Sinfonia del Ponte Morandi, stralli come corde di violino | Ingegneri.info

Sinfonia del Ponte Morandi, stralli come corde di violino

Dal New York Times una ricostruzione ad alto impatto del crollo dell'infrastruttura stradale genovese, con un'analisi della composizione degli stralli e delle modalità di monitoraggio

Un fermo immagine dal reportage sul Ponte Morandi apparso sul New York Times
Un fermo immagine dal reportage sul Ponte Morandi apparso sul New York Times
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La tragedia del Ponte Morandi ha portato un dolore immenso e scioccato non solo l’Italia, dagli ingegneri strutturisti all’intero mondo delle professioni tecniche, ma ha avuto un’eco fortissima a livello globale. È stato argomento trattato dai media generalisti e lo sarà ancora, ma abbiamo trovato in questo reportage del New York Times dei dati che potrebbero essere utili e una ricostruzione tramite infografica evocativa ma precisa. Un tassello per riflettere, e mantenere alta l’attenzione sulla necessità di ricostruire con appropriatezza e celerità. Ecco la traduzione ragionata dei punti tecnici del reportage .

Il Ponte Morandi che non c’è più

Il Ponte Morandi, struttura d’avanguardia degli anni ’60, era considerata tra le migliori strutture esistenti in Italia. Percorrerlo era come fare un viaggio aereo tra i palazzi di Genova, un viaggio di mille metri nell’innovazione dell’architettura e dell’ingegneria degli anni ’60. Tre antenne alte 90 metri che si susseguivano come giganti ognuno con quattro grandi bracci, gli stralli, che sostenevano il nastro stradale consentendo a migliaia di lavoratori di attraversare Genova in pochissimo tempo. Gli stralli, si, proprio loro, hanno ceduto all’enorme peso del nastro stradale. Gli stralli come braccia muscolose, stanche oramai, hanno ceduto nelle fibre muscolari, i cavi in acciaio, che li rendevano così robusti e resistenti. L’Ingegnere Morandi aveva deciso di renderli eterni grazie al calcestruzzo, lo stesso materiale che con il tempo, la salsedine del Mar Mediterraneo e gli scarichi e fumi delle fabbriche hanno indebolito.

Gli stralli e il cemento armato precompresso

Il singolo strallo era costituito da una parte centrale di cavi in acciaio di grosso diametro, il vero punto di forza dello strallo, e ricoperti con cavi di acciaio secondari e calcestruzzo precompresso. L’acciaio con cui sono realizzati gli stralli sono, per motivi progettuali e costruttivi, sempre ad elevata resistenza e quindi molto sensibili alla corrosione; risulta quindi essenziale prevedere un sistema di protezione dall’ingresso di acqua e umidità estremamente efficace. Con il tempo il calcestruzzo ha iniziato ad indebolirsi e a far penetrare l’acqua, corrodendo l’acciaio che conteneva al suo interno. L’incremento dei carichi dato dall’intensificarsi del traffico veicolare, dei mezzi pesanti, dei trasporti eccezionali, con il tempo ha lacerato le fibre muscolari di queste grandi braccia. Fibre muscolari tese come corde di violino, che il professore Carmelo Gentile del Politecnico di Milano, da buon maestro di musica ascoltava mediante una particolare tecnica di indagine non distruttiva, per verificare se ci fossero eventuali danni nascosti nella profondità del calcestruzzo.

I sensori nel Ponte Morandi

Grazie al posizionamento di sensori in vari punti del ponte infatti era possibile ascoltare come vibravano gli stralli e stabilire se le strutture fossero sicure o no. I metodi vibrazionali per la stima dello stato tensionale sono di uso comune e molto diffusi nelle applicazioni pratiche. La loro diffusione è probabilmente basata sul fatto che richiedono esclusivamente un’analisi nel dominio delle frequenze della risposta ottenuta sollecitando lo strallo con una forza impulsiva. Ogni strallo vibra come una corda di violino, le corde in tensione maggiormente caricate emettono frequenze più alte rispetto a quelle meno caricate. Le corde più grosse emettono vibrazioni differenti da quelle sottili. Così come le corde lesionate o lacerate dal tempo e da fattori ambientali emettono vibrazioni non omogenee. La purezza delle vibrazioni e l’omogeneità della frequenza rivelano l’integrità dei cavi in acciaio. Per il Ponte Morandi, la maggior parte degli stralli emettevano un suono che lasciava intendere l’integrità delle stesse, mentre per i due stralli a sud della Pila 9, le frequenze facevano ipotizzare che le corde fossero danneggiate. Gli attuali giganti che sostengono migliaia di metri di nastro stradale sono oggi costruiti come la dea buddhista cinese Guan Yin, che tra l’altro letteralmente significa ‘colei che rivolge lo sguardo al suono’ con le sue molteplici braccia in acciaio sostengono gli impalcati da ponte, così che il cedimento di uno strallo abbia minor impatto sulla struttura del ponte. Potrà essere un’applicazione diffusa da utilizzare dalla nuova task force che vuole istituire il Ministro Tonelli per il monitoraggio dei nostri ponti italiani?

 

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