Pompei per tutti: 3 km di percorso accessibile dentro gli scavi | Ingegneri.info

Pompei per tutti: 3 km di percorso accessibile dentro gli scavi

Dal 2016 il Parco Archeologico ha inaugurato un nuovo percorso che, all’interno del Grande Progetto Pompei, parte dall’ingresso di Porta Marina e si sviluppa attraversando 26 edifici e siti, tra cui via dell’Abbondanza, l’Anfiteatro e la Palestra grande

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Il 2 dicembre 2016, anticipando di un giorno la Giornata mondiale della disabilità, il Parco archeologico di Pompei ha inaugurato “Pompei per tutti”, un nuovo percorso che consente anche a chi ha difficoltà motorie di entrare e visitare alcuni dei principali luoghi del sito romano, tra cui il Foro, l’Anfiteatro e via dell’Abbondanza, prima difficilmente raggiungibili a causa delle molte e diverse barriere architettoniche lungo i percorsi che si snodano tra le case.

L’itinerario si sviluppa per oltre 3 km e rende finalmente più fruibile uno dei siti archeologici più importanti del mondo: dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1997, la sua conduzione costituisce la ragione d’essere di una Soprintendenza speciale diretta da Massimo Osanna (a livello nazionale, solo il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma godono dello stesso privilegio). È purtroppo spesso al centro di polemiche per la gestione, i crolli che periodicamente interessano le sue delicate strutture e uno stato generale d’incuria e degrado il cui protrarsi nel luglio 2008 ha portato l’allora ministro dei beni culturali Sandro Bondi alla dichiarazione dello stato di emergenza e alla nomina di un commissario straordinario che, affiancato al soprintendente, avrebbe dovuto occuparsi della gestione dell’area.

Pompei per tutti” nasce come parte integrante del Grande Progetto Pompei, che, avviato tramite un insieme di azioni finanziate da fondi FESR e nazionali per 105 milioni di euro complessivi, si era fissato il raggiungimento di obiettivi ambiziosi, tra cui la riduzione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza delle insulae, il consolidamento e il restauro delle murature degli edifici e la loro protezione dalle intemperie. L’adeguamento dei percorsi di visita si colloca all’interno di una generale valorizzazione del sito, sottesa al Progetto, ed è il risultato della ricerca di un complesso equilibrio tra le esigenze imposte dalla conservazione e il rispetto delle normative fissate dalla legge.

Dal punto di vista architettonico, il progetto, i cui lavori sono stati banditi nel 2014 e aggiudicati per una cifra complessiva di 2,8 milioni di euro, ha coinvolto le competenze multidisciplinari di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori e ha realizzato interventi minimi cercando di soddisfare i tre requisiti fondamentali della durevolezza, reversibilità e compatibilità. Il risultato è dato da un insieme di interventi il più possibile poco impattanti, removibili e riconoscibili rispetto alla preesistenza che si sono posti a servizio degli scavi e, in alcuni casi, sono anche stati l’occasione per lo svolgimento di indagini diagnostiche, l’avvio di piccoli cantieri di restauro e l’approfondimento dello studio di un sito che ha ancora molto da svelare.

Mappa degli scavi accessibili

Mappa degli scavi accessibili

Mirati alla realizzazione di percorsi piani e sufficientemente larghi per il passaggio almeno di una sedia a rotelle, hanno realizzato passerelle e rampe sopraelevate che, impostate su piedini regolabili che le rendono adattabili per il futuro, permettono oggi l’accesso ad aree prima visitabili solo a piedi, come la da poco restaurata Casa di Giulia Felice. Lungo i percorsi esterni, dove necessario, sono stati inseriti visibili elementi architettonici per integrare le parti non totalmente in piano.
La maggior parte del progetto ha lavorato all’esterno e ha agito soprattutto adeguando le strade e i sentieri: dove non era necessario intervenire con l’inserimento di elementi nuovi, le vecchie pavimentazioni, usurate dal tempo, dalle intemperie e dai passi di milioni di turisti, sono state ripristinate o rese piane il più possibile ricorrendo a materiali naturali come la calce idraulica, particolarmente utilizzata negli interventi di restauro e consolidamento, e alla posa di reti di fibra di vetro che impediscono le fessurazioni dei massetti e non danneggiano le strutture sottostanti, non ossidandosi come le reti metalliche elettrosaldate comunemente utilizzate.

Eliminazione di barriera architettonica

Eliminazione di barriera architettonica

Il lavoro sull’accessibilità è stato anche pretesto per un ammodernamento tecnologico complessivo del sito archeologico: lungo i sentieri sono stati infatti realizzati cavedi per gli impianti i cui scavi sono stati anche occasione per studi e il pretesto per alcuni interventi restauro come quello su 12 fontane, le cui linee guida sono state concordate con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Il nuovo percorso si snoda tra le insulae partendo dall’ingresso di Porta Marina e dà accessibilità a 26 tra edifici e siti come la Casa dell’Efebo e la Casa dei Dioscuri ma anche via dell’Abbondanza, l’Anfiteatro e la Palestra grande, dove tuttavia in alcuni punti rimangono tratti sconnessi e in terra battuta.

Rimangono alcuni punti problematici, inevitabili per le caratteristiche uniche di un luogo in cui non è possibile realizzare l’accessibilità totale: accanto a tratti rimasti sconnessi e in terra battuta, non si è, ad esempio, potuto garantire ovunque la pendenza dell’8% delle rampe (come all’ingresso sud dell’Anfiteatro); in alcuni punti dei percorsi esistono ancora scalini e salti di quota, seppure di altezza inferiore ai 5 cm; alcuni tratti delle antiche pavimentazioni non sono complanari; non è stato possibile posizionare i battiruota, difficilmente coniugabili con i caratteri del luogo; il passaggio contemporaneo di due sedie a rotelle è possibile solo in alcuni tratti.

Pompei per tutti” non risolverà i suoi molti problemi, ma ha reso il sito sicuramente più accessibile.

Leggi anche: Cosa significa progettazione dell’accessibilità?

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