Le opere fluviali possono essere progettate solo da Ingegneri | Ingegneri.info

Le opere fluviali possono essere progettate solo da Ingegneri

Una sentenza del Consiglio di Stato che ha fatto molto discutere: gli architetti non possono progettare opere idrauliche riferite a fiumi e corsi d’acqua, che presuppongono l’applicazione di specifici metodi di calcolo

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Con la sentenza n. 6593 del 21 novembre 2018, il Consiglio di Stato ha chiarito che gli architetti non possono progettare opere idrauliche riferite a fiumi e corsi d’acqua, che richiedono capacità professionali per l’analisi dei fenomeni idrologici ed idraulici e presuppongono l’applicazione di specifici metodi di calcolo (statistico, idrologico e idraulico). Sulla questione in passato si era espresso anche il Tar Puglia. Nell’elaborazione dell’offerta tecnica migliorativa del progetto esecutivo, il criterio di individuazione della categoria professionale di competenza non è tanto “l’incisività della proposta migliorativa, ossia la capacità della stessa di modificare l’originario progetto esecutivo”, quanto “l’oggetto specifico di tale attività professionale”.

Il fatto

Un Comune aveva bandito una gara per l’esecuzione di opere di sistemazione idraulica forestale, messa in sicurezza e tutela delle risorse naturali qualificate come opere fluviali, di difesa, di sistemazione idraulica e di bonifica, rientranti nella categoria OG 8.

Il Tribunale amministrativo regionale della Campania aveva accolto il ricorso della Società seconda classificata, per l’annullamento dell’aggiudicazione, in favore della prima classificata. La sentenza aveva accolto il motivo di impugnazione, riferito alla sottoscrizione dell’offerta tecnica, consistente in migliorie da apportarsi al progetto esecutivo, da parte di un architetto, piuttosto che di un ingegnere, trattandosi di opere idrauliche di competenza esclusiva di tale ultima categoria professionale.

Secondo la stazione appaltante, si sarebbe trattato di interventi incentrati principalmente “nella mitigazione dell’impatto dell’opera, nella conservazione della vegetazione circostante, nel trattamento e nella pulizia delle sponde, nell’arredo degli argini, nel taglio selettivo e nel reimpiego di tronchi, nella installazione di stazioni automatiche di rilevamento, e così via”.

Secondo la ricorrente invece le migliorie dell’aggiudicataria avrebbero implicato “approfondite e dettagliate verifiche e valutazioni idrauliche” di competenza di un ingegnere (in particolare, si sarebbe trattato di interventi presupponenti “un’approfondita analisi delle dinamiche idrauliche connesse alla corrente del fiume, al suo deflusso in condizioni ordinarie e di piena […]”, in riferimento sia ai progettati interventi sulle sponde e sull’alveo sia alla “parete rocciosa (che si prevede di realizzare)”.

L’analisi dell’offerta da parte del verificatore

Su incarico del Consiglio di Stato, un verificatore ha accertato che le migliorie proposte nell’offerta tecnica dall’architetto non prevedevano solo interventi accessori e complementari. Si trattava infatti di “soluzioni migliorative volte ad eliminare e/o mitigare i fenomeni idraulici, tra l’altro, formulate all’esito di attività di sopralluogo e studio che direttamente implicavano conoscenza di problematiche afferenti ad opere idrauliche“.

Si ritiene indiscutibile – si legge nella relazione del verificatore – che alcune delle migliorie proposte dalla impresa aggiudicataria riguardino interventi di natura specificamente attinenti l’idraulica fluviale, come sostanziato dalla stessa relazione di calcolo: in particolare, gli interventi di sistemazione delle sponde, già previsti nel progetto a base di gara, ma nel progetto di migliorie modificati, seppure in maniera non sostanziale, con rafforzamenti a mezzo di tecniche essenzialmente di ingegneria naturalistica”.

