Monitorare ponti e gallerie con la Internet of Things: l'idea della startup Sysdev | Ingegneri.info

Monitorare ponti e gallerie con la Internet of Things: l’idea della startup Sysdev

Nata presso I3P, l'incubatore del Politecnico di Torino, la startup Sysdev realizza sensori Internet of Things per il monitoraggio strutturale e ambientale di edifici e infrastrutture come ponti e gallerie. Abbiamo parlato con i fondatori

Il team di Sysdev
Il team di Sysdev
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Eventi calamitosi e non stanno mettendo in luce che tanto la manutenzione straordinaria quanto quella ordinaria del costruito esistente sono aspetti essenziali. Nel costruito esistente vi ricadono strutture ordinarie, sensibili e strategiche nonché opere infrastrutturali.

Quando queste costruzioni devono essere osservate?
Non necessariamente a seguito di un evento, che si tratti del cedimento di un viadotto o di una scuola e/o ospedale danneggiata dal terremoto.
È questa la filosofia che sta alla base di Sysdev, startup nata presso I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino, che realizza sensori Internet of Things per il monitoraggio strutturale e ambientale di edifici e infrastrutture come ponti e gallerie, per la gestione di grandi edifici e “smart city”, con lo scopo di migliorare il controllo del territorio e la sua resilienza a fronte di eventi catastrofici.
Sysdev fornisce uno strumento utile all’ingegnere civile, per il monitoraggio strutturale e ambientale e per l’automazione industriale, basate sul paradigma IoT (Internet of Things). Le soluzioni proposte consentono di innalzare l’intelligenza dei sistemi di monitoraggio e gestione, aumentando esponenzialmente il numero di sensori dispiegati e virtualizzando su CLOUD l’hardware di campo.

A questo proposito abbiamo contattato il fondatore della start up, Marco Bonvino, che ci ha descritto le peculiarità dello strumento messo a punto. “Si tratta di un risultato frutto di un’attività di equipè, in cui il gestore finale è l’ingegnere civile, figura che vogliamo inquadrare come interlocutore, ovvero attraverso un reciproco scambio di informazioni riteniamo possibile affinare il metodo e le prestazioni del nostro strumento.
Per fine anno è prevista la conclusione della fase di ricerca e sviluppo e la disponibilità a vederci partecipi alle attività di Torino Living smart city: progetto volto a promuovere, sviluppare e testare nuove soluzioni innovative in un contesto reale, il quartiere Campidoglio a Torino.
La nostra sperimentazione è partita da un edificio scolastico, in quanto struttura sensibile caratterizzata da un elevato affollamento, ma prevediamo l’utilizzo anche su altri tipi di manufatti: infrastrutture viarie ed edifici industriali”.

Descrizione del sistema
Si tratta di piccoli sensori costituiti da una striscia di plastica (dimensione 5 cm x 25 cm) inseriti in una scatola stagna da cui escono parzialmente, per poterli applicare alla superficie su cui si vuole eseguire il monitoraggio da remoto. Il sensore si attiva non appena viene inserita nella scatola la batteria. Si tratta di un sensore piccolo, maneggevole ed economico che viene gestito insieme ad altri da remoto attraverso il sistema LOR.
Il sistema gestisce fino 64.000 sensori per una distanza che si differenzia a seconda che si tratti di area urbana o libera (1500 m o 2000 m).
Il principio è molto semplice: una volta inserita la batteria, il sensore si accende e chiede accesso alla rete, che registrerà da remoto le informazioni utili.
A livello economico si ha un notevole risparmio, dell’ordine dell’un decimo rispetto al mercato attuale”.

Dati che possono essere acquisiti da remoto
Sono proprio le informazioni che vengono restituite a rendere lo strumento proposto dalla start up interessante: non si tratta di dati territoriali che devono poi subire una successiva rielaborazione, ad esempio nel caso di terremoto la peak ground acceleration (PGA), bensì elementi immediatamente fruibili dal professionista quali ad esempio:
– la deformazione;
– l’inclinazione fino al decimo di grado;
– le dilatazioni termiche;
– spostamenti (dato utile in caso di sisma e non per monitorare la capacità della costruzione, ovvero il suo carattere prestazionale).
Attraverso il monitoraggio da remoto e l’elaborazione nel cluod, è possibile ottenere un sistema di big data del territorio. L’ambizione è quella di restituire un modello digitale della costruzione, tenendo presente che la disposizione dei sensori ed il numero è a pura discrezione dell’interlocutore”.

Il parallelo agli edifici colpiti dal sisma è quasi automatico, come si può applicare lo strumento in via preventiva tenendo conto che spesso non si tratta di osservare un singolo edificio bensì un aggregato urbano frutto di demolizioni, sopraelevazioni e cambi di volumetria?

Si tratta di un panorama artificiale in cui occorre percepire ed individuare la resilienza del territorio, al fine intervenire in modo gerarchico sul patrimonio strutturale esistente. Più è alto il numero di sensori meglio si percepisce la costruzione, è come se il sensore fosse visto come il pixel della macchina fotografica, più è alto il numero di pixel migliore è la restituzione grafica. Di fatto l’applicazione deve essere plasmata alla struttura e laddove vi siano criticità è possibile incrementare o meno il numero di sensori”.

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