Ponte Morandi e sicurezza delle infrastrutture, il CNI scrive a Toninelli | Ingegneri.info

Ponte Morandi e sicurezza delle infrastrutture, il CNI scrive a Toninelli

Un documento per il ministro e per il premier: il Cni indica come obiettivi prioritari l'anagrafe delle opere, un protocollo tecnico-scientifico, un piano nazionale di interventi e procedure semplificate

Ponte Morandi dopo il crollo 
Copyright by Katherine Smale (ICE)
Ponte Morandi dopo il crollo Copyright by Katherine Smale (ICE)
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Richieste e proposte dopo il crollo del Ponte Morandi dal Consiglio Nazionale Ingegneri. Il Cni dopo la lettera inviata all’indomani della tragedia di Genova al premier Conte, interviene sulla questione della sicurezza della rete infrastrutturale in Italia. In un documento inviato al Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti e al Presidente del Consiglio dei Ministri, il Cni indica come obiettivi prioritari l’anagrafe delle opere, un protocollo tecnico-scientifico, un piano nazionale di interventi e procedure semplificate. Ecco i punti salienti delle proposte degli Ingegneri italiani.

Anagrafe delle opere e linee guida per gli interventi

I numeri delle infrastrutture lineari di trasporto, relativamente alle reti autostradali, sono molto importanti, con 1.608 ponti e viadotti per una lunghezza di 1.013 km. su un totale di circa 6.000 km. di rete. Rappresentano tuttavia solo una parte dei circa 61.000 ponti e viadotti lungo i 255.000 km. totali che compongono la rete stradale italiana fatta da autostrade, strade statali, regionali, provinciali e comunali per una lunghezza complessiva di 38.000 km. La rilevanza del patrimonio infrastrutturale nazionale impone di “conoscere, censire, mantenere, prevenire, stabilire criteri di intervento e priorità, ottimizzare le tipologie di intervento, acquisendo dati e informazioni omogenei utilizzabili a livello nazionale“.
Occorre un Piano nazionale di conoscenza dello stato di sicurezza delle opere d’arte infrastrutturali (ponti, viadotti, gallerie, opere di sostegno etc.), con un’anagrafe delle opere d’arte importanti, basata su dati messi obbligatoriamente a disposizione dagli enti proprietari o concessionari. I dati raccolti saranno verificati, con metodi scientifici, da un soggetto indipendente, costituito da tecnici esperti indicati dai Ministeri, dalle università e dalle rappresentanze professionali tecniche.
Alla luce dei risultati dell’anagrafe, che dovranno essere pubblici e trasparenti, sarà possibile programmare un piano complessivo degli interventi a carico degli enti proprietari/gestori, ma con il coordinamento e la verifica da parte dello Stato. Per assicurare coerenza e uniformità di approccio, il Cni propone la stesura di un protocollo tra il mondo scientifico, quello tecnico-professionale e quello tecnico-amministrativo che dia il significato scientificamente corretto a parole come ‘restauro’, ‘conservazione’, ‘consolidamento’ e definisca linee guida di riferimento, per decidere senza pregiudizi, sulla scorta di analisi specifiche di costi-benefici, la realizzazione di nuove infrastrutture in sostituzione di quelle non convenientemente riparabili e manutenibili.

Procedure semplificate per la manutenzione

Il piano di manutenzione, che è da anni un elemento obbligatorio a corredo del progetto esecutivo, deve essere redatto da soggetti competenti e deve essere aggiornato sulla base di un costante monitoraggio diagnostico, dell’avanzamento delle ricerche scientifiche, delle conoscenze, delle tecnologie. Tutto ciò deve valere, anche per le opere esistenti. Considerando l’urgenza degli interventi di manutenzione, il Cni propone di definire procedure semplificate per l’affidamento dei servizi, delle forniture e dei lavori, puntando su conoscenze, competenze, tecnologie.

Secondo il Cni, il Codice dei Contratti dovrà essere riscritto in tutte quelle parti in cui la ridondanza di procedure, linee di indirizzo, decreti, hanno finito per appesantirne e complicarne l’applicazione da parte delle stazioni appaltanti puntando, nella cornice generale della centralità della progettazione, questa assolutamente da conservare, ad una maggiore armonizzazione e sinergia tra gli attori del processo edilizio.

Piano nazionale delle infrastrutture

Occorre avviare un progetto generale delle infrastrutture in Italia, che rilanci fortemente l’economia e contribuisca a superare il gap con il resto d’Europa e tra le diverse aree del Paese (con particolare riferimento al nostro Mezzogiorno) diventando priorità nazionale. Il Piano dovrebbe anche rivedere i criteri per la gestione e il controllo sulle attività svolta dai concessionari, con particolare riferimento agli investimenti in manutenzione e ammodernamento delle tratte affidate.

Competenze qualificate

Gli obiettivi indicati non si potranno realizzare senza colmare la gravissima carenza di tecnici, in particolare ingegneri, nella pubblica amministrazione, negli organi di pianificazione e controllo, e, spesso, anche nei soggetti concessionari. Un’adeguato inserimento di professionisti competenti consentirebbe di utilizzare nel nostro Paese i tantissimi ingegneri (ed altri tecnici), molti dei quali oggi sono apprezzati all’estero  per le loro competenze nella progettazione di opere infrastrutturali.

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