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Infrastrutture, edilizia e ambiente nel “decreto fare”

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Sabato 15 giugno, dopo una riunione durata più di cinque ore, il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto “decreto fare”, un corposo pacchetto di oltre 80 norme finalizzato a rilanciare l’economia del Paese. Questo provvedimento – unitamente al disegno di legge in materia di semplificazioni che verrà discusso questa settimana in Consiglio dei ministri – ha come base le 6 Raccomandazioni rivolte all’Italia dalla Commissione europea il 29 maggio 2013 nel quadro della procedura di coordinamento delle riforme economiche per la competitività.

In materia di infrastrutture, il decreto contiene misure per un totale di oltre 3 miliardi di euro e con una ricaduta prevista a livello occupazionale di circa 30mila nuovi posti di lavoro (20mila diretti, 10 mila indiretti). In particolare si prevede lo sblocco dei cantieri attraverso un fondo di 2.030 milioni di euro per il quadriennio 2013-2017 per consentire la continuità dei cantieri in corso o per l’avvio di nuovi lavori;

Tra gli interventi finanziabili, il miglioramento rete ferroviaria; il collegamento ferroviario tra la Regione Piemonte e la Valle d’Aosta; gli assi autostradali della Pedemontana Veneta e Tangenziale Esterna Est di Milano; l’asse di collegamento tra la strada statale 640 e l’autostrada A19 Agrigento – Caltanissetta.

Sono inoltre previsti sia l’investimento straordinario di edilizia scolastica, finanziato dall’Inail fino a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014-2016, sia il programma “6.000 campanili”: 100 milioni di euro per 200 interventi nei comuni sotto i 5.000 abitanti coinvolgendo il tessuto delle piccole e medie imprese;

Per incentivare la realizzazione di infrastrutture di importo superiore ai 200 milioni di euro con contratti di partenariato pubblico-privato che non prevedono contributi pubblici a fondo perduto, è riconosciuto al titolare del contratto un credito di imposta a valere sull’Ires e Irap e l’esenzione dal pagamento del canone di concessione nella misura necessaria al raggiungimento dell’equilibrio del piano economico-finanziario.

È inoltre previsto un programma di interventi di sicurezza stradale per 300 milioni di euro per la riqualificazione di ponti, viadotti e gallerie della rete stradale. Per rilanciare i porti e la nautica, il decreto prevede l’abolizione della tassa sulle piccole imbarcazioni; la semplificazione e la facilitazione delle procedure per i dragaggi, la rimodulazione delle tasse portuali e l’implementazione dell’autonomia finanziaria dei porti per la manutenzione e la sicurezza.

Sul fronte dell’edilizia, il “decreto fare” prevedere una serie di semplificazione e incentivazione del recupero e delle ristrutturazioni degli edifici nelle città, oltre a una serie di semplificazioni. Nello specifico, per eliminare le lungaggini burocratiche, l’interessato che abbia bisogno della segnalazione di inizio attività può richiedere allo Sportello Unico di provvedere all’acquisizione di tutti gli atti di assenso necessari all’intervento edilizio; il certificato di agibilità può essere richiesto anche per singoli edifici, singole porzioni della costruzione o singole unità immobiliari purché funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria.

Altre semplificazioni riguardano il Durc che, per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, il Documento Unico di Regolarità contributiva si potrà acquisire in via informatica e avrà validità di 180 giorni.

Sul fronte ambientale, decreto include nuove disposizioni di semplificazione in materia di gestione delle acque di falda sotterranee estratte per fini di bonifica o messa in sicurezza dei siti contaminati (Art. 243 del D.lgs. 152/2006), riducendo gli oneri a carico degli operatori interessati e accelerando le procedure amministrative relative agli interventi.

Il provvedimento contiene anche novità in tema materia di terre e rocce da scavo al fine di semplificarne l’utilizzo, chiarendo i casi in cui è necessario il ricorso alle procedure di cui al dm n. 161/2012, contenente, tra l’altro, i criteri qualitativi che terre e rocce da scavo devono soddisfare per essere considerate sottoprodotti e non rifiuti.

Viene inoltre semplificata la disciplina dei materiali di riporto di cui al dl 2/2012, convertito con modificazioni dalla legge 28/2012 (Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale). Le nuove disposizioni chiariscono la definizione delle matrici materiali di riporto, specificandone la composizione, e prevede inoltre che le stesse siano soggette a test di cessione affinché possano essere considerate come sottoprodotti o rimosse dal luogo di scavo.

Il decreto predispone, infine, uno strumento per l’accelerazione delle procedure di competenza degli Enti locali per la realizzazione e l’avvio della gestione degli impianti di gestione dei rifiuti nella Regione Campania, già previsti dalla normativa e dalla pianificazione vigente ma non ancora realizzati. Tale accelerazione è dettata anche dall’esigenza di evitare una possibile condanna dell’Italia nella procedura di infrazione 2007/2195, che si preventiva nell’ordine di 8 milioni di euro giornalieri, oltre alla perdita di un ingente finanziamento comunitario stanziato per la problematica dei rifiuti nella Regione Campania. A tali fini, è stato previsto il ricorso alla nomina di commissari nominati dal ministro dell’Ambiente che effettuino gli interventi necessari in caso di inadempienza degli enti competenti in via ordinaria, al pari di quanto già previsto nella legge di stabilità 2013 con riguardo al Commissario per le emergenze rifiuti urbani in Provincia di Roma.

 

 

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