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Ponte Morandi, riflessioni a un mese dal crollo

Alcune riflessioni a un mese esatto dal tragico crollo del 14 agosto. Dalla ricostruzione alla conoscenza, la necessità di un nuovo punto di partenza

Ponte Morandi, Genova. Foto di Katherine Smale
Ponte Morandi, Genova. Foto di Katherine Smale
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È passato un mese dal crollo del ponte di Brooklyn, così era chiamato il Ponte Morandi dai Genovesi. Un simbolo che univa il ponente ed il levante, quello che quando lo si intravedeva, scendendo da Bolzaneto, significava essere ormai arrivati a casa e poi il mare. Cosa è successo dal 14 agosto? Dapprima, ma ancora oggi si susseguono tesi sulle modalità del crollo del ponte fatte sia da illustri colleghi sia dalla gente comune, è forse un modo per metabolizzare un lutto?

Si certo, si tratta proprio di lutto, perchè 43 persone quel giorno sono morte.

Lutto, perchè una Regione stretta, tortuosa e splendida al tempo stesso si è spezzata: la sua viabilità ha riscoperto strade alternative, abbandonando quartieri e ridescrivendo una quotidianità.

La ricerca della verità è quello che chiedono gi abitanti unitamente ad una certezza delle sorti.

Lutto, che si rivive ogni volta che uscendo a Genova Aeroporto (da Ponente) o da Genova Ovest (da Levante o dal Piemonte), perchè manca qualcosa, a livello di inconscio, viene automatico mettere la freccia per andare verso Livorno o Ventimiglia, ma ci sono cartelli verdi pronti a segnalare che c’è un’unica direzione, l’altra non c’è più. La viabilità è stata gestita in modo tempestivo, i primi giorni, ma anche ora girando, a volte ti perdi e la viabilità cambia in continuazione e per quanto uno, malignamente possa pensare, gli sforzi fatti per snellire il traffico autostradale sono tangibili, può essere migliorato? Forse sì, ma intanto è stato fatto tempestivamente. Aspetto non banale.

Ricostruzione? Per ora il Morandi è lì, spezzato. Un simbolo che deve rimanere come memoria di quello che è stato e di quello che è successo? Un insegnamento di cosa può accadere? La manutenzione di un’infrastruttura zoppa, quando oggi si parla di controllo attivo di tutte quelle esistenti ed operative? I tempi non sono maturi, ma ancora una volta forse non è questo il punto.

Cosa è successo, perchè è crollato? Questo compito spetta alla magistratura, non si giudica il libro dalla copertina, benché spesso in questo mese si è visto anche questo. Come per le altre emergenze italiane, in ultimo il terremoto in Centro Italia e poi Ischia, bisogna ricordare che esistono professionisti che in quanto professionisti giudicano, perché hanno un bagaglio di conoscenza, e possono valutare la situazione, indagare, oltre che in virtù della formazione sempre a loro supporto.

Conoscenza: lo dice la norma, il capitolo 8 delle norme tecniche (NTC08 prima, NTC18 ora): magra consolazione che si scontra con la realtà di difficile reperibilità dei progetti, nonché con la diffidenza della Committenza quando gli viene chiesto un maggiore grado di dettaglio per affrontare al meglio l’intervento.

“Si è persa la fiducia nel professionista”, è una frase che insieme ad altre riecheggia in questi giorni: “Non si può morire a norma” oppure “il rischio nullo non esiste” e ancora “bisogna monitorare tutte le infrastrutture”.

Infrastrutture: le stesse che sono definite quali opere di interesse strategico rilevante? Esattamente, quelle che a seguito di un evento calamitoso devono restare operative perchè sulle loro arterie scorrono i soccorsi e vi passano le persone.

Se ne parla da tanto, come per gli edifici scolastici: l’o.p.c.m. 3274/2003 stabiliva che entro cinque anni la vulnerabilità sismica degli edifici scolastici doveva essere nota. Siamo nel 2018 ed ancora molte vulnerabilità devono essere fatte.

È assolutamente inutile il processo alle intenzioni, di come poteva o non poteva essere. Non serve a ricostruire e a riunire la Liguria, se non a far rivivere la fatalità di quel giorno. Capire la sorte di tutto quello che c’è sotto al ponte? Ecco, già questo sarebbe un punto di partenza.

Ricostruire il ponte e capire chi e come costruirà il ponte? Nel frattempo è stato approvato il Decreto Genova “salvo intese”, arriverà con d.p.c.m. successiva la nomina del Commissario Tecnico per la ricostruzione.

Il ministro Toninelli a Roma, all’apertura del 63° Congresso del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, afferma “Passiamo dalla logica dell’emergenza con le lacrime agli occhi alla logica della prevenzione“.

Da quel giorno, ascoltando diversi ingegneri liguri, la progettazione, il proprio livello di preparazione è messa da loro stessi sotto la lente di ingrandimento, anche da loro stessi, si desidera più considerazione e matura la consapevolezza che ognuno abbia il proprio ambito di competenza e che il tuttologo non esiste. Serve ripartire non solo con l’orgoglio ma soprattutto con la testa.

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