Ponte Morandi, da dove ripartire? Dalla conoscenza | Ingegneri.info

Ponte Morandi, da dove ripartire? Dalla conoscenza

Genova rialza la testa e affronta questa nuova sfida: robustezza strutturale, resilienza, sicurezza, conoscenza, monitoraggio e manutenzione delle infrastrutture, durabilità delle opere sono state le parole più ricorrenti dell'evento Ponte Morandi, 20 giorni dopo, che si è aperto con il monito: "I ponti non devono crollare"

Ponte Morandi, 20 giorni dopo
Ponte Morandi, 20 giorni dopo
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A quasi un mese dal crollo del “Ponte Morandi” l’Ordine degli Ingegneri di Genova ha organizzato il convegno “Ponte Morandi, 20 giorni dopo”, tema sentito e partecipato. Dopo i doverosi 43 secondi di silenzio per ricordare le vittime della tragedia, la “Superba” Genova rialza la testa e affronta questa nuova sfida. Tuonano le parole del Presidente dell’Ordine, Maurizio Michelin, “i ponti non devono crollare“.

Sono chiari fin da subito gli obiettivi della giornata formativa: “non si farà polemica, non si faranno ipotesi sulle modalità che hanno portato al crollo, questo è il compito della Magistratura“, afferma Michelini, “si deve ripartire, imparare dalle tragedie ed evolvere il modo di pensare. Concetti come robustezza strutturale o resilienza, che ancora oggi non sono sempre famigliari, costituiscono la base del nuovo modo di progettare. Consapevoli che non esiste il rischio zero, ma che vi è sempre una probabilità residua per l’attivazione di un collasso, i concetti di robustezza strutturale, come anche previsti dalle Norme Tecniche per le Costruzioni, sono finalizzati a garantire la riduzione del rischio e a mitigarne gli effetti “.

Da dove ripartire? Dalla conoscenza e dal monitoraggio

La ripartenza da cosa inizia? Dalla conoscenza. Il programma del pomeriggio non segue un ordine casuale, bensì una precisa logica che, come sottolinea l’ingegner Sterpi, coordinatore degli interventi che si sono succeduti, ricalca l’evoluzione dell’ingegneria legata all’architettura, consentendo uno snellimento delle operazioni di controllo e monitoraggio delle infrastrutture.

Il primo intervento è stato quello del professore Luigi Gambarotta della Scuola Politecnica di Genova in merito a “Ponti in muratura: conoscenza, sicurezza, controllo e manutenzione“. Tecnologia costruttiva spesso richiamata dalla cronaca, quale esempio tangibile di costruzione durevole nel tempo che però è stata mano a mano abbandonata a favore di soluzioni strutturali di più veloce esecuzione ed agevole manutenzione.

Figura 1 - Distribuzione tipologie di ponti ferroviari in Germania (presentazione prof. Gambarotta)

Figura 1 – Distribuzione tipologie di ponti ferroviari in Germania (presentazione prof. Gambarotta)

In Figura 1 sono rappresentate le tipologie costruttive relativamente ai ponti ferroviari tedeschi a partire da prima del 1840 fino al 1975: se all’inizio il 100% delle infrastrutture era realizzata in muratura, questa tecnologia è andata via via scomparendo a favore di ponti/viadotti in c.a./c.a.p o in acciaio.

In Italia, solo i ponti ferroviari in muratura sono più di 35.000.

Aspetto comune e su cui hanno insistito tutti i relatori: la conoscenza del progetto esecutivo dell’infrastruttura, nonchè gli interventi di manutenzione a cui è stata sottoposta nella sua vita di esercizio. Nel caso di un ponte in muratura la conoscenza il più delle volte deve passare attraverso le indagini strutturali, volte a caratterizzare la struttura portante, nonchè gli elementi costituenti che a loro volta sono utili alla classificazione stessa della tipologia costruttiva. Diversi gli elementi che possono inficiare un ponte in muratura: degrado e dissesti (parzializzazione della sezione muraria, in quanto materiale non resistente a trazione), infiltrazioni di acqua, sclazamento delle fondazioni ed alterazioni delle funzioni di esercizio.

