuro secondo National Geographic e Populous | Ingegneri.info

Lo stadio del futuro secondo National Geographic e Populous

Sarà autosufficiente, multifunzionale e interattivo e potrà adattarsi a molti sport. Avrà un’arena acquatica nel parco esterno e potrà essere raggiunto in hyperloop o dall’alto con un drone

© National Geographic
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Come saranno gli stadi del futuro? Che dotazioni dovranno avere? In che modo dovranno essere attenti all’ambiente? Come dovranno essere progettati? A queste e altre domande ha cercato di dare un po’ di risposte la collaborazione tra gli statunitensi Populous, che oggi forse sono la più importante società specializzata nella progettazione integrale di stadi, arene e strutture sportive, e National Geographic, che il prossimo anno sarà partner ufficiale di Fox Sports per la copertura della Coppa del Mondo di Calcio ospitata dalla Russia.

Attivo da oltre 30 anni, Populous ha progettato e realizzato oltre 2.000 strutture sportive, la maggior parte in nord America ma molte anche a servizio delle più importanti manifestazioni sportive a scala planetaria, come il completato Stadio Olimpico di Londra 2012 e i prossimi stadio per le gare del pattinaggio di velocità per le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 (incarico da poco ottenuto in seguito alla vittoria di un concorso internazionale) e stadio da 40.000 posti a Doha per i Mondiali di Calcio del 2022, che si terranno in Qatar.

La società ha risposto a una richiesta arrivata da National Geographic tracciando le sue linee guida per lo stadio del futuro e ipotizzando forme e attrezzature per un edificio a cui, nonostante il progresso tecnologico, i millenni trascorsi dai primi esempi e necessità sempre nuove, continua a essere richiesto di assolvere principalmente a una funzione: permettere al pubblico più vasto possibile l’esperienza ottimale delle competizioni sportive.

In uno stadio che non modifica le sue volumetrie ma si amplia in funzioni e dotazioni, il centro di tutto continua quindi a restare il campo, che diventa un’area flessibile in grado di adattarsi a sport diversi perché la sua pavimentazione può essere cambiata e passare dall’erba per il calcio e il rugby al palchetto di legno per il basket. Anche le sue dimensioni possono variare grazie a spalti mobili che, nei livelli più bassi, permettono di allargare e stingere un’area di gioco delimitata e descritta nelle sue parti funzionali da una segnaletica proiettata sulle pavimentazioni.

Lo spazio per il pubblico aumenta offrendo nuove (ma realmente efficaci?) visuali sul campo: oltre ai canonici seggiolini sugli spalti è infatti possibile guardare le gare anche dal basso, grazie a uno spazio ricavato al di sotto di un campo reso in qualche modo trasparente attraverso cui è possibile seguire le fasi del gioco.

Gli spettatori, seduti ai loro posti su tradizionali anelli che circondano il campo, assistono alle partite aggiornati sui risultati attraverso un grande ologramma che sostituisce i tabelloni di oggi e i piccoli schermi di cui ogni posto è dotato. Spendendo un po’ di più potrebbe anche essere possibile muoversi attorno al campo: prenotando una cabina appositamente studiata per scorrere su binari si può infatti avere una visuale mobile a 360° sull’area di gioco. Attraverso la possibilità di indossare particolari maglie con luci LED che si illuminano e cambiano colore in funzione dell’atmosfera, è possibile avere una piena piena e vicendevole interazione con il gioco. Per gli spettatori cambia anche il modo di recuperare cibo e bevande, che sono ordinati dal proprio posto e poi serviti da droni pilotati da robot che permettono di evitare code e spostamenti.

Lo stadio del futuro è pensato come un edificio che guarda al riciclo e al recupero, all’insegna della più alta sostenibilità possibile e perseguendo l’obiettivo dell’autosufficienza, con molte sue parti, anche gli stessi spettatori attraverso la trasformazione in compost degli avanzi delle loro consumazioni, che sono funzionali al suo raggiungimento.

La copertura, non perdendo la funzione primaria di protezione delle aree per il pubblico, è parzialmente retrattile e diventa un luogo per l’approvvigionamento energetico e idrico attraverso sistemi di raccolta delle acque meteoriche (che vengono poi coinvolgiate in serbatoi sotterranei) e il posizionamento di pannelli solari direzionabili (simili ai dischi del prototipo Sun&Shade realizzato da Carlo Ratti Associati a Dubai) e alte turbine eoliche. È anche piena di verde, con un giardino e aree a orto al servizio del ristorante che al suo interno non può mancare.

 

© National Geographic

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Nel suo complesso, lo stadio diventa un edificio sempre più multifunzione non solo perché permette lo svolgimento delle competizioni di sport diversi: il campo e le strutture al suo servizio sono infatti affiancate anche da un settore residenziale in cui sono realizzati piccoli appartamenti. È anche circondato da un’area a parco in cui trovano posto, come progettato anche da Bjarke Ingels nella sua proposta per il nuovo stadio dei Washington Redskins, vasche per sport acquatici e spalti per i loro spettatori.

Le linee guida non trascurano le infrastrutture e i collegamenti, che guardano alla massima avanguardia oggi possibile e all’eliminazione quasi totale degli spostamenti privati (non ci sono parcheggi per automobili). Sono infatti presenti tre modalità di arrivo e partenza: è prevista la presenza della stazione di una linea hyperloop, ma è possibile anche essere lasciati direttamente al proprio posto sugli spalti dal cielo attraverso droni per il trasporto passeggeri o, per chi ha maggiori disponibilità o vuole vivere un’esperienza più ricca, arrivare sotto l’acqua attraverso un tunnel.

Nessuno può dire come potrebbe essere o stadio del futuro, ma questa ipotesi quanto si avvicinerà?

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