Rilevati stradali e terrapieni sicuri: l’EPS va bene? | Ingegneri.info

Rilevati stradali e terrapieni sicuri: l’EPS va bene?

Uno studio commissionato da Aipe all’Università di Parma descrive i vantaggi dell’uso dell’EPS nella realizzazione di rilevati stradali o terrapieni in maniera sicura

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Aipe, l’Associazione Italiana Polistirene Espanso, ha commissionato al Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura dell’Università degli Studi di Parma, uno studio per verificare l’idoneità dell’Eps a realizzare rilevati stradali o terrapieni in maniera sicura e agevole, soprattutto se ci si trova nella necessità di realizzare le opere in tempi brevi e in condizioni non ottimali.

Punto di partenza è che le varie calamità che colpiscono il nostro territorio, ad elevato rischio idrogeologico, non hanno un’influenza enorme su edifici e tragicamente sulle persone, ma anche sulle strade. Non è un elemento secondario: basti pensare quanto è determinante che un’infrastruttura stradale sia agevole nel momento in cui occorre celermente prestar soccorso e gestire l’emergenza.
Da qui la scelta di Aipe di proporre il polistirene espanso sinterizzato (EPS/AIRPOP) in questo impiego e quindi di commissionare questo studio.

I risultati dello studio
Il polistirene espanso sinterizzato coniuga caratteristiche tecniche adeguate con pesi leggeri e costi adeguati. Infatti ha una densità di 20 kg/m3, decisamente inferiore a quelle degli inerti leggeri utilizzati per questo scopo e soprattutto a quelle dei materiali di riporto tradizionali (2000 kg/m3). Questa caratteristica annulla gli assestamenti, tipici delle opere realizzate con materiali più tradizionali e permette di contenere il fenomeno del Creep, ovvero di modificazione della prestazione a seguito di sollecitazione dovuti a carichi di lunga durata.

La leggerezza dell’EPS semplifica notevolmente sia le operazioni di trasporto che di movimentazione in cantiere: un blocco di EPS di dimensioni normali (0,5x1x3 m) pesa circa 30 chili, con riduzione dei tempi di trasporto, del numero di mezzi impiegati e dei costi di posa. Le caratteristiche meccaniche e di resistenza al calore dell’EPS sono compatibili con questo impiego.
L’EPS non è intaccato dai materiali da costruzione correnti e non assorbe acqua. Per renderlo resistente anche a eventuali sversamenti accidentali di solventi, i blocchi destinati alla costruzione di rilevati stradali vengono rivestiti da un film polimerico isolante e resistente alle sostanze che potrebbero intaccare l’EPS.

Il polistirene espanso non è deperibile e resiste agli agenti microbiologi, per questo non rappresenta un pericolo per l’igiene ambientale e le falde acquifere. Al contrario nel caso si renda necessario il rifacimento della strada, il colore bianco e la leggerezza dei blocchi, ne agevolano la rimozione dal cantiere e il conseguente smaltimento o riciclo.
Per quanto riguarda il comportamento al fuoco l’EPS inizia la sua decomposizione a circa 230-260°C, ma la sua accensione si verifica solo a 450- 500°C.
La propagazione della fiamma cessa al venir meno della causa di innesco con EPS addizionato di opportuni additivi che lo rendono autoestinguente. L’esperienza d’uso (l’EPS in Europa è utilizzato per riempimenti stradali fin dagli anni Settanta) mostra come esso possa garantire le sue prestazione per periodi di tempo molto lunghi. Tra gli esempi italiani, ricordiamo il ripristino della viabilità in aree soggette a movimenti franosi in
val di Taro (Pr) e il raddoppiamento del Grande Raccordo Anulare di Roma.

Due aspetti non secondari da considerare sono legati alla sostenibilità ambientale. Certamente trasportare tonnellate di terra è differente dal trasportare chili di EPS ed inoltre i blocchi di polistirene possono essere realizzati con materiale riciclato.
Sarebbe molto interessante se le opere viarie fossero affiancate dallo studio del ciclo di vita LCA,
in modo da permettere al progettista una visione completa dell’intera opera.

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