Infrastrutture in calcestruzzo e calcestruzzo armato precompresso

La conoscenza e la durabilità dell’opera, concetti ripresi anche dal professore Edoardo Cosenza (che abbiamo intervistato) nella sua analisi delle infrastrutture in calcestruzzo armato (c.a.) e calcestruzzo armato precompresso (c.a.p.). Materiale costruttivo da cui non si può in alcun modo prescindere: le fondazioni e le pile sono in c.a., pertanto volente o nolente il calcestruzzo è presente.

E’ un materiale con una vita infinita? Domanda estremamente ricorrente, dipende da come è realizzato il calcestruzzo. In un ambiente ideale a pH uguale a 13 la vita del c.a. è infinita. Cosa perturba questa situazione? L’abbassamento del ph, creando via via un ambiente aggressivo che intacca la salubrità delle armature e quindi la vita della costruzione.

Tra gli elementi più vulnerabili ad esempio la sella gerber, elemento ricorrente negli impalcati dei ponti potenzialmente soggetta a fenomeni di infiltrazione e di conseguente corrosione. Ovviamente non si tratta dell’unico elemento degno di note, è per questo che un monitoraggio delle infrastrutture è quanto mai un’operazione che non deve essere più rimandata.

Ponti in acciaio: tecnologia costruttiva e progettazione esecutiva

Dello stesso avviso, l’ing. Pistoletti, docente di Costruzioni di Ponti all’Università di Genova che ha trattato le tecnologia costruttiva dei ponti in acciaio che sono assimilabili a strutture resistenti, durevoli, manuntenibili e soprattutto rinforzabili e riparabili.

I relatori hanno sottolineato che la tipologia strutturale più idonea è funzione della luce che deve essere superata: lo schema più semplice è quello a travata (schema isostatico) fino ad arrivare a ponti o viadotti strallati o sospesi. La progettazione esecutiva influenza in modo determinante la realizzazione stessa in termini sia di durabilità, affidabilità e riparabilità sia di risultato economico complessivo.

Pertanto l’analisi dei dati di progetto implica determinate scelte progettuali, nonchè il contesto di inserimento dell’opera stessa.

Da qui poi un’attenzione alla struttura ma anche ai collegamenti, realizzati in opera o in officina e distinti tra giunti saldati e bullonata (Figura 2).

Figura 2 - Caratteristiche soluzione saldata rispetto alla bullonata (presentazione ing. Pistoletti)

 

Durabilità delle strutture in acciaio: da cosa dipende?

Conseguentemente, vi è stato poi l’intervento dell’ing. Michele Lanza (Istituto Italiano della Saldatura) che ha ribadito come l’adeguato livello di durabilità delle strutture in acciaio dipenda da diversi aspetti, aspetti richiamati all’interno delle stesse Ntc18 (Figura 3).

Figura 3 - Definizione ed assolvimento della durabilità ai sensi delle Ntc18

Figura 3 – Definizione ed assolvimento della durabilità ai sensi delle Ntc18

L’accessibilità all’ispezione è stabilita dalla tipo di struttura che deve essere visionata chiusa o aperta, quest’ultima non sempre è sinonimo di semplice accessibilità. L’esigenza per le infrastrutture in acciaio è che non siano suscettibili alla corrosione, pertanto occorre mantenere efficiente la protezione superficiale:

  • garantendo drenaggi e sistemi di aereazione;
  • prevenendo infiltrazioni ed evitando zone di ristagno: questo aspetto non serva al solo scopo di prevenire o ritardare i fenomeni corrosivi, ma anche a facilitare le ispezioni ed a individuare in maniera tempestiva i difetti di fatica (aspetto fondamentale della progettazione).
Figura 4 - Ispezione e riparazione (presentazione Ing. Lanza)

Figura 4 – Ispezione e riparazione (presentazione Ing. Lanza)

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