Aziende Ict in Italia: l'Osservatorio delle competenze digitali 2014 | Ingegneri.info

Aziende Ict in Italia: l’Osservatorio delle competenze digitali 2014

wpid-23921_ICT.jpg
image_pdf

In un contesto di crisi economica conclamata, le 122.608 imprese dell’information & communication technology faticano ma resistono, soprattutto nelle dimensioni che riguardano il capitale umano. I dati parlano di 539.483 addetti tra regolari e atipici, con un saldo 2013 fra assunzioni e uscite appena negativo sostanzialmente stabile e con retribuzioni che finalmente recuperano potere d’acquisto: impiegati +2,7%, quadri +3,1%, unica eccezione i dirigenti con flessione del -0,2%.

Questi i dati di partenza che emergono dall’Osservatorio delle competenze digitali 2014, realizzato da Agid insieme ad Assinform, Assintel e Assinter, unite in una nuova ”alleanza dell’Ict”, nata per dare un supporto coeso alla strategia digitale del Paese, che è stato presentato nei giorni scorsi a Milano.

Luci e ombre si confermano nei processi interni alle aziende Ict: nel recruitment si lamentano gap di competenze digitali specifiche, sia rispetto al percorso di studio dei neo assunti, secondo il 48,1% dei rispondenti, sia nella disponibilità di specifiche competenze per manager e professional; nella fase di valorizzazione spesso mancano processi strutturati di valutazione e carriera, soprattutto nelle piccole imprese, e la formazione subisce da anni tagli di budget consistenti.

I segnali positivi sul fronte retributivo, uniti a un’inflazione stabilmente bassa (+1,2%), fanno recuperare potere d’acquisto ai lavoratori delle aziende Ict, in particolare agli impiegati (+2,7%, 27.333 euro) e ai quadri (+3,1%, 52.468 euro), mentre la categoria dirigenti è in flessione dello 0,2% (98.803 euro). I tre maggiori incrementi si sono visti nei responsabili commerciali (quadri, +9,3%), nei key account manager (impiegati, +8,3%) e nei tecnici Erp (+7,8%).

È in lieve crescita l’utilizzo della retribuzione variabile: viene erogata al 66,4% dei dirigenti – incidendo per il 16,3% della retribuzione fissa -, al 52,6% dei quadri (10,6%), al 23% degli impiegati (23%). Andando più nel dettaglio dei risultati qualitativi della ricerca, emerge che essa è nella metà dei casi legata al raggiungimento di obiettivi, mentre per un terzo dei casi è discrezionale. A fianco di ciò, le aziende prevedono pacchetti benefit oltre a quanto previsto da contratto, in particolare per manager (70,8%) e professional (61,3%), legati soprattutto al fattore “mobilità” (portatili, smartphone, tablet, auto aziendale).

Un’impresa Ict su due non ha un sistema formale di valutazione delle prestazioni dei propri dipendenti: ciò è tanto più vero quanto più piccola è la sua dimensione, e il dato è preoccupante, visto che il 95% delle aziende Ict ha meno di 9 addetti. La valutazione è centrata sulle competenze trasversali e gestionali per i manager (57,5%) e su quelle specialistiche per i professional (56,5%) e i neo assunti (81,1%).

La formazione è in continuo calo per problemi di budget, oltre la metà dei casi, oltre che per la difficoltà a trovare corsi in linea con le esigenze aziendali in un un terzo dei casi. È utilizzata come leva per trattenere prevalente i neo assunti nel 25,5% dei casi. L’altra principale leva per trattenere in azienda è l’ambiente di lavoro, prima in assoluto per tutte le seniority.

Il recruiting dei manager avviene utilizzando il proprio network professionale/personale (43,4%), executive search (34%) e linkedin (29,2%). Per i professional sale l’uso di Linkedin (45,3%) accanto al network professionale (49,1%) e al sito aziendale (43,4%). Diversa la situazione di ricerca per i neo: al primo posto il contatto con scuole e università (53,8%) a cui segue il sito aziendale (51,9%) e le auto candidature (35,8%).

Lo scollamento fra le esigenze aziendali e le competenze sviluppate nel percorso di studi è la prima difficoltà di reclutamento di nuovi assunti per la metà delle aziende Ict. La mancanza sul mercato di professionalità specifiche è al primo posto per manager (55,7%) e professional (64,2%). Ecco i tre ruoli strategici più richiesti: account manager (55,7%), project manager (50%), Ict consultant (34%).Ed ecco i tre più difficili da reperire: account manager (35,8%), software developer (22,6%), business analyst (21,7%). Difficili da trovare sul mercato anche i mobile application developer per gli hardware vendor (60%) e gli Ict security manager per le aziende di digital solutions (44,4%).

A fine 2013 i tempi erano maturi per un bilancio della Riforma Fornero: ininfluente, ecco come è stata valutata dal 58,5% delle aziende campione; o negativa, in quanto ha portato a un aumento dei costi nella gestione della flessibilità in entrata (22,6% aziende, con punte del 50% per le grandi aziende). È inoltre grandemente fallito l’obiettivo di stabilizzare le forme contrattuali flessibili (solo il 10,4% è stato trasformato in contratti a tempo indeterminato).

Copyright © - Riproduzione riservata
Aziende Ict in Italia: l’Osservatorio delle competenze digitali 2014 Ingegneri.info