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Recupero e riuso turistico con la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese

Nella sitibonda Puglia accanto all'acqua che proviene da Caposele scorrono le antiche strade di servizio all'infrastruttura dell'Aqp, rimesse in sesto e destinate al turismo su due ruote

Un tratto della ciclovia dell'Acquedotto pugliese in Valle d'Itria
Un tratto della ciclovia dell'Acquedotto pugliese in Valle d'Itria
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Un sentiero bianco tra il verde di Puglia, dove anche le ringhiere raccontano il flusso virtuoso attivato dall’acqua, quella buona, che arriva in Puglia da Caposele grazie all’Acquedotto pugliese. In Valle d’Itria oggi ci sono quindici chilometri di ciclovia liberamente percorribili, a servizio di turisti e cicloamatori: è un lavoro di riuso e di messa in sicurezza di queste strade, che punta alla valorizzazione del territorio e al recupero di un rapporto più immediato con la natura circostante, dove la bicicletta diventa strumento di mediazione con lo spazio a bassissimo impatto. L’intervento di riqualificazione attuato dalla Regione Puglia e da Aqp tocca tre province, Bari, Taranto e Brindisi e i comuni di Locorotondo con le sue 164 contrade, Martina Franca e Cisternino. Ma ci sono ancora centinaia di chilometri da rimettere in sesto e intere porzioni di strade da liberare dai ‘vincoli’ della proprietà privata.

Ciclovia dell’Aquedotto Pugliese, necessità di un vero recupero

La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è parte integrante della Ciclovia dell’Acqua. Con la legge di Stabilità del 2016 il Mit ha inserito i 450 chilometri di infrastruttura ciclabile da Caposele a Santa Maria di Leuca tra le prime quattro ciclovie di interesse strategico nazionale. Il percorso utilizza strade secondarie pubbliche e le piste di servizio AQP, soprattutto quelle sul Canale Principale, dorsale storica a pelo libero, dove l’acqua al suo interno scorre come un fiume per approvvigionare la Puglia. Il tracciato della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese segue quindi due condotte: il Canale Principale, che va da Caposele in provincia di Avellino, dove sgorga l’acqua a Villa Castelli in provincia di Brindisi e il Grande Sifone Leccese realizzato durante gli anni ’30 del ‘900, che termina a Santa Maria di Leuca e che rifornisce il Salento d’acqua. La Ciclovia dell’Acqua attraverserà una volta realizzata, o meglio rimessa in uso, tre regioni, Campania, Basilicata e Puglia e dall’Alta Irpina al Vulture Melfese si potrà arrivare sull’Alta Murgia, nella Valle d’Itria e raggiungere il Salento.

Per la ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, dal costo stimato di 106,51 milioni, le risorse ministeriali assegnate per il progetto di fattibilità ammontano a 814 mila euro, nel quale grande attenzione deve essere riservata alla messa in sicurezza dei percorsi, all’accessibilità, all’intermodalità, della percorribilità da parte di ciclisti inesperti, utenti deboli e nuclei familiari.

Pedalare a pelo d’acqua in Valle d’Itria

Alcuni tratti delle piste di servizio dell’Aquedotto Pugliese, che generalmente vengono utilizzate per esigenze di servizio, sono già stati trasformati in piste ciclabili grazie a fondi della Regione Puglia e sono percorribili, per un totale di quindici chilometri: sono state rimessa a nuovo le balaustre di protezione di alcuni ponti, rifatti i muretti a secco ed è stata prevista una pavimentazione di pietrisco pressato per i percorsi, larghi dai due ai cinque metri.
Per altri tratti del percorso ciclabile dell’Acquedotto Pugliese, che al momento non sono in condizioni di poter essere aperti liberamente al pubblico per motivi di sicurezza, sono state avviate le attività di progettazione per poter fruire dell’intera struttura nel modo più sicuro possibile. Ciò non di meno, in via eccezionale e straordinaria, per alcuni eventi di ciclo esplorazione, è stato consentito, con le opportune assunzioni di manleva da parte degli organizzatori, il transito per un periodo limitato e compatibilmente con le esigenze di servizio. Ai dieci chilometri di pista già liberamente percorribili, con i lavori conclusi prima dell’inizio dell’estate 2018, se ne aggiungono altri cinque, che collegano la contrada di Figazzano a Ceglie Messapica.

La ciclovia rappresenta un potente strumento di promozione del territorio – spiega Giovanni Giannini, Assessore ai Trasporti, Reti e Infrastrutture per la mobilità, Mobilità sostenibile, Lavori Pubblici, Risorse idriche e tutela delle acque – ed allo stesso tempo un volano di sviluppo economico, che arricchisce l’offerta turistica regionale. L’idea è quella di proporre un nuovo modo di fare turismo sostenibile e amico dell’ambiente con l’obiettivo di valorizzare il nostro patrimonio infrastrutturale, la nostra storia, anche recente. La conquista dell’acqua pubblica attraverso la realizzazione dell’Acquedotto Pugliese ha rappresentato un evento epocale, una conquista sociale. A distanza di oltre cento anni da quel momento, consentire al il simbolo di quella epopea, il Canale Principale, di essere vissuto è, anche, il giusto tributo ai nostri padri che resero possibile tutto questo”.

 

 

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