il verificatore ha dato atto che “i curricula di studio dei laureati in architettura non contengono alcun insegnamento delle discipline idrauliche, settori ICAR/01 e ICAR/02” ed ha aggiunto che tra i due corsi di laurea vi è diversità di “approccio metodologico generale”, pur riconoscendo che l’autonomia degli atenei “permetta differenziazioni anche significative nello stesso corso di laurea tra atenei diversi”. Quindi, in riferimento all’ateneo presso il quale ha conseguito la laurea magistrale il tecnico sottoscrittore dell’offerta tecnica dell’aggiudicataria, il verificatore ha concluso nel senso che – anche tenuto conto della “zona di confine ambiguo” rappresentata dalla c.d. ingegneria naturalistica – essendo comunque previsti nel caso di specie interventi attinenti “l’idraulica fluviale”, il laureato in architettura era privo delle necessarie competenze, anche se in possesso di laurea specialistica della classe 4S (Architettura e Ingegneria Edile) di cui all’allegato 1 del Dm 28 novembre 2000.

La competenza è degli ingegneri nelle opere idrauliche

Il Consiglio di Stato ha precisato che “restano di appannaggio della professione di ingegnere le opere che richiedono una competenza tecnica specifica e che esulano dall’edilizia civile rientrante nella comune competenza”. In particolare, le opere idrauliche riferite a fiumi e corsi d’acqua richiedono capacità professionali per l’analisi dei fenomeni idrologici ed idraulici e presuppongono l’applicazione di specifici metodi di calcolo (statistico, idrologico e idraulico). Si tratta di nozioni che vengono impartite nei corsi di laurea universitari della classe della Ingegneria civile e ambientale, nei cui piani di studio sono inseriti gli insegnamenti riguardanti i settori scientifico disciplinari ICAR/01 “Idraulica” e ICAR/02 “Costruzioni idrauliche e Marittime e Idrologia”. Pertanto, fatte salve eventuali competenze di altri professionisti, come ad esempio i geologi o i dottori agronomi e forestali, gli ingegneri sono i professionisti abilitati alla progettazione di opere idrauliche fluviali e di corsi d’acqua, o “di opere a questa progettazione assimilate o collegate tanto da richiedere l’applicazione di calcoli idraulici”.

La sentenza ricorda che le norme che distinguono le competenze professionali degli ingegneri e degli architetti (Rd 2537/1925; Dpr 328/2001 e D.lgs. 129/1992) riservano alla competenza comune solo la progettazione delle opere di edilizia civile. Rientra nella specifica e generale competenza degli ingegneri la progettazione delle opere riguardanti le costruzioni stradali, le opere igienico sanitarie (depuratori, acquedotti, fognatura e simili), gli impianti elettrici, le opere idrauliche, le operazioni di estimo, l’estrazione di materiali, le opere industriali. Sono di esclusiva competenza degli architetti le opere civili che presentano rilevanti caratteri artistici e monumentali. In quest’ultimo caso gli ingegneri hanno comunque una competenza concorrente per la parte tecnica degli interventi costruttivi.

Il criterio di individuazione della categoria professionale

Il criterio di individuazione della categoria professionale di appartenenza non è tanto “l’incisività della proposta migliorativa, ossia la capacità della stessa di modificare l’originario progetto esecutivo”, quanto “l’oggetto specifico di tale attività professionale”. Il bando prevedeva espressamente che “a pena di esclusione gli elaborati dell’offerta tecnica dovranno essere sottoscritti dal legale rappresentante in ogni pagina in segno di accettazione, nonché dai tecnici abilitati”, sicché l’inidoneità professionale del tecnico sottoscrittore degli elaborati, in ragione della categoria di appartenenza, avrebbe dovuto comportare l’esclusione dell’offerta tecnica.

In conclusione, è corretta la sentenza impugnata laddove, ritenendo violato da parte dell’aggiudicataria il punto del bando, che imponeva, a pena di esclusione, la sottoscrizione degli elaborati da parte di un tecnico abilitato, ha concluso per l’illegittimità dell’aggiudicazione, in quanto l’offerta tecnica di quest’ultima era sottoscritta da un architetto, mentre – per il contenuto delle proposte migliorative – avrebbe dovuto essere sottoscritta da un ingegnere. Tale profilo di illegittimità avrebbe dovuto imporre alla stazione appaltante l’esclusione della concorrente poi divenuta aggiudicataria, tra l’altro, senza alcuna possibilità di soccorso istruttorio, trattandosi di criticità direttamente inerenti all’offerta.

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