Ingegneri italiani: studio individuale, forma associata o societaria? | Ingegneri.info

Ingegneri italiani: studio individuale, forma associata o societaria?

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Nell’esercizio della professione, gli ingegneri italiani optano studio individuale, forma associata o quella societaria? È questo soltanto uno degli aspetti trattati nella ricerca del Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni) dal titolo “Analisi del sistema ordinistico nella prospettiva internazionale: ipotesi di lavoro e confronti”.

La ricerca sulla professione dimostra come gli ingegneri italiani siano impegnati in un processo di radicale rinnovamento delle proprie modalità organizzative e di approccio al mercato. Anche se la modalità organizzativa prevalente resta lo studio individuale (58%), circa il 13% degli ingegneri svolge la propria attività professionale in forma associata (studio associato, 6,9%) o societaria (società di ingegneria 4,6%; Stp 1,3%).

L’ambito territoriale di riferimento, per ciò che concerne la composizione del fatturato, resta quello provinciale (56,6%) e regionale (22,2%). Oltre il 10% del fatturato deriva però da ambiti di mercato nazionali ed esteri; tale quota supera il 27% per le società di ingegneria.

Secondo la ricerca del Centro Studi Cni sugli ingegneri italiani, se il principale competitor in ambito nazionale resta il libero professionista indipendente (83,1%) o associato (50%), considerevole è la quota di ingegneri che deve confrontarsi principalmente con piccole (46,2%), medie (25,6%) e grandi (17%) società di servizi.

Strategie di network sono adottate dalla maggioranza degli studi professionali, sia pure a livello informale. L’87,4% degli studi individuali e l’89% degli studi condivisi opera “in rete” non strutturata con altri professionisti e imprese; tra le società di ingegneria diventa più frequente l’implementazione di reti strutturate di collaborazione (17,7%) e il ricorso a società di servizi comuni (14,8%). L’importanza dell’organizzazione di una “rete di professionisti” per lo sviluppo della propria attività è percepito chiaramente dall’85,9% degli ingegneri, con punte del 94% tra quelli più giovani (meno di 30 anni).

Ad essere preferiti per la strutturazione di reti professionali sono soprattutto i colleghi ingegneri (83,4%), gli altri professionisti tecnici (61,5%) e gli architetti (56%); significativa è anche la propensione a collaborare con professionisti dell’area giuridica (29%), economica (16,4%) e dell’Ict (9%).

In un contesto in cui la propensione associativa è largamente maggioritaria, discordanti sono i giudizi sulle Stp. Il 51,4% degli ingegneri le considera utili per lo sviluppo della propria attività – con punte del 67% tra gli ingegneri con meno di 30 anni -, mentre le valutazioni negative si attestano al 48,6%.

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Fortissimo è l’interesse degli ingegneri italiani per la partecipazione alle iniziative connesse all’utilizzo dei fondi europei (71,2%), eppure solo una minoranza di essi ha avuto modo di esservi coinvolto (28,8%). Le percentuali di coinvolgimento più elevate si registrano in Valle d’Aosta (47,2%), Basilicata (43,6%) e Calabria (40,2%); quote superiori al 35% si registrano anche in Puglia, Campania e Friuli Venezia Giulia. A frenare la partecipazione dei professionisti alle iniziative connesse all’utilizzo dei fondi europei è soprattutto un deficit informativo (54,7%) che chiama direttamente in causa l’incapacità delle Regioni di coinvolgere il sistema ordinistico nelle attività di programmazione, progettazione e attuazione degli interventi. Solo il 10% degli Ordini provinciali è stato o è coinvolto nei processi di programmazione dei fondi europei nell’ambito dell’ultima tornata di finanziamenti per il periodo 2014-2020.

L’innovazione dei processi di organizzazione e di approccio al mercato avviata dagli ingegneri chiama in causa direttamente anche il sistema ordinistico. La maggioranza degli iscritti chiede agli Ordini di organizzarsi per fornire servizi di supporto allo sviluppo dell’attività professionale, all’accesso ai fondi europei, all’inserimento nel mercato del lavoro. Ad essere percepiti come utili sono soprattutto servizi informativi sulle opportunità di business (34,2%), servizi per l’organizzazione e gestione degli studi (28,5%), per l’avvio di collaborazioni e partenariati con altri soggetti professionali (28,3%).

Questo processo coinvolge anche il ruolo del Consiglio nazionale degli ingegneri, cui gli Ordini provinciali chiedono supporto per l’implementazione dei nuovi servizi. Ad essere percepita come utile, da parte dei presidenti degli Ordini territoriali, è soprattutto la messa a disposizione di servizi di rete, piattaforme informatiche, convenzioni quadro; importante resta l’assunzione da parte del Consiglio nazionale di un ruolo di rappresentanza a tutti i livelli per interagire con le istituzioni e le amministrazioni nelle attività di definizione delle politiche e degli standard, di programmazione e attuazione degli interventi.

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