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Piano della mobilità turistica: nasce ‘Viaggiare in Italia’

Il progetto, presentato dai ministri Delrio e Franceschini, ha l’obiettivo di potenziare il turismo grazie ad una serie di opere infrastrutturali all’avanguardia

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Un settore che nel 2016 ha contribuito per l’11,1% sul Pil nazionale con introiti che hanno superato i 168 miliardi di euro. Non è una novità che il turismo è tra i settori trainanti dell’economia italiana e i dati dell’anno scorso lo confermano, visto che il numero di viaggiatori è stato superiore ai 66 milioni lungo lo Stivale, con un incremento di 8 milioni di turisti rispetto all’anno precedente, per una spesa generata di oltre 45 miliardi di euro. Per questi motivi il governo vuole sviluppare politiche e strategie di sviluppo ulteriore del turismo nazionale, ben sapendo che un’offerta equilibrata ed appetibile debba per forza passare da una ricettività di alto livello e da una serie di infrastrutture moderne e fruibili in maniera facile e veloce.

Ecco perché, dunque, nei giorni scorsi i ministri Graziano Delrio e Dario Franceschini, rispettivamente responsabili dei dicasteri delle Infrastrutture e dei trasporti e dei Beni culturali e del turismo, hanno presentato “Viaggiare in Italia”, il primo piano della mobilità turistica, un ideale – e si spera concreto – percorso specifico per approfondire il tema della mobilità turistica insieme alle Regioni.
Il progetto, redatto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si pone l’obiettivo di mettere al centro “il turista come viaggiatore”.

Il settore turistico è prioritario nella pianificazione delle infrastrutture del Paese – ha dichiarato il ministro Graziano Delrio -. Infatti il documento di indirizzo strategico del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ‘Connettere l’Italia’, allegato al Documento di economia e finanza 2017 che individua 108 opere prioritarie, identifica per la prima volta i poli turistici quali asset strategici per lo sviluppo del Paese, al pari delle città e dei poli manifatturieri industriali”.
Il piano strategico si sviluppa con un orizzonte temporale che arriva sino al 2022 e ha come leve principali elementi come l’innovazione tecnologica e organizzativa, la valorizzazione delle competenze, la qualità dei servizi. Elaborato con la partecipazione delle istituzioni pubbliche, degli operatori di settore, degli stakeholder e delle comunità, attraverso un monitoraggio annuale, il piano, nelle intenzioni di Delrio e Franceschini, dovrà diventare uno strumento agile e costantemente aggiornato, in grado di far evolvere in modo condiviso obiettivi e politiche, proprio per creare un sistema stabile di governance del settore”.

Secondo il ministro FranceschiniIl Piano strategico del turismo identifica nella mobilità una delle priorità per lo sviluppo del turismo diffuso nel nostro territorio. Il settore è in forte crescita, come dimostrano i dati del primo semestre e di questa estate, e va accompagnato da una corretta pianificazione degli investimenti infrastrutturali per governare lo sviluppo del settore nel modo più armonioso possibile”.

Entrando nello specifico, il piano sviluppa un modello di accessibilità basato sulle “porte di accesso al Paese”, vale a dire porti, aeroporti e stazioni ferroviarie. Partendo da questo assunto, il documento elabora quattro obiettivi principali:
•Accrescere l’accessibilità ai siti turistici per rilanciare la competitività del turismo;
•Valorizzare le infrastrutture di trasporto come elemento di offerta turistica;
•Digitalizzare l’industria del turismo a partire dalla mobilità;
•Promuovere modelli di mobilità turistica ecologicamente sostenibili e sicuri.

E proprio il documento di indirizzo strategico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti “Connettere l’Italia” individua 108 progetti e programmi di investimento prioritari legati ai poli turistici. Gli interventi sono distribuiti su strade, ferrovie, porti, aeroporti, ciclovie e sistemi di trasporto rapido di massa, hanno un forte impatto atteso su accessibilità e mobilità turistica e attiveranno numerose risorse con diversi strumenti di programmazione.

Si tratta, in larga parte, di risorse nazionali per la politica infrastrutturale che provengono dal Contratto di Programma Anas 2016/2020 (5,6 miliardi di cui 1,3 nel periodo 2017-2022), dal Contratto di Programma RFI (10,3 miliardi di cui 2,3 nel periodo 2017-2022), dal PON Infrastrutture e Reti (821 milioni per Cielo Unico Europeo), da Legge di Bilancio (comma 140), FSC, PON Metro (2,36 miliardi per materiale rotabile su gomma e 2,4 miliardi per materiale rotabile su ferro destinato al TPL nel periodo 2017-2022), dalla PAC 2014-20 complementare al PON I&R (140 milioni per “Recupero Waterfront” e 90 milioni per “Accessibilità turistica”) e dal Piano Operativo MIT e ancora dalla Legge di Bilancio (comma 140) (2,6 miliardi per potenziamento del trasporto rapido di massa nelle aree urbane e metropolitane).

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