Ponti e manutenzione: gli ingegneri civili americani danno i voti alle infrastrutture | Ingegneri.info

Ponti e manutenzione: gli ingegneri civili americani danno i voti alle infrastrutture

Negli Usa dal 1988 il report dell'Associazione di ingegneri civili (Asce) dà i voti in modo indipendente alle condizioni di tutte le infrastrutture per ognuno degli Stati. Rendendoli comprensibili e accessibili a tutti

Un'immagine dal report dell'Asce
Un'immagine dal report dell'Asce
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La tragedia del crollo del Viadotto Polcevera, il ‘ponte Morandi‘, ha inevitabilmente innescato la consueta serie di polemiche, accompagnate e sostenute spesso da una notevole imperizia tecnica nei giudizi, considerazioni approssimative, strumentalizzazioni. Anche purtroppo da parte di tecnici della categoria.

Su Ingegneri.info due anni fa avevamo pubblicato un’intervista all’ing Brenchich, in questi giorni ripresa da gran parte della stampa nazionale, in cui – voce che grida nel deserto – il professore sottolineava come l’esistenza di molte problematicità fosse cosa nota. Parallelamente, stiamo volutamente evitando di esprimere o riportare opinioni ‘a pioggia’ su questioni come manutenzione o monitoraggio se non è possibile controverificare ciascuna delle stesse affermazioni che si stanno susseguendo nell’opinione pubblica.

Tuttavia, parlando di monitoraggio e di analisi dello stato delle infrastrutture, ci sembra interessante in questo momento guardare a esempi riusciti che possano essere di spunto positivo – per la categoria e per le istituzioni. In particolare lascia colpiti l’Infrastructure Report Card, un report elaborato dall’Asce, l’Associazione americana degli ingegneri civili (American Society of Civil Engineers), che attraverso un’analisi capillare documenta lo stato delle infrastrutture negli Stati Uniti e soprattutto lo rende pubblico in modo trasparente e comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

Disponibile all’indirizzo web dedicato, il report è stato prodotto nel 1988 e nel 1998 e dal 2001 viene emesso a cadenza quadriennale. Lo elaborano i 28 ingegneri civili della commissione infrastrutture dell’Asce, impegnati in un laborioso impegno di raccolta dati e consultazioni con esperti tecnici delle varie materie.

Il principio che lo governa è l’attribuzione di un punteggio – secondo la metrica statunitense per lettere – che deve sintetizzare lo stato delle infrastrutture secondo i seguenti parametri:

– capacità

– condizioni

– finanziamenti

– capacità dell’opera di venire in contro ai bisogni futuri (future need)

– operatività e manutenzione

– sicurezza

– resilienza

– innovazione

Per dare un’idea della mole dei dati, bisogna pensare che le valutazioni vengono effettuate per tutti i 50 Stati dell’Unione per 16 categorie infrastrutturali: aviazione, ponti, dighe, infrastrutture idriche per l’acqua potabile, energia, rifiuti pericolosi, vie di navigazione interna, argini, porti, parchi pubblici, infrastrutture ferroviarie, strade, scuole, rifiuti solidi, sistemi di trasporto, acque reflue e scarichi. È quantomeno indicativo osservare l’ampiezza della definizione di infrastrutture considerata dal report.

Le 16 categorie infrastrutturali

Le 16 categorie infrastrutturali

Il punteggio è assegnato su una scala da A a E. Le definizioni di ogni punteggio sono altrettanto interessanti:

A: infrastruttura eccezionale, pronta per il futuro; pochi segni di deterioramento che richiedono attenzione; standard moderni e impostazione resiliente in grado di resistere ai più severi disastri o eventi naturali;

B: infrastruttura buona e adeguata per il momento; alcuni elementi di deterioramento generale richiedono attenzione e pochi altri mostrano deficienze significative; rischio minimo.

C: infrastruttura mediocre, richiede attenzione; le condizioni sono generalmente discrete ma alcuni elementi mostrano significative deficienze nelle condizioni e nella funzionalità, con vulnerabilità e rischio in potenziale aumento.

D: infrastruttura a rischio, in condizioni misere e largamente al di sotto degli standard, con molti elementi che sembrano giunti alla fine del loro ciclo vita; una grossa fetta del sistema mostra deterioramento, e il rischio è alto.

E: infrastruttura critica, inadatta allo scopo; è in condizioni inaccettabili con diffusi segni di deterioramento, e molti elementi che danno segni di imminente fallimento.

Oltre ai punteggi, il report offre dati numerici particolarmente utili per ciascuna tipologia di opera. Ad esempio, guardando ai ponti, si scopre che negli Stati Uniti ci sono 614.387 ponti di cui almeno 4 su 10 hanno più di 50 anni, e di cui il 9,1% nel 2016 ha mostrato segni di deficienza strutturale (su questi ponti in stato critico si calcola che ci siano 188 milioni di viaggi ogni giorno).

Questo dato viene anche diviso per ciascuno degli Stati, offrendo un insight locale davvero notevole.

La valutazione delle infrastrutture per ogni Stato. Nell'immagine, quella del Texas.

La valutazione delle infrastrutture per ogni Stato. Nell’immagine, quella del Texas.

Stati virtuosi e stati che devono migliorare

Stati virtuosi e stati che devono migliorare

Il report consente un confronto sulla serie storica di grande interesse: si scopre ad esempio che questo 9,1% di ponti in stato critico è aumentato del 12,3% rispetto a dieci anni fa.

Insieme all’analisi dello stato de facto, il report offre per ciascuna categoria raccomandazioni e suggerimenti per migliorare lo stato delle cose e per una pianificazione di larga scala.

Assegnati tutti i punteggi, il report è in grado di tracciare un giudizio complessivo. Che non ha problemi a essere duramente critico: nel 2017 le infrastrutture americane hanno preso un brutto D+ come voto, poco più che insufficiente. Quanto prenderebbe l’Italia?

Accedi al report qui.